Sinassi di San Giovanni Battista – L’Amico dello Sposo mistico
Vangelo secondo Giovanni 1, 29-34
Il secondo giorno dopo il Battesimo del Signore – la Teofania – celebriamo la solennità di San Giovanni Battista, il più grande dei profeti, di cui il Signore stesso disse: “In verità vi dico: Non è sorto tra i nati di donna uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11,11). Questa testimonianza del Salvatore ci mostra il posto d’onore di Giovanni tra i santi e il suo ruolo unico nel piano di salvezza dell’umanità.
San Giovanni è stato scelto da Cristo per essere il suo Precursore, colui che prepara la via del Signore. La sua vita e il suo ministero ci offrono una profonda lezione di umiltà, pentimento, coraggio e impegno nella fede e nella confessione.
Giovanni è colui che scopre il mistero del sacrificio, un sacrificio accolto da Dio come incenso dal profumo soave, perché è stato precursore fino in fondo, assaggiando il martirio e la morte davanti al Cristo Salvatore. È lui che predica la parola di verità anche all’inferno, quell’inferno che sarà schiacciato da un’altra morte, quella di Cristo che sarà anche la nostra resurrezione e la vita eterna.
Il più grande dei profeti
Tutta la vita del Precursore è legata misticamente alla vita del Salvatore Cristo. Figlio del giusto Zaccaria e di Elisabetta, concepito in età avanzata per profezia e miracolo divino, è colui che “fu colmato di Spirito Santo” (Lc 1,15) fin dal seno di sua madre.
L’arcangelo Gabriele dice a Zaccaria che Giovanni sarà “grande agli occhi del Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, ma fin dal seno di sua madre sarà pieno di Spirito Santo. E molti dei figli d’Israele saranno da lui ricondotti al Signore, loro Dio” (Lc 1,15-16). È lui che porta al suo popolo la speranza incrollabile della salvezza, perché “dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12).
San Giovanni Battista è l’immagine del vecchio mondo, l’ultimo dei profeti (“tutti i profeti e la Legge profetizzarono fino a Giovanni ” – Mt 11,13), che chiama il popolo d’Israele a un profondo cambiamento, un cambiamento interiore, un cambiamento del cuore che è chiamato ad accogliere il Dio uomo – Gesù Cristo.
Canto di Zaccaria
“E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati” (Lc 1, 76-77). Zaccaria, padre di San Giovanni Battista, attraverso lo Spirito Santo, profetizza la misteriosa missione del proprio figlio Giovanni, che viene al mondo con un mistico miracolo. Il neonato lodato sarà il profeta di Cristo – il Precursore del Signore, che lo precederà, preparando l’opera di colui che viene a salvare il mondo.
Il Cantico di Zaccaria, noto (soprattutto in Occidente) come Benedictus, è una preghiera di lode rivolta a Dio, che mostra una profonda gratitudine per l’adempimento delle promesse di Dio. La troviamo nel primo capitolo di Luca (versetti 68-79) ed è pronunciata dal sacerdote Zaccaria (che assaggerà, come il figlio, il calice del martirio), subito dopo aver riacquistato il dono della parola, come segno del compimento della profezia dell’arcangelo Gabriele che gli aveva annunciato un mistero oltre la comprensione umana.
“Benedetto sia il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo” (Lc 1,68) – dice Zaccaria, travolto dalla potenza della grazia divina. La sua benedizione non è altro che il riconoscimento che Dio è la fonte della vita e di ogni bene nel mondo, ed è l’uomo che si riveste di grazia e gli rivolge una parola di lode e di ringraziamento.
Come nell’incontro di Cristo con Natanaele, è il Signore a rivelare che “d’ora in poi vedrete i cieli aprirsi e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,51), – la benedizione è un legame silenzioso e continuo tra cielo e terra. Dio invia la sua grazia all’uomo e l’uomo, in segno di gratitudine, eleva a Dio preghiere di lode e di ringraziamento. Il canto di Zaccaria diventa così un ponte di grazia tra Dio e il mondo che attende sempre il dono della salvezza.
Il canto ha una profonda struttura scritturale, ricca di riferimenti alle promesse di Dio al popolo d’Israele e al loro compimento attraverso la venuta di Cristo. Zaccaria sottolinea che Dio ha suscitato “la potenza della salvezza nella casa di Davide suo servo” (Lc 1,69), indicando il compimento di tutte le profezie messianiche. Egli loda Dio per essersi ricordato della sua alleanza e delle promesse fatte ai “nostri padri” (Lc 1,72) – un riferimento ad Abramo e all’intera storia della salvezza.
Un altro aspetto centrale dell’inno è il legame tra la benedizione di Dio e il ministero profetico di San Giovanni Battista. Nella seconda parte dell’inno, Zaccaria descrive Giovanni come “un profeta dell’Altissimo” (Lc 1,76), un precursore della via del Signore, che precederà Cristo per dare al popolo la conoscenza della salvezza attraverso il perdono dei peccati.
Questo canto non è solo una lode rivolta a Dio, ma anche una profezia, che rivela il piano di salvezza di Dio. Zaccaria parla del “Risveglio dall’alto” (Lc 1,78) che viene per “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1,79). È proprio qui che si prefigura l’opera salvifica di Cristo, che è la Luce del mondo, che porta la pace e guida i passi degli uomini sulla via della giustizia – ma prima che Cristo si riveli, si manifesta l’opera di predicazione del Precursore.
Il Precursore del Signore – un modello per tutti
La vita di San Giovanni Battista è un costante richiamo alla santità. Ci mostra come vivere veramente per Dio, mettendo la sua volontà al di sopra di tutto. Oggi, in occasione della sua solennità, siamo chiamati a imparare da lui:
- la vera conversione: confessare i nostri peccati e rivolgerci a Dio con cuore puro e sincero;
- la profonda umiltà: riconoscere che senza Dio non possiamo fare nulla;
- il coraggio della confessione– non avere paura di confessare la verità, anche se può portarci a dure prove.
Preghiamo San Giovanni Battista affinché ci rafforzi in questo cammino di santità, ci aiuti a preparare i nostri cuori alla venuta del Signore e ci illumini con l’esempio della sua vita.
In questo giorno di festa, più che mai siamo chiamati a crescere nell’umiltà che ha adornato la vita di San Giovanni: “Lui deve aumentare e io diminuire” (Gv 3,30). Cristo è Colui che deve aumentare nei nostri cuori, affinché noi diminuiamo il nostro egoismo, l’orgoglio e l’amor proprio. In questo modo anche noi possiamo diventare testimoni della verità ed eredi del Regno dei cieli.
Un angelo in carne e ossa
“ Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti ” (Mal 3,1) – questa è la profezia che parla di Giovanni, l’angelo del Signore, che preparerà la strada alla venuta di Cristo nel mondo.
L’iconografia raffigurava San Giovanni Battista con ali d’angelo, la sua vita ascetica modellata sulla perfetta vita monastica, chiamata dai Padri della Chiesa – l’immagine angelica. Il suo abbigliamento era semplice e rozzo, come quello dei primi monaci nel deserto dell’Egitto e della Palestina, con una dieta estremamente modesta e ascetica – locuste (quelle che hanno mostrato la giustizia di Dio nelle piaghe d’Egitto, essendo considerate pure nel Libro del Levitico) e miele selvatico (che richiama alla mente la verginità delle api e dei monaci portatori di Dio).
Era vestito con una veste di pelli di cammello, segno del pentimento a cui chiamava sia gli ebrei che i pagani. L’abito indossato da San Giovanni testimoniava la durezza della vita condotta da questo profeta, che era ben gradito al Signore. Era cinto da una cintura rigida – segno di preparazione a un lungo viaggio (molto più lungo di quello di una vita fugace), ma anche di soppressione della volontà, delle passioni e di perfetta obbedienza a Dio.
Colui che è il Precursore non fa altro che battezzare con l’acqua, un segno di purezza rituale, superficiale, esteriore, ma comunque accompagnato da una confessione dei peccati. Cristo è colui che battezzerà con lo Spirito Santo – che sappiamo essere disceso il giorno di Pentecoste sui Santi Apostoli sotto forma di lingue di fuoco -: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco” (Mt 3,11).
San Giovanni – la voce del pentimento
L’appello di Giovanni risuona ancora oggi: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino ” (Mt 3,2). La conversione è la pietra angolare del suo insegnamento e il suo messaggio non è solo per quelli del suo tempo, ma per ciascuno di noi. San Giovanni Crisostomo dice: “La conversione è la salvezza dell’anima. Apre il cielo, fa uscire i peccatori dall’inferno e li porta in paradiso” (Omelia II sulla conversione).
La conversione non è una semplice ammissione di colpe, ma un profondo cambiamento di vita. Comporta il passaggio dal peccato a Dio e la nostra trasformazione interiore. San Giovanni Battista ci esorta a fare “frutti degni della conversione” (Mt 3,8), cioè azioni che dimostrino la sincerità e la purezza del nostro cuore.
Tutta la vita di San Giovanni è stata alla luce di una cosa preziosissima: la conversione. Il Precursore del Signore inizia la sua predicazione con il tema della conversione, ci chiama al pentimento e questo invito viene ripreso dal Signore stesso: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). La conversione è l’eredità più preziosa che ci ha lasciato colui che era un angelo in carne e ossa, il più grande dei profeti.
Ma che cos’è la conversione? La conversione è, in primo luogo, il passaggio dal peccato alla virtù e alle opere buone, dall’ingiustizia all’osservanza dei comandamenti del Signore e all’opera di bene, che porta alla perfezione. La conversione richiede sempre molta preghiera. Preghiera e conversione vanno sempre insieme e sono inseparabili. La conversione comporta il più importante sforzo interiore verso Dio, innanzitutto rendendogli giustizia in ogni cosa, e solo così possiamo (ri)trovare la Via (giusta) e la Verità.
È quindi attraverso la conversione che si acquisisce la vera guarigione, che ci cambia dall’interno e ci rende profondamente umili. La conversione rivela un’autentica umiltà e ci libera dall’inferno della disperazione che il più delle volte deriva dall’orgoglio.
Il ruolo di Giovanni Battista era quello di preparare la via del Signore. Era la voce che gridava nel deserto, chiamando le persone ad aprire i loro cuori per la venuta di Cristo. San Teofane il Recluso ci dice: “La conversione è la via attraverso la quale Cristo entra nelle nostre anime. Senza conversione, i nostri cuori rimangono chiusi e oscuri”.
Più approfondiamo il mistero del pentimento, più sembra allontanarsi da noi. Più ci si avvicina al sole e alla luce – cioè a Cristo – più aumenta l’impotenza, la caduta, la decadenza. E alla fine, il mistero è che Dio vuole in qualche modo fare uno scambio, che non è molto equo. Anche il precursore dice al Signore al momento del Battesimo: “Ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. (Mt 3,14), e cosa gli risponde il Signore: “Lascia stare, perché è opportuno che noi adempiamo ogni giustizia” ( Mt 3,15).
La giustizia ingiusta si rivela a noi. Il senza peccato prende su di sé tutto il peccato, e il mistero è che Dio è sempre disposto a fare questo scambio ingiusto – prende da noi tutti i nostri pesi, anche la nostra morte, per donarci il compimento nella grazia e la vita eterna.
Il mistero dell’umiltà che vince
Oggi ci viene rivelato anche il mistero dell’umiltà fino alla morte, una morte che ci rivela la Via e la Vita: “Lui deve aumentare e io diminuire” (Gv 3,30). L’opera del Salvatore inizierà quando quella del suo Precursore sarà completata: oggi è il mistico passaggio, il ponte che unisce le due missioni, una che finisce, l’altra che inizia.
Un altro aspetto essenziale della vita di San Giovanni è la sua umiltà. Egli disse: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo” (Gv. 1, 26-27). Queste parole mostrano che, pur avendo una missione così grande, Giovanni non cercava la gloria vana, ma viveva in profonda umiltà, sapendo che tutto viene da Dio.
Sant’Isacco il Siro ci insegna che “l‘umiltà è la veste di Dio”, e San Giovanni ha indossato questa veste per tutta la vita, vivendo semplicemente nel deserto, nutrendosi di miele selvatico e locuste, vestito di pelli di cammello. In questo modo, ci mostra che la vera gloria non viene dai beni di questo mondo, ma dalla vicinanza a Dio.
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San Giovanni rimane il sigillo che unisce i profeti e gli apostoli. Lui, il grande eremita e il grande profeta, nonché il primo confessore del mondo cristiano, muore per la santificazione della vita familiare e per la testimonianza della Verità.
Colui che è venuto “nello spirito e nella forza di Elia” (Lc 1,17) – quel profeta che ha cambiato i cuori, che ha scosso le coscienze, in un momento in cui il mondo era già al bivio di una grande crisi spirituale – chiama anche noi al pentimento e al cambiamento interiore. Egli è “Elia (che) venne e non lo conobbero, ma gli fecero quello che vollero” (Mt 17,12), affinché il mondo capisse che“anche il Figlio dell’uomo soffrirà da loro” (Mt 17,12).
Giovanni confessò ai suoi discepoli: “Io non sono il Cristo, ma sono stato mandato prima di lui” (Gv 3,28). Fu lui a sperimentare la gioia del mistico Sposo: “Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta.” (Gv 3,29).
Cerchiamo anche noi la gioia di stare con lo Sposo Cristo, che viene per donarci la vita!
† Atanasie di Bogdania



