26ª domenica dopo Pentecoste | La parabola del ricco stolto

Il mistico arricchimento in Dio

Vangelo secondo Luca 12, 16-21

L’eterna attesa della venuta di Cristo Salvatore nel mondo orienta il nostro cammino verso le domeniche che ci insegnano a crescere sempre più nella misericordia e nell’amore, guadagnando le vere ricchezze, che sono in Dio.

Insieme alle parabole del buon samaritano e del figliol prodigo, solo Luca, l’evangelista e medico amato, ci presenta la parabola dell‘uomo ricco la cui terra ha dato i suoi frutti: una triade di parabole che sono una vera e propria bussola nel cammino della Quaresima, che parlano tutte di misericordia e di amore, delle ricchezze esteriori che portano alla perdizione e delle ricchezze dello spirito a cui siamo chiamati ad arrivare.

In questa domenica, Cristo ci racconta come, davanti alla fecondità delle sue terre, un uomo ricco confonde quelle del corpo con quelle dell’anima – il grande dilemma dell’umanità di oggi. Mentre intraprendiamo il cammino della Quaresima, il Vangelo di oggi è proprio una lezione sul perché Cristo viene nel mondo – per (ri)velarci il senso della vita e per darci il regno eterno.

Il senso della vita

In questa domenica – un’altra tappa benedetta alla scuola della misericordia – il Signore ci mette davanti una parabola, tanto breve quanto profonda nel suo significato, tutta a partire dal dolore dell’uomo comune, che cerca sempre di arricchirsi qui e ora e ogni volta, cercando la via più facile e comoda: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità” (Lc 12, 13). Uno di coloro che ascoltano le parole di Cristo, gli chiede di fare giustizia tra sé e il fratello che gli ha fatto un torto – e noi oggi chiediamo sempre lo stesso a Cristo, ci ricordiamo di Dio quando l’ingiustizia bussa alla porta dell’anima.

La risposta del Signore rimane una lezione di vita per tutti noi che vediamo sempre in Colui che è venuto a darci “vita e vita in abbondanza” (Gv 10, 10), Colui che risolve, giorno per giorno e ora per ora, le cose della vita che ci opprimono:“Uomo, chi mi ha nominato su di voi giudice o arbitro?” (Lc 12, 14).

San Cirillo di Alessandria, nelle sue esegesi, ci porta un bellissimo insegnamento sulla ricchezza e sulla povertà, dicendo: “In verità, la vita di un uomo non è data dai suoi beni o dal suo bottino. Chi è ricco in Dio è veramente felice, perché ha posto la sua speranza su ciò che è vantaggioso”. Chi è costui? È chiaramente colui che si accontenta di poco e non ama le ricchezze, ma la virtù (Lc 10, 42). È colui le cui mani sono tese per aiutare i poveri, alleviando le sofferenze dei bisognosi secondo i propri mezzi e le proprie forze. Raccoglie tesori in cielo nei granai più alti. Un tale troverà l’interesse della sua virtù e la giusta ricompensa della sua vita retta e irreprensibile”.

Ricchezza di virtù

Il Signore aggiunge un comandamento che ci viene posto davanti e che tutti siamo chiamati ad osservare dal profondo del cuore: “Fate attenzione e guardatevi da ogni cupidigia, perché la vita di un uomo non consiste nell’abbondanza dei suoi beni” (Lc 12, 15).

Detto questo, la parabola con cui oggi prosegue il nostro cammino, quella che ci mostra la follia dell’uomo amante delle ricchezze, che vedeva solo i granai da abbattere (invece di abbattere le sue passioni), facendone di più grandi (invece di arricchirsi costruendo le virtù), non sapendo che proprio in quella notte di sogni vani avrebbe perso la sua anima per l’eternità: “Pazzo! Questa stessa notte ti chiederanno l’anima. E di chi saranno le cose che hai preparato?” (Lc 12, 20).

Sant’Ambrogio di Milano mostra, con grande profondità, che ciò che è importante non è l’atto dell’offerta in sé, ma lo scopo per cui si offre, perché chi offre per il prossimo e per la misericordia è come il Signore che “essendo ricco, per amore (nostro) si è fatto povero, affinché (noi) fossimo ricchi per mezzo della (nostra) povertà” (2 Cor 8, 9).

Il mistero del dono di sé

San Basilio il Grande dice che ricco non è colui che raccoglie molto, ma colui che dà molto –  perché la ricchezza non è di per sé causa di perdizione delle anime, ma è il dare che mostra il suo vero valore. Sono coloro che offrono un pasto a chi ha veramente fame, ai margini delle strade e agli incroci, coloro che accolgono Cristo, il pellegrino sempre fedele di fronte ai malati e ai poveri, alla loro tavola – questi sono i veri ricchi.

La ricchezza donata per amore a chi vive solo di carità non uccide l’anima, ma permette di guadagnare il cielo. È proprio il mistero dell’amore che rivela la guarigione dalla passione della ricchezza mondana che rende schiavi. La ricchezza donata al prossimo diventa il mistero della misericordia e della guarigione interiore: “Voglio misericordia, non sacrifici!” (Mt. 9, 13; Osea 6, 6).

Il Signore si mostra sempre come Colui che ci sottrae alla tentazione delle ricchezze terrene per rivelarci che Lui è l’unica vera ricchezza e che il vero granaio è il suo Regno, dove si raccolgono i frutti della sua misericordia. Il mistero della misericordia è un mistero che ci travolge, perché più condividiamo le cose di questo mondo, più moltiplichiamo quelle del Regno che verrà.

L’uomo riconoscente, che rende sempre grazie al Signore, apre il mistero del Regno. La gratitudine guarisce il passato e dà senso al futuro, trasforma la povertà in ricchezza, il poco in molto, la tristezza in gioia, i problemi in pace, le tenebre in luce e la luce ci fa conoscere il Signore e assaporare la Vita.

Quanto più diamo e ringraziamo, tanto più il miracolo si dispiega in profondità e raggiunge i cuori di tutti. Più ci si chiude in se stessi, più si perde il dono di Dio. Quando il mio pane diventa il pane del mio prossimo, la grazia veste le nostre anime: ecco perché il pane che salva è il nostro pane.

Elogio dei cristiani

Anche il salmista Davide ci invita a riflettere profondamente sul significato delle ricchezze in questa vita fugace: “come ombra è l’uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga” (Sal. 38, 9-10) – perché tutto ciò che non viene raccolto e acquisito per il Signore, insieme al Signore, per adempiere ai suoi comandamenti salvifici, si disperde come fumo e cera sciolta davanti al fuoco.

Una parola di verità ci ha lasciato sant’Efrem il Siro, dicendo che: “La lode dei cristiani è l’accoglienza degli stranieri e la misericordia”. La lode e la salvezza dei cristiani è che sempre alla loro tavola mangino i poveri, i bisognosi e gli stranieri, così Cristo non sarà mai assente dalla loro casa.

È qui che si rivelano le vere ricchezze, perché “dove è il nostro tesoro, là sarà anche il nostro cuore” (Mt 6, 21).

È per questo che Sant’Ambrogio di Milano ci insegna mirabilmente che: “Invano raccoglie le ricchezze, non sapendo come le userà. Ciò che è del mondo rimane nel mondo, e qualsiasi ricchezza raccogliamo, i nostri discendenti la erediteranno. Ciò che non possiamo portare con noi, non è nostro. Solo la virtù va con i defunti. Solo la misericordia viene con noi. È la guida verso il paradiso e la prima ad entrare nei palazzi del cielo. Con il denaro che non serve, si acquista una casa per i defunti”.

La profondità dell’umanità

Il ricco parla alla sua anima, ma non lo sa, probabilmente non aveva amici con cui condividere la sua gioia, li aveva persi tutti per avarizia. Anche noi spesso ci tagliamo fuori dalla realtà dell’anima in cui dovremmo riposare, credendoci immortali nelle ricchezze di questo mondo. Ma l’immortalità dell’anima non sta nelle ricchezze, bensì nella profondità dell’umanità che è in noi – il mistero della misericordia che guarisce l’anima da molte passioni.

La ricchezza oggi, vista attraverso il prisma dei due Testamenti, ci mostra una notevole differenza. Se nell’Antico Testamento era una benedizione, nel Nuovo Testamento diventa un peso se non è avvolta di misericordia.

Cristo, nel nostro cammino verso la sua mistica nascita nel mondo, si mostra come Colui che dà tutto – ma per ricevere tutto, dobbiamo anche dare tutto. Per acquistare la perla preziosa, il tesoro più grande, Cristo Signore, bisogna vendere tutto quello che si ha – “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra (Mt 13, 46).

Non è solo il dono di sé che permette di acquisire il Regno, ma anche la mistica rinuncia a se stessi e a tutto, arte che i monaci che hanno portato il cielo sulla terra hanno perfezionato: “Chi di voi non rinuncia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo “ (Lc 14, 33).

Il mistero del Vangelo di oggi è anche quello di imparare ad essere ricchi del frutto che ci viene rivelato da Cristo stesso, portando frutto nella pazienza e nell’amore, nella preghiera e nel digiuno, nella misericordia verso il prossimo e nel donarsi a chi ha bisogno del nostro sacrificio. Oggi non siamo chiamati a morire al Signore, ma a morire alle nostre passioni, a vivere per Cristo per risorgere con lui nell’eternità.

Dalla povertà alla ricchezza

È il Salvatore che ci presenta anche l’innegabile conclusione della parabola del ricco stolto, le cui decime sono state saccheggiate: “così è di colui che accumula tesori su di sé e non diventa ricco in Dio” (Lc 12, 21).

Come possiamo arricchirci nel Signore, se siamo spesso poveri nelle cose esteriori? Quante persone oggi hanno sete di preghiera e fame della Parola di Dio? Non dovremmo innanzitutto iniziare a essere misericordiosi, inserendo nella preghiera tutti coloro che vediamo affaticati e oppressi, spesso disperati e scoraggiati, in cerca di un conforto che li indirizzi verso la grazia e muova il loro cuore verso il bene?

Impariamo oggi più che mai da quel padre del Patericon che, andando da un vecchio saggio, gli chiese:

– Avvà, come possiamo compiere miracoli?

Il vecchio pregò e poi gli rispose misticamente:

– Se insegni a qualcuno a leggere il Vangelo, hai aperto gli occhi a un cieco. Se insegni a qualcuno ad aiutare i bisognosi, hai guarito un uomo paralizzato. Se insegnate a qualcuno ad andare in chiesa, avete guarito uno storpio. Se guidate qualcuno al pentimento, avete risuscitato un morto. Ora andate e fate miracoli!

Impariamo a fare miracoli, abbracciando il mistero della vera misericordia,
perché dove è il nostro cuore, là sarà il nostro tesoro (Lc 12, 34)!

† Atanasie di Bogdania