Santa Parascheva | Il mistero di coloro che abbracciarono la croce
Santi martiri Nazario, Ghervasio, Protasio, Protasio e Chellisio
Vangelo secondo Marco 8, 34-38; 9, 1
Santa Parascheva, fiore della Moldavia e patrona di Iaşi, nacque nell’XI secolo nella città benedetta di Epivata, vicino all’antica Costantinopoli, crescendo sotto la protezione della grazia divina, e fin dall’infanzia amò la virtù, la fede e la pietà, che adornarono la sua anima.
Suo fratello carnale, Efimo, seguì Cristo fin dalla giovinezza, prima come monaco e poi come vescovo di Madyton, sentendo nella sua anima la profonda chiamata alla vita monastica. A soli 10 anni, preso dall’amore divino per il prossimo, condivise i suoi abiti con i poveri, seguendo così il comandamento del Vangelo (“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” – Mt 5, 7) e realizzando il desiderio del suo cuore, senza curarsi dei rimproveri dei genitori.
Dopo aver viaggiato in luoghi di santità e di preghiera, imparando da grandi padri spirituali l’arte della preghiera e dell’eremitaggio, trovò pace in un monastero nella Valle del Giordano, dove si dedicò al digiuno e alla preghiera fino all’età di 25 anni. Poi un angelo del Signore le rivelò che era giunto il momento di tornare nel suo luogo di nascita per condividere i frutti spirituali delle sue fatiche. Arrivata a Epivata, in silenzio e umiltà, pregò con le lacrime che il Signore la chiamasse a sé. Seppellita come una sconosciuta, il suo corpo fu ritrovato incorrotto molto più tardi per un miracolo divino.
Per divina provvidenza, un uomo, morto su una nave e il cui corpo fu gettato tra le onde del mare, fu sepolto vicino alla tomba della santa. Allora Santa Parascheva apparve come un’imperatrice nel sogno di colui che aveva scavato la tomba, chiedendo che il suo corpo fosse sepolto con onore.
Le sue sante reliquie furono dapprima collocate nella Chiesa dei Santi Apostoli a Epivata, dove operarono molti miracoli, e dopo 200 anni il suo corpo fu trasferito a Tarnovo, Belgrado, Costantinopoli e poi nel nostro Paese.
Nel XVII secolo, le sante reliquie, per ordine di Dio e per le preghiere del Patriarca Partenio di Costantinopoli, arrivarono in Moldavia, a Iaşi, durante il regno del pio principe Vasile Lupu. Così, a partire dal 1641, Santa Parascheva divenne la patrona della Moldavia, intercedendo con preghiera incessante per tutti coloro che si rivolgono a lei con fede, curando le malattie e alleviando le sofferenze di chi è in difficoltà e soffre amaramente.
Le reliquie di Santa Parascheva furono collocate per il culto prima nel Monastero deiTre Gerarchi a Iaşi, dove rimasero intatte a seguito di un devastante incendio, per poi essere trasferite nella Cattedrale Metropolitana, dove tuttora si trovano.
Il mistero dell’abnegazione
L’esortazione del Vangelo di Marco, che Santa Parascheva ascoltò quando aveva solo 10 anni, mostra la misteriosa chiamata di Cristo a coloro che desiderano seguirlo: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8, 34). Questa chiamata è alla base della vita di Santa Parascheva, che fin da piccola ha compreso la necessità del sacrificio, dell’abnegazione, ma anche della misericordia come virtù che porta la grazia.
Il suo gesto di donare i suoi bei vestiti a un mendicante, sebbene questo le attirasse i rimproveri dei genitori, riflette una profonda comprensione dell’abnegazione e della condivisione delle sofferenze dei poveri e dei bisognosi nello spirito della Croce. La Croce che Santa Parascheva porta non è solo simbolica, ma reale, manifestata nella misericordia e nella profonda dedizione a Cristo.
Santa Parascheva – Santa Parasceve
Il nome Parascheva deriva dal greco Παρασκευή, che significa “preparazione”, e si riferisce al venerdì, quando gli ebrei si preparavano per il sabato, il giorno del riposo del Signore. Questo collegamento con il venerdì, giorno in cui Cristo fu crocifisso, aggiunge un’ulteriore dimensione simbolica alla vita di Santa Parascheva, che è conosciuta dal popolo anche come Santa Parasceve (che vuol dire venerdì). Così, il suo stesso nome prefigura l’assunzione della Croce, chiamando ogni credente ad abbracciare il mistero della crocifissione, che è il mistero del sacrificio vivificante.
Questa dimensione di preparazione spirituale, legata al nome di Santa Parascheva, è sottolineata anche nell’innografia ortodossa, dove viene invocata come modello di vita cristiana, in cui l’assunzione della croce diventa la chiave dell’incontro più profondo con Cristo. Il tropario descrive così chiaramente l’intera vita della Venerabile:
“In te, o Madre, è stata perfettamento custodita l’immagine di Dio; perché assumendo la Croce hai seguito Cristo; e con i fatti hai insegnato a non guardare al corpo, perché è transitorio, ma a curare l’anima, realtà immortale. Per questo il tuo spirito gioisce con gli angeli, Santissima Madre Parascheva”.
Abbracciare la Croce come modello di vita
La vita di Santa Parascheva è un’illustrazione di come un cristiano sia chiamato a portare l’immagine di Cristo nel mondo. La santa ci insegna che la vera gioia e l’incontro con Dio si (ri)trovano nel portare la Croce, anche quando questa Croce comporta rimproveri, ingiustizie o problemi da parte di chi ci sta vicino.
La vita di Santa Parascheva è stata una lotta continua per acquisire (e rispecchiare nel suo cuore) l’immagine di Colui che le ha dato la vita, ma anche l’umiltà che ha portato ai piedi della Croce.Questa umiltà ha adornato la sua anima, facendo fiorire il Regno di Dio nel suo cuore. E questo Regno è stato aperto attraverso la chiave della Croce e la rinuncia a tutte le cose del mondo.
Santa Parascheva ci ha veramente insegnato che chi vuole pentirsi deve imparare ad abbracciare la propria Croce, ad accettare la vita con il bene e con il male, con i fallimenti, i dispiaceri, le pene, i dolori e le tante prove. Solo attraverso la Croce potremo assaporare la grazia del pentimento. Chi fugge dalla Croce, fugge dalla benedizione, chi la riceve, diventa a sua volta fonte di grazia rinnovatrice come lo è stata (ed è) per tutti Santa Parascheva.
Le reliquie di Santa Parascheva – portatrici di grazia e guarigione
Nel corso della storia, le reliquie di Santa Parascheva sono state viste come una fonte di grazia, pace e guarigione per tutti coloro che le onorano. Nella tradizione ortodossa, la santità del suo corpo incorrotto riflette il potere di Dio di trasformare la vita di coloro che scelgono veramente di seguire la Croce.
Il pellegrinaggio annuale a Iaşi, dove le reliquie di Santa Parascheva sono venerate in quanto proprie della Santa patrona, diventa una testimonianza vivente della fede ortodossa. I fedeli trascorrono ore in attesa di venerare le sue sante reliquie, cercando non solo la benedizione e la guarigione del corpo, ma anche quella dell’anima. Attraverso la presenza della santa in mezzo ai fedeli, Dio offre un segno del suo potere infallibile, che va oltre i limiti umani e porta luce nella vita di coloro che cercano la santità.
La forza dell’amore che va oltre la morte
Santa Parascheva ha vissuto solo 27 anni nel pellegrinaggio della vita terrena, ma la sua vita rimane un modello di amore sacrificale per Dio. Dalla chiamata che sentì quando aveva solo 10 anni, al momento in cui ricevette il comandamento di Dio di tornare a Epivata e passare in pace alla vita eterna, Santa Parascheva dimostrò che l’amore per Dio e per le persone non ha limiti, ma va oltre la morte.
Le sue reliquie, che sono state portate nei secoli attraverso molti Paesi, simboleggiano la presenza continua dei santi in mezzo al popolo amato da Dio. Questo amore divino, che si riflette nella vita e nei miracoli di Santa Parascheva, ci insegna che la vera vittoria sulla morte si ottiene solo attraverso il mistero della Croce, il sacrificio e l’accettazione della chiamata di Cristo.
Il pellegrinaggio – testimonianza di vita cristiana
Il pellegrinaggio alle reliquie di Santa Parascheva è un’occasione per rinnovare il legame con Dio e i suoi santi. Questa tradizione di pellegrinaggio, che continua da secoli, testimonia la forza della Croce e la convinzione che i santi siano instancabili intercessori presso Dio. Il pellegrinaggio non è un semplice viaggio, ma un atto di fede e di confessione, in cui i cristiani esprimono la loro speranza nell’aiuto della santa e nella benedizione che possono ricevere attraverso la sua intercessione.
Il pellegrinaggio alle reliquie della Venerabile si rivela un atto di fede e di profonda comunione con Dio attraverso l’intercessione dei santi. È un’occasione per rafforzare la nostra fede, per ricevere la guarigione del corpo e dell’anima, per umiliarci e per chiedere l’intercessione di coloro che hanno ereditato il Regno dei Cieli.
Santi Martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso
Oggi ricordiamo anche i Santi Martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso, che con la loro vita e il loro martirio hanno lasciato una testimonianza viva dell’incrollabile fede in Cristo, non solo in Italia ma in tutta la cristianità. Questi santi martiri vissero nel I secolo, durante le persecuzioni dei cristiani a Roma sotto gli imperatori Nerone e Domiziano.
San Nazario, figlio di una devota cristiana di nome Perpetua (battezzata dallo stesso apostolo Pietro), fu confermato cristiano da San Lino di Roma. Fin da giovane mostrò un forte zelo per Cristo, facendo elemosine e predicando il Vangelo a coloro che non conoscevano Dio. All’età di 20 anni, pieno di fervore e di grazia, lasciò Roma e iniziò a predicare il Vangelo nelle città d’Italia, soprattutto al Nord.
I santi martiri Gervasio e Protasio erano due fratelli gemelli noti per la loro fermezza nella fede. Cresciuti in una famiglia nobile di Milano, rimasero saldi di fronte alle persecuzioni, rifiutandosi di sacrificare agli idoli pagani. Dopo aver appreso del martirio di Gervasio e Protasio, San Nazario si recò a Milano per seppellirli con onore, ma anche lui fu catturato e martirizzato per volere dell’imperatore Nerone.
San Celso, noto per la sua vita santa, si unì agli altri nella medesima persecuzione e fu martirizzato con loro. I loro corpi furono gettati in fosse comuni, ma in seguito furono meravigliosamente scoperti da Sant’Ambrogio di Mediolanum (l’odierna Milano) nel 395, e furono presi con grande onore e collocati per il culto nelle chiese milanesi che sant’Ambrogio dedicò loro. Oggi le reliquie dei Santi Gervasio e Protasio riposano, insieme al corpo di Sant’Ambrogio, nella Basilica di Sant’Ambrogio. Le reliquie dei Santi Nazario e Celso riposano rispettivamente nelle basiliche loro dedicate.
La testimonianza di Sant’Ambrogio, che ne riscoprì le reliquie, è un tesoro per la storia della Chiesa. Egli scrisse: “Ho trovato i santi che cercavo. In loro c’è la gloria della Chiesa. Onoriamoli dunque, perché sono loro che ci accompagnano nella preghiera” (Lettera di Sant’Ambrogio all’imperatore Teodosio). Le loro reliquie operarono innumerevoli miracoli, guarendo i malati e allontanando gli spiriti immondi, rafforzando così la fede di coloro che li onorano ancora oggi.
Il significato del loro martirio è profondo per la Chiesa. Questi santi ci insegnano che la vita cristiana non è solo un servizio, ma spesso anche una confessione, un sacrificio e una rinuncia. Le parole di Cristo nel Vangelo risuonano ancora oggi così vividamente nei nostri cuori: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15,20). Questa chiamata alla confessione e alla sopportazione della sofferenza è al centro della vita dei santi martiri, che hanno consegnato le loro anime nelle mani di Cristo, sapendo che “chi resiste fino alla fine sarà salvato” (Mt 24,13).
Dalla vita e dal martirio dei santi Nazario, Gervasio, Protasio e Celso impariamo una lezione di coraggio e di fede salda. Ognuno di noi è chiamato a testimoniare la propria fede in Cristo, magari non sempre con il sangue, ma con i sacrifici quotidiani, le opere di misericordia, l’assistenza ai malati, la preghiera e, soprattutto, l’amore per il prossimo, che è sempre così carente.
San Giovanni Crisostomo ci dice: “Non sono martiri solo coloro che soffrono per Cristo, ma anche coloro che vivono con amore e pazienza nelle afflizioni, restandogli fedeli”. Così, anche noi possiamo essere testimoni di Cristo nella nostra vita, con la nostra fermezza nella fede e con le opere che sono gradite a Dio.
I Santi Martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso, insieme a Santa Parascheva, siano guide per tutti noi sulla via della fede. Possiamo averli come ferventi intercessori nella preghiera davanti al Signore, affinché anche noi possiamo avere la forza di rimanere saldi di fronte alle prove e alle tentazioni, conservando la fede che Cristo è con noi ora e per sempre.
–
Oggi siamo tutti chiamati a portare l’immagine di Cristo dentro di noi, ad abbracciare più profondamente il mistero della Croce, a far sì che l’immagine di Dio si specchi e risplenda nei nostri cuori.
Affidiamoci con tutto il cuore alle preghiere di Santa Parascheva e dei Santi Martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso, offrendo loro una parola di lode.
–
“Alla nostra Santissima Madre, la misericordiosissima Parascheva, noi indegni peccatori offriamo un’umile offerta per la sua intercessione. Che grandi doni ci sono stati concessi dalla fonte sempre viva di bontà del nostro Salvatore, e cantiamo a lei: Gioisci, o beatissima Parascheva, nostro grande aiuto!”.
(Contacio 1 dell’Acatisto)
“Santi martiri, che avete faticato e vi siete coronati, pregate il Signore affinché le nostre anime siano salvate”.
(Tropario dei Santi Martiri)
† Atanasie di Bogdania



