18ª domenica dopo Pentecoste | La pesca miracolosa
Il mistero dell’obbedienza miracolosa
Vangelo secondo Luca 5, 1 – 11
Oggi ci viene presentato un Vangelo intriso di grazia, che rivela i misteri dell’economia divina e la chiamata dei primi discepoli all’apostolato. Gli Apostoli ci vengono mostrati dall’evangelista Luca come semplici pescatori, gente comune. Sono attenti, come tutti i pescatori, a ciò che pescano – la parte esteriore, da cui oggi saranno chiamati a separarsi per scoprire la parte interiore – l’opera della grazia che realizza il grande passaggio da pescatori di pesci a pescatori di uomini.
Il Vangelo ci racconta un episodio in cui coloro che sarebbero diventati discepoli del Signore cercano di pescare per tutta una notte, senza prendere nulla. Il Salvatore viene quindi in loro aiuto e dice loro come pescare, esortando Pietro: “Prendi il largo e cala le reti, perché tu possa pescare”. (Lc 5,4) Il risultato fu una pesca miracolosa, tanto che le loro barche erano così piene da essere quasi per affondare.
Così Cristo ha mostrato oggi la sua potenza e da quel giorno benedetto gli apostoli divennero pescatori di uomini. Per questo miracolo che cambiò i loro cuori, lasciarono tutto e ogni cosa che li circondava, imparando così a pescare le anime degli uomini attraverso la profondità della grazia divina.
Le due pesche miracolose
I racconti scritturali ci presentano due pesche miracolose di cui gli apostoli furono testimoni. La prima è raccontata da Matteo, nel 18° capitolo, il Vangelo che oggi ci accompagna nel nostro cammino, la seconda, nell’ultimo capitolo di Giovanni, dopo la risurrezione del Signore e la sua apparizione sul mare di Galilea. Il primo rivela il mistero della chiamata, mentre l’ultimo, quello dopo la Risurrezione, mostra una separazione, ma allo stesso tempo una chiamata al compimento, le reti della Chiesa non saranno mai più spezzate e la nave non affonderà mai.
Alla prima pesca miracolosa, la rete si ruppe a causa della moltitudine di pesci; mentre alla seconda pesca, sebbene gli apostoli avessero preso 153 pesci grossi (Gv 21,11), la rete non si ruppe. Dopo la risurrezione, coloro che saranno nella rete della Chiesa, cioè nella comunione della Chiesa, non si perderanno mai più. L’ultimo meraviglioso raccolto ha in vista la vittoria finale, la perfezione e la pienezza, quando il peccato non sarà più in grado di rompere la rete della Chiesa e Cristo risorto dai morti diventerà l’inizio della nostra risurrezione e della nostra nuova vita.
Il beato Agostino espone molto bene i misteri nascosti nelle due pesche miracolose, dicendo: “Voglio ricordarvi le due pesche fatte dai discepoli per ordine di Gesù Cristo: la prima, quella prima della Passione, l’altra dopo la Risurrezione. Queste due pesche simboleggiano tutta la Chiesa come è ora e come sarà dopo la risurrezione dei morti. Ora, come potete vedere, c’è una grande moltitudine, con buoni e cattivi. Ma dopo la risurrezione solo i buoni ne faranno parte, e in numero limitato.
Ricordate la prima pesca, che incarna la Chiesa in questo tempo. Il Salvatore Gesù vide i discepoli che pescavano e li chiamò a seguirlo … Essi ricevettero la Parola di Dio come una rete, per gettarla nel mondo come in un mare profondo, e con essa catturarono la grande moltitudine di cristiani che vediamo e di cui ci meravigliamo. Le due navi incarnavano due popoli: i Giudei e i Gentili, la sinagoga e la chiesa, i circoncisi e gli incirconcisi”.
“Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti”(Lc 5,5).
Pietro, colpito dalla fatica e dalla tristezza, abbraccia il mistero dell’obbedienza miracolosa, fiducioso che la potenza divina, dimostrata oggi dal miracolo della pesca, lo renderà vincitore nella sua obbedienza.
Fin dall’inizio, il Vangelo ci rivela il mistero dell’obbedienza che diventa davvero miracolosa, un’obbedienza alla quale siamo tutti chiamati, come gli apostoli nella predicazione, diventando da pescatori del mare (spesso agitato), pescatori di uomini (e anime meravigliose).
I pesci pescati, che non riuscivano ad entrare nelle due barche, le barche dei pescatori che hanno cambiato il mondo con la forza della predicazione, alla fine muoiono, avendo raggiunto il loro scopo, ma le persone, catturate nella rete del Vangelo, prendono vita, attraverso la Parola, che è Vita, arrivando a conoscere il Regno dei Cieli.
C’è un intreccio nascosto di significati in questo evento, attraverso il quale i primi discepoli sono chiamati all’apostolato: Cristo è il pesce misterioso (ICHTHYS – ΙΧΘΥΣ) e anche l’abile pescatore; è Colui che dà il cibo al mondo, ma dà anche se stesso in sacrificio, dà misticamente se stesso per cibo. Chiunque assaggi questo pesce mistico non morirà in eterno, ma avrà la vita eterna.
Per i cristiani dei primi secoli, il segno del pesce era il modo migliore per riconoscersi. In greco, ICHTHYS significa – Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore (Ἰησοῦς Χριστὸς, Θεοῦ Υἱὸς, Σωτήρ – Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr). Ecco in cinque parole la sintesi della dottrina cristiana e la prima confessione di fede.
Scoprire la Chiesa
Nel Vangelo il Signore ci mostra le cose più importanti della Chiesa e i suoi scopi nel mondo. Cristo sale sulla barca di Pietro (il primo degli apostoli), la allontana dalla riva e inizia a insegnare, nutrendo la gente con la sua parola edificante. Il cibo vivificante si rivela essere spirituale.
Sulla barca non c’era solo Pietro, ma anche Andrea, Giacomo e Giovanni. Così vediamo che è la Chiesa che nutre spiritualmente gli esseri umani, essendo di tutti (nessuno è escluso). La Chiesa è composta da tutti coloro che hanno una sola mente, un solo pensiero e pregano insieme. Tutti coloro che seguono Cristo si mostrano come la Chiesa benedetta.
Attraverso la pesca miracolosa gli apostoli sono chiamati a diventare predicatori della Parola e pescatori di uomini. Le navi rappresentano i popoli chiamati alla conoscenza della fede e la moltitudine di pesci rappresenta la moltitudine di esseri umani.
Le reti, che si stavano spezzando, sono le reti dei nostri peccati da cui veniamo tratti fuori dagli apostoli attraverso la potenza della parola divina. Il mare e gli abissi rappresentano il mare della nostra vita e la profondità delle nostre difficoltà, spesso insormontabili. Colui che ci dona la tranquillità, la liberazione e la salvezza è Cristo Signore stesso, che è “il capo della Chiesa, suo corpo, di cui è anche il Salvatore” (Ef 5,23). È Lui che misticamente pesca ciascuno di noi dalla selva delle tentazioni e dalle tempeste della vita.
Il mistero della chiamata apostolica
L’incontro nel Vangelo di oggi tra Cristo e i suoi futuri discepoli è l’evento più importante nella vita dei pescatori che diventano apostoli. Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni furono sopraffatti dal miracolo a cui assistettero. Il pesce che tirarono fuori dall’acqua morì presto, ma per i pescatori di oggi, Cristo è il Pescatore che toglie l’uomo dalla trappola del peccato e lo porta alla vita eterna.
I frutti dell’obbedienza di Pietro cominciarono a manifestarsi con il miracolo della pesca, diventando il vicario di coloro che avrebbero cacciato il mondo con il mistero dell’amore. Sia lui che gli altri apostoli divennero, grazie all’obbedienza al Salvatore Cristo, i più famosi pescatori di uomini – gli apostoli. Ci viene rivelato che chi obbedisce al Signore e chi obbedisce per Dio, che è guidato da Lui sulla via della salvezza, hanno la stessa retribuzione: “Chi obbedisce a voi obbedisce a me, e chi abbandona voi abbandona me”. (Lc 10,16). L’obbedienza lega il mondo agli apostoli e, attraverso di loro, al Signore.
La chiamata degli apostoli toccati dalla grazia è davvero miracolosa, essi vengono a conoscere il mistero della pesca divina, con la quale sono stati strappati a questo mondo per assaporare il mondo a venire. Quelli che sarebbero diventati apostoli benedetti – hanno tirato a riva la barca e vi hanno lasciato tutto – da cui ci viene rivelato anche il mistero dell’abnegazione, il mistero della sequela di Cristo, che cambia l’uomo dall’interno. La moltitudine dei pesci catturati prefigura la moltitudine dei popoli che saranno catturati dagli apostoli per la Chiesa.
La barca della grazia divina
Ci vengono mostrate due barche: due popoli, i Giudei e i Gentili, la sinagoga e la Chiesa, che nasce dal mistero dell’obbedienza. Gli apostoli in una barca, ma anche nell’altra – i 12 che si rispecchiano nei 70 – chiamati a pescare, mediante la grazia e il timore di Dio, un mondo desideroso di essere tirato fuori dagli abissi del peccato (il mare agitato) verso l’alba della grazia (la barca – la Chiesa mistica guidata dal Cristo).
L’intero evento ha anche un (altro) significato nascosto: la nave rappresenta il corpo dell’uomo, le reti rotte rappresentano lo spirito vecchio in ogni pesce pescato, le profondità del mare rappresentano le profondità dell’anima umana in cui ci troviamo in silenzio con Cristo. Quando il Signore abita in un uomo veramente obbediente, quell’uomo si allontana dalle rive del mondo carnale e passa oltre la superficie dei sensi nelle profondità della grazia. È in questo regno mistico che riposa Cristo, in tutte le anime stanche che trovano riposo in colui che ci rivela che “il giogo è buono e il peso leggero” (Mt 11,30).
In queste profondità il Signore ci rivela l’incommensurabile ricchezza dei suoi doni, ai quali segretamente aneliamo per tutta la vita. Egli, il Pescatore dei nostri cuori, pesca per noi, chiamandoci con la sua dolce voce: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro” ( Mt 11,28).
Il mistero dell’abnegazione – Il mistero della sequela di Cristo
Il mistero della sequela di Cristo è il mistero di abbandonare (spesso tutto!), non di fare qualcosa in particolare – chi non lascia qualcosa, chi non rinuncia veramente a qualcosa, non può essere discepolo del Signore, che ha lasciato la sua vita per la nostra vita.
Il mistero della grazia ricevuta dagli apostoli, i pescatori che hanno lasciato le reti, si intreccia con il mistero della rinuncia a se stessi: più ci svuotiamo di noi stessi, più siamo riempiti dalla grazia di Dio.
Solo così possiamo comprendere in senso spirituale cosa significhi il vero amore di sé: amare l’immagine di Dio nascosta in noi stessi, da cui la scoperta dell’ascesi, del digiuno, della preghiera, del contenimento delle passioni, per scoprire l’immagine di Cristo nascosta nel profondo del cuore.
Solo così diventiamo consapevoli che la cosa più importante al mondo è il compimento della volontà di Dio (come Cristo ha compiuto la volontà del Padre e gli apostoli quella del Salvatore), non la nostra volontà – prima di tutto c’è sempre il Signore, poi il prossimo e solo dopo la nostra persona (da qui il mistero dell’abnegazione, dimostrato dalla chiamata dei primi discepoli all’apostolato).
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Lasciamoci anche noi oggi pescare dalla mistica e operosa parola di grazia, a gloria di Colui che è risorto dai morti, perché ci dia la vera vita nella barca della gloria non intaccata dal pensiero umano!
† Atanasie di Bogdania

22.4.2010: Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna


