Domenica dopo l’Esaltazione della Santa Croce | Il mistero della Croce che guarisce l’umanità
Prendere la croce e seguire Cristo
Vangelo secondo Marco 8, 34-38; 9, 1
Il venerabile Sofronio di Essex approfondisce il mistero nascosto in questa domenica di festa per ogni cristiano dicendo: “Non si può amare senza soffrire. Il dolore più grande è amare fino alla fine. Cristo ha amato così tanto da dare se stesso a una morte terribile. Lo stesso fanno i santi. Il cielo e l’inferno richiedono sempre questo prezzo. La preghiera per il mondo è il frutto della sofferenza più profonda e viva”.
La Croce del Signore ci viene mostrata come l’icona suprema dell’amore crocifisso di Dio per noi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare l’anima per i propri amici” (In. 15, 13). Perciò questa domenica benedetta ci spinge a prendere la Croce, ad adorarla, ad abbracciarla nel nostro cuore e a penetrare più profondamente nel suo mistero, attraverso il quale ci viene rivelato l’Amore perfetto – perché Dio “assunse la forma di servo, fu fatto a somiglianza di uomo e in sembianze umane, si vestì da uomo, umiliò se stesso e si fece obbediente fino alla morte, fino alla morte di croce” (Fil 2,7-8).
“Poi chiamò a sé la folla e i suoi discepoli con lui e disse loro: Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua“. (Mc 8, 34
Il beato Agostino infonde coraggio a coloro che cercano di adempiere la parola del Signore dicendo: “Quanto sembra difficile e doloroso! Il Signore ha richiesto che chiunque venga a lui rinneghi se stesso. Ma ciò che egli comanda non è né difficile né doloroso, quando egli stesso ci aiuta in modo tale che ciò che ci chiede possa essere adempiuto. Infatti, tutto ciò che sembra difficile in ciò che è gradito, l’amore lo rende facile”.
Ogni dolore umano è un’anticipazione della morte – e quanti dolori non ci prepara la via spinosa della vita attraverso la Croce? Non dimentichiamo, però, che prima della nostra morte il Signore stesso è morto sulla Croce. Lui, l’Unico veramente giusto e innocente, l’Unico senza peccato, ha ricevuto la crocifissione e la morte perché noi potessimo veramente gustare il frutto della vita ed essere guariti dal veleno del peccato.
Per prendere la croce, per superare il dolore, per vincere tutte le sofferenze del mondo, si parte dalla preghiera, che sgorga come una sorgente di acqua viva da ogni cuore schiacciato – e si mostra come l’espressione di un amore sconfinato per Dio. Aggiungendovi il digiuno, i pensieri buoni, la mitezza e la gentilezza, il perdono e la riconciliazione, l’umiltà e l’amore sacrificale, riceviamo la guarigione da ogni ferita non rimarginata, da Colui che porta le nostre sofferenze sul legno della Croce, il nuovo Albero della Vita.
Oggi impariamo il mistero della morte da cui scaturisce la nostra vita.
Oggi, l’assunzione della Croce ci mostra la direzione verso cui stiamo viaggiando nel pellegrinaggio di questa vita. L’uomo, nel corso del suo tempo trascorso nel (e attraverso il) mondo, impara a morire al peccato per risorgere in Cristo. Senza morte non c’è risurrezione, perché dalla tomba vuota, dalle tenebre della nostra vita, spunta la luce della vita. Il senso della vita è imparare a morire (in silenzio) con Cristo, per assaporare la risurrezione che ci attende alla fine di questo cammino. È il Signore che cambia, ogni volta, il sapore amaro della nostra vita – mescolato alla morte – in un dolce sapore di vita, coperto dalla grazia sempre rinnovata della Risurrezione.
L’uomo di questo mondo decaduto o muore senza Dio (e tutti assaporiamo la morte) e lontano da Dio e contro Dio e contro la sua legge e contro il suo Vangelo, e allora la morte lo separa per sempre da Dio e lo getta nelle tenebre, oppure impara a morire con e accanto a Dio, come il Figlio di Dio incarnato, che ci dà la vita dalla sua stessa vita.
Il dolore che fa fiorire la grazia
La morte del Signore crocifisso diventa vita per noi e la sua croce, che oggi impariamo a portare (e ad abbracciare in modo mistico), fiorisce e diventa un albero di vita attraverso la risurrezione. I frutti di questa croce diventano i frutti della comunione attraverso i quali nasciamo di nuovo. Questi frutti li abbiamo in ogni Santa Chiesa, nella Divina Liturgia che risuona davanti a ogni Santo Altare, perché lì si trova il misterioso albero della vita – da lì, dal pane e dal vino che sono stati fatti diventare il Corpo e il Sangue del Signore, il Crocifisso e il Risorto, la nuova Vita che oggi ci viene rivelata.
L’anima che sa prendere la Croce è l’anima che ha imparato l’arte del distacco spirituale, l’arte dell’illuminazione, l’arte del compimento di sé e l’arte spirituale del collegamento con il mondo di là e non solo con questo mondo visibile.
Oggi, ogni cristiano che impara a prendere la sua croce (ogni giorno e fino alla fine) è chiamato a imparare a guardare il mondo al di fuori di esso, a non sprofondare nel mondo, a non lasciarsi sopraffare dalle sue preoccupazioni, ossessioni e passioni.
Croce dell’amore – Croce della vittoria
Il Signore Cristo, che è la nostra vera pace, fonda il suo Regno ai piedi della sua Croce. Dal suo costato trafitto, a testimonianza della sua morte in croce, usciranno l’acqua e il sangue, due misteri – come quelli che prefigurano l’ingresso e la permanenza nel Regno (Battesimo ed Eucaristia), che sono la porta per la quale entriamo e rimaniamo dentro, con lo Spirito Santo come guida.
L’acqua è il Battesimo e il sangue l ‘Eucaristia, che diventano il cibo per il nuovo popolo entrato nell’arca e nel regno eterno, la sua Chiesa, che nasce sulla Croce, quando il centurione romano trafigge il costato del Salvatore, e si perfeziona a Pentecoste, quando lo Spirito Santo viene riversato sugli apostoli e sui discepoli.
Alla luce dell’amore, che si mostra vittorioso, anche se lo abbiamo crocifisso senza pietà, si placa il turbine del mondo e la sua pressione quotidiana, cessa la rincorsa alle cose esteriori e l’anima turbata e oppressa assapora la pace e la tranquillità, perché Colui che abbiamo seguito nella sua sofferenza volontaria, nella sua crocifissione e morte sulla croce della vittoria, è risorto dalla tomba, donandoci la vita eterna.
Colui che ha portato la nostra natura umana, plasmata fin dall’inizio dal mistero dell’amore, liberandola dal peccato che sa di morte, di sofferenza, di dolore e di amara afflizione, la innalza per renderci partecipi della sua purezza, della sua pace e della sua vita eterna.
Cristo Signore scende fino agli abissi più bassi della nostra esistenza, nel profondo della nostra sofferenza e angoscia (spesso insopportabile), per purificarci dalla macchia dei nostri peccati e per portare la speranza del perdono a ogni anima scoraggiata e oppressa dal dolore attraverso la sua risurrezione, ma non prima di essere passato attraverso il Mistero della Croce.
Il mistero del pentimento nascosto nel Mistero della Croce
Il pentimento è ontologicamente legato alla Croce, che significa confessione, pentimento, conversione, purificazione interiore, cuore contrito e anima risorta. Il pentimento legato alla Croce significa anche avere il coraggio di abbracciare il mistero della sofferenza nella vita. Sorridere alle difficoltà e sopportare il dolore con dignità. Siamo chiamati a mettere in pratica le parole di San Luca di Crimea che disse: “Ho amato la sofferenza, perché purifica l’anima”. Ma come si fa ad amare la Croce? Ad amare la sofferenza? – Incontrando Cristo alla luce della Risurrezione: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27).
L’uomo che vuole pentirsi deve imparare ad abbracciare la propria Croce, ad accettare la vita con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue delusioni, i suoi dolori, le sue pene, le sue sofferenze e le sue prove. Solo attraverso la Croce possiamo assaporare la grazia del pentimento. Chi fugge dalla Croce, fugge dalla benedizione; chi la riceve, diventa a sua volta una fonte di grazia rinnovatrice.
È attraverso il mistero del pentimento che il Signore fa emergere il meglio di noi, affinché il Paradiso fiorisca nei nostri cuori attraverso la Croce. Dall’inferno, che siamo molto capaci di seguire e compiere in questo mondo, ci fa uscire il Signore, che cambia il nostro cuore e il modo di vedere il mondo e la sua salvezza. Chi desidera diventare un Paradiso, deve imparare prima di tutto a stare ai piedi della Croce – come è stata la Madre di Dio, fino alla fine.
La nostra vita è una lotta continua per acquisire l’immagine di colei che ci ha dato la vita e l’umiltà che ha portato ai piedi della Croce. L’umiltà adorna la nostra anima che viene introdotta nel Regno di Dio. Questo viene aperto dalla chiave che ha forma di Croce. Nell’umiltà accettiamo la nostra Croce, nell’umiltà la portiamo e nell’umiltà mostriamo il nostro amore per il Signore, approfondito nella grazia.
Cosa significa portare veramente la Croce?
Cosa significa portare veramente la Croce, segnarsi con il segno della Santa Croce? Significa rinnegare se stessi, sigillare se stessi rinunciando a tutto ciò che sembra essere nostro, per poter essere radicati in Dio e non in altro. Mettiamo da parte tutto ciò che è peccato nella nostra vita, tutto ciò che è male, caduta, debolezza e vita per le cose del mondo. Rinneghiamo la vita decaduta, egoista e senza grazia per acquisire la vita vera ed eterna, adornata dal mistero della Croce. Rinneghiamo noi stessi per risorgere in Cristo e con Cristo. Questo è il significato di portare la Croce.
La salvezza dell’anima è ontologicamente legata alla Croce. È la Croce che facilita il cammino dell’uomo verso il Regno di Dio. Assomiglia a un abile consigliere, che spesso benedice con due mani, che spesso sono le malattie e le afflizioni della vita. La presenza di prove e debolezze nella vita di una persona mostra proprio la misteriosa presenza di Dio. Il momento dell’assunzione di queste benedizioni è il momento in cui l’uomo lascia se stesso e segue Cristo. Attraverso la Santa Croce l’uomo si riconcilia con Dio e nasce a vita nuova.
Oggi la Croce del Signore fiorisce e diventa albero della vita attraverso la risurrezione, e i frutti della Croce di questo albero della vita li abbiamo in ogni santa chiesa, attraverso la Divina Liturgia e il Santo Altare, perché lì si trova l’albero della vita, nel Santo Altare; da lì viene a noi sotto forma di pane e vino, trasformati nel Corpo e nel Sangue di Cristo crocifisso e risorto – la nuova vita che Dio ci dona.
Dal mio pentimento fiorisce la Risurrezione
L’uomo riconoscente, che ringrazia Dio (anche per ciò che non ha) , soprattutto per le prove e i dolori, per la croce, per le afflizioni, per la malattia e la debolezza, apre il mistero del Regno. La gratitudine e il pentimento guariscono il passato e danno senso al futuro, trasformano la povertà (dell’anima) in ricchezza, la tristezza (del cuore) in gioia, l’angoscia (della mente) in pace, le tenebre (dell’essere più profondo) in luce, – e la luce ci fa conoscere Dio e gustare la Vita!
Cosa potrei fare per acquisire più grazia? Potrei sciogliere almeno un nodo della corda che lega la Croce del mio vicino e legarla alla mia – perché nella Croce è nascosto un grande mistero! La Croce è infatti sofferenza e dolore. Ma la Scrittura e i Padri non dicono anche che baciando la Croce, abbracciando la sua sofferenza e il suo dolore, riceviamo grazia su grazia? Se non so come abbracciarla, non posso in alcun modo alleviare il mio prossimo.
Le anime che sono state sotto il peso della sofferenza per tanti anni, ma che si sono affidate interamente al Signore nel corso dei secoli, rendono possibile l’impossibile! Questa è la definizione stessa di miracolo! Grazie all’acquisizione e alla crescita dell’amore e della preghiera per il prossimo, l’anima tormentata dal peccato viene guarita!
Se imparo a lavare nel flusso delle mie lacrime il dolore del mio prossimo e ad amarlo (insegnami Signore ad amarlo!), il suo peccato viene lavato e la sua anima diventa più bianca della neve. Il suo dolore scompare e la consolazione del Signore lo abbraccia. Il suo cuore è guarito e il suo inferno diventa paradiso: ecco il mistero della Croce
La Croce del dolore
L’uomo provato (ed educato) dal dolore, conosce per esperienza l’abbondanza di grazia che scaturisce da un cuore ferito dalle ingiustizie della vita e del prossimo. Se imparo ad abbracciare questa dolorosa ingiustizia, a portare la croce con gioia, ad amarla anche se pesante, ricevo grazia su grazia! Divento una sorgente di grazia che guarisce e dà vita a chi mi sta accanto. Può esserci gioia più grande che vedere colui che un tempo mi odiava cambiato dalla grazia, guarito, che mi abbraccia e mi chiede perdono? Inoltre, illuminato da quella luce di cui Cristo riveste ogni figlio prodigo che si converte ad amare lui e il suo prossimo?
Solo il Signore può farci uscire da situazioni impossibili. È del tutto inutile cercare soluzioni mondane a problemi che vanno oltre questo mondo visibile: la Croce rimane la Croce fino alla fine! Le soluzioni mondane non fanno che approfondire le divisioni e creare ulteriori ingiustizie. Ciò che oggi sembra insormontabile, domani passerà sicuramente.
Ciò che oggi è separato, domani diventerà unito. Ciò che oggi è dolore, domani diventerà gioia. Ciò che oggi non abbiamo potuto realizzare, domani potremo realizzarlo! Non disperiamo mai! Lì, nel profondo del dolore, impariamo il mistero della vera guarigione, e allora la Croce potrà far nascere la grazia più dolce del miele. Chi sente il dolore del prossimo come il proprio dolore è vivo e vivente perché ama veramente. Due Croci che si abbracciano diventano molto più leggere.
Oggi scopriamo il significato della Croce
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il nuovo albero della vita, di cui Adamo ed Eva non hanno potuto mangiare, ma di cui possiamo gustare ad ogni Divina Liturgia nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Crocifisso e Risorto.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il rifacimento dell’arca di Noè, che ci conduce al porto della vita non ottenebrata.
Oggi ci viene rivelata la Croce, dal ramo d’ulivo, dal becco della colomba, con la quale il mondo è stato nuovamente riconciliato con Dio.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è l’immagine di Abramo che prende il suo unico figlio per essere sacrificato, affinché possiamo comprendere il mistero dell’Agnello Cristo, che, essendo sacrificato per tutti noi, ci ha dato la vita.
Oggi ci viene rivelata la Croce, l’immagine del bastone divino di Giuseppe, a cui l’anziano Giacobbe rendeva culto, mostrando l’immagine dello scettro del Regno eterno, affinché anche noi, adorando la Croce vivificante, diventiamo figli della Risurrezione.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il bastone di Mosè, che ha diviso in due il Mar Rosso, per liberare dalla schiavitù il popolo amato da Dio, e per farci passare dalla morte alla vita attraverso il mistero della Croce.
Oggi ci viene rivelata la Croce, la Croce che ha cambiato il sapore amaro dell’acqua, addolcendo la vita di coloro che vagano nel deserto, come addolcisce il peso delle nostre afflizioni.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il rinnovamento del serpente di bronzo che Mosè innalzò nel deserto, affinché tutti noi che guardiamo a colui che è su di esso possiamo essere guariti dal veleno dei nostri peccati.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il segno con cui i figli di Israele hanno vinto Amalek, affinché anche noi, come Mosè, attraverso il segno della vita, possiamo vincere il peccato che ha contaminato i nostri cuori.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è l’altare del vero Dio, l’ Arca santa che custodisce l’Immacolato.
Oggi ci viene rivelata la Croce che ha separato le acque del Giordano per far passare l’Arca della Legge portata dagli israeliti nella Terra Promessa, così come la Croce ci apre le porte del Nuovo Cielo, il Regno dei Cieli.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è la lana piena della rugiada del mattino senza tramonto, che come ha dissetato Gedeone, così disseterà la nostra sete dell’Acqua Viva – Cristo Signore.
Oggi ci viene rivelata la Croce, l’immagine tracciata da Giona nel ventre del mostro marino, che si fa per noi tomba e da cui scaturisce la Vita nuova ed eterna.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il legno benedetto di Eliseo, che egli gettò nelle acque del Giordano, affinché anche noi, attraverso la Croce di Cristo, possiamo essere tirati fuori dalle profonde e tormentate profondità della tribolazione.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è il bastone portato dal Buon Pastore, che ha versato il suo sangue sul Calvario.
Oggi ci viene rivelata la Croce, che è la luce della sapienza fino alla fine, quando sarà rivelata in cielo alla seconda venuta di Cristo.
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Oggi più che mai, riprendiamo con forza le parole dell’apostolo Paolo ai Galati, sigillandole con la grazia nel profondo del nostro cuore, gridando:
“Non mi vanterò se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso a me, e io al mondo” (Gal 6, 14).
† Atanasie di Bogdania



