L’Esaltazione della Santa Croce | Il mistero dell’amore crocifisso
Vangelo secondo Giovanni 19, 6-11, 13-20, 25-28, 30-35
Il ritrovamento della Santa Croce da parte dell’imperatrice Elena, madre del santo imperatore Costantino il Grande, nell’anno 328, e la sua elevazione al culto dei fedeli da parte di san Macario di Gerusalemme, ci rivelano il mistero della festa odierna.
Questa festa assunse in seguito un’importanza molto particolare, perché la parte più grande della Santa Croce fu recuperata dall’imperatore Eraclio dai Persiani il 21 marzo 629, proprio durante la settimana della Quaresima dedicata alla Santa Croce. Fu portata a Gerusalemme, dove fu esposta per il culto cristiano da parte del patriarca Metodio, e successivamente, nel settembre dello stesso anno, una parte della Santa Croce fu portata a Costantinopoli, dove fu collocata con grande onore nella grande cattedrale di Santa Sofia.
Nel corso dell’anno ecclesiastico, i Padri hanno ordinato tre grandi feste dedicate alla Santa e vivificante Croce, che si intrecciano armoniosamente con gli eventi che hanno rivelato la sua storia nella Chiesa e a Bisanzio: L’Esaltazione della Santa Croce (14 settembre, quando fu trovata per la prima volta a Gerusalemme, 40 giorni dopo la festa della Trasfigurazione – 6 agosto), la Terza Domenica della Santa e Grande Quaresima e la Processione della Santa e Vivificante Croce (1 agosto, quando fu posta al culto a Costantinopoli).
L’odierna festa dell’Esaltazione della Santa Croce rovescia l’ordine degli eventi dell’Antica Legge, perché prima appare la Nuova Eva, la Madre di Dio, di cui abbiamo celebrato la nascita l’8 settembre, e poi appare il Nuovo Adamo, Cristo Signore, a cui ella dà la vita e la carne dell’uomo. Il 13 settembre, a Gerusalemme, si celebra la Festa della dedicazione dell’Anastasis (Risurrezione), assaporando prima la gioia della Risurrezione e poi, il secondo giorno, il mistero dell’Esaltazione della Santa Croce, il quale ci mostra che dobbiamo capire dove si nasconde la potenza della Risurrezione, che risiede proprio nella potenza della Santa Croce – la Croce di nostro Signore Gesù Cristo è inseparabile dalla Risurrezione.
La Croce – il mistero del nostro essere
La Croce diventa il mistero del nostro essere, l’energia che muove il senso della nostra esistenza di cristiani, rivelandosi come il cuore del Cielo, della Chiesa, della nostra vita e del mondo intero. La Croce diventa il centro dell’universo, benedicendo abbondantemente tutta la creazione visibile e invisibile. La Croce porta il cielo sulla terra, affinché possiamo gustare di nuovo non l’albero della conoscenza del bene e del male (a causa del quale siamo caduti), ma il nuovo albero della vita, che si rivela essere la Croce vivificante.
Tutta l’anima (ri)nata dall’acqua e dallo spirito è nel mistero della Croce e della Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, perciò la veneriamo, la poniamo al centro della chiesa e diventa il mistero del nostro essere, per testimoniare ciò che il cristianesimo è veramente – l’amore sconfinato crocifisso sulla Croce.
La Croce è il ponte verso la vita eterna, che si acquista con la preghiera, con il sacrificio, morendo a noi stessi ogni giorno, un po’ alla volta, ma anche al mondo che ci circonda, per poter risorgere nel Signore. Dalla morte alla risurrezione attraverso la Croce si mostra la via a cui siamo chiamati oggi.
L’apostolo Paolo, nella sua Lettera ai Galati, rivela il mistero della Croce dicendo: “Non mi vanto se non della croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso a me, e io al mondo” (Gal 6, 14), e ai Corinzi scrive: “La parola della croce è stoltezza per quelli che periscono, ma per noi che veniamo salvati è potenza di Dio” (1 Cor 1, 18).
Ogni anima che sa prendere la sua croce, come fece così profondamente il grande Paolo, è quella che ha imparato l’arte del distacco spirituale, l’arte dell’illuminazione, l’arte del compimento di sé e l’arte spirituale del legame con il mondo che è di là e non solo con questo mondo visibile (e decaduto).
Il mistero della Croce è nascosto nel mistero dell’Amore
Il mistero della vita cristiana è un vero e proprio paradosso, perché l’assunzione della morte e la rinuncia all’io, attraverso la morte in croce, porta alla vita eterna (attraverso l’amore), mentre la ricerca della vita effimera qui sulla terra (per egoismo) porta alla morte dell’Adamo eterno (dalla cui caduta non possiamo separarci).
Il Vangelo suggella, ancora una volta, il fermo annuncio della via che conduce alla vita: tutti coloro che vogliono salvare la propria vita, il proprio essere e la propria anima, vivendo con e (solo) per se stessi, finiranno per morire, perdendo la vita. Chi sa abbracciare la morte, perdendo in qualche modo la propria vita, per donarla (qui) per Cristo, la guadagnerà.
Essere cristiani significa imparare veramente il mistero della morte attraverso la croce : con la morte della morte si guadagna la Vita! Siamo chiamati ad essere alla scuola di coloro che imparano a morire a se stessi. Viviamo con e attraverso la croce, per imparare a morire. Il Signore ci insegna qui e ora a morire a questo mondo, per scoprire il mistero della vita che dobbiamo ereditare.
La morte vivificante del Signore sulla croce guarisce la vita dell’uomo avvelenata dal peccato e portatrice di morte. Tutti coloro che cercano la risurrezione devono comprendere il mistero della Croce, che si nasconde nel mistero dell’amore ultimo, il mistero del grande amore. Chi ama Dio impara a morire al peccato poco a poco, giorno per giorno, momento per momento, affinché nel suo corpo nasca e cresca una vita nuova, che è la vita della risurrezione.
La Croce e la Risurrezione: l’inizio e la fine
Il pellegrinaggio della vita, suggellato dal mistero della Santa Croce, segue sempre una linea orizzontale, che è il nostro cammino nella vita e l’intaglio di ciò che crediamo e confessiamo e cerchiamo di approfondire e soprattutto di vivere, ma anche una linea verticale, attraverso la quale Dio taglia sempre il cammino effimero e portatore di morte del peccato e della caduta, proprio attraverso la Croce che si forma da queste due linee, per insegnarci che è proprio dalla sofferenza che scaturisce la vita tanto desiderata.
La Croce viene così posta da Dio in mezzo alla nostra vita in un posto d’onore, così come oggi viene posta in mezzo alla Chiesa nella Liturgia, come in mezzo a un mondo nuovo, essendo l’asse di riferimento attorno al quale si ricostituisce (ricrea) il nuovo universo – la Croce di Dio – la Croce della Salvezza (una nuova Creazione).
Il Mistero della Croce inizia con il battesimo di ciascuno di noi, un passaggio attraverso la morte che ci porta alla vita. Il Mistero della Croce e del Sacrificio, però, non finisce mai (qui), perché anche nel Regno dei Cieli, Cristo Signore siede sul trono della Santissima Trinità, nell’immagine dell’Agnello immolato – “e lo adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita dell’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo” (Ap 13,8). L’immagine divina del Risorto porta nel suo essere il dono di sé, il sacrificio e la Croce che non finiscono mai, così come non finiscono mai la gioia e la grazia della Risurrezione.
La Croce fiorisce, diventando l’Albero della Vita, della gioia e della grazia.
È con l’Albero della Vita – la Croce che il vecchio Adamo non intravedeva nella luce del cielo – che ci incontriamo all’inizio della Scrittura, nel libro della Genesi – “e al centro del paradiso c’era l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male” (Fil 2,9). La Sacra Scrittura termina con lo stesso albero mistico anche nel Libro dell’Apocalisse: “in mezzo alla piazza della città, da una parte e dall’altra del fiume, cresce l’albero della vita, che fruttifica dodici volte all’anno e dà i suoi frutti ogni mese; e le foglie dell’albero servono per la guarigione delle genti” (Ap 22,2).
Il mistero della Croce è quello che abbraccia tutta la Scrittura ispirata dallo Spirito Santo, mostrandosi come la vera fonte della vita eterna – “Beati coloro che lavano le loro vesti, perché possano mangiare dall’albero della vita e possano entrare nella città per le porte” (Ap 22, 14 ).
La crocifissione e la croce di Cristo sono il nuovo albero della vita. È Lui che ci mostra ciò che è nascosto in mezzo al cielo. L’albero della vita è l’albero del servizio, l’albero del sacrificio, l’albero della donazione delle nostre creature e della nostra mente a Dio. L’albero della vita è l’albero del dono di sé, l’albero del sacrificio e dell’abnegazione.
Il mistero del dono di sé
Per comprendere il mistero della Croce, dobbiamo prima comprendere il mistero del dono di sé. Ad ogni Divina Liturgia, i cristiani donano un pezzo di pane santo, che è un pezzo di pane fatto per simboleggiare noi stessi – una creatura sigillata con le sembianze di un’immagine santa – Cristo Signore.
Il pane, che diventa il Corpo del Signore, porta il sigillo del segno della Santa Croce, ma il vero pane – l’uomo fatto a immagine del Salvatore – è chiamato a portare il sigillo stesso della Croce vivificante, che lo condurrà alla vita immortale.
La Liturgia, come chiamata al cambiamento interiore, ci mostra che la trasformazione non è solo del pane e del vino, che diventano il Corpo e il Sangue del Signore Cristo, ma la trasformazione più profonda è proprio del nostro corpo, che diventa (anche) il Corpo e il Sangue del Signore, attraverso la comunione, a somiglianza del suo Sacrificio – portando l’immagine della sua Croce.
La Chiesa in questo mondo – il nuovo Cielo, di cui assaporiamo il Regno dei Cieli – ha la forma della Santa Croce, la Croce che unisce il cielo e la terra, Dio e l’uomo, il visibile e l’invisibile, e tutto questo nel mistero del sacrificio eterno.
Tutta la Chiesa è costruita sul sacrificio, sul dono di sé, e la Croce posta oggi al centro della Chiesa ce lo ricorda, ed è per questo che digiuniamo (anche in questo giorno), che preghiamo, che ci asteniamo dai piaceri di questo mondo, per sigillare il mistero del nostro essere con il seme della vittoria eterna – la Croce
L’icona che rivela il mistero
Nell’icona della festa, il vescovo Macario di Gerusalemme è raffigurato in piedi su un’altura (il Golgota) e benedice i fedeli con la Santa Croce, che si trova in primo piano. Alla sua destra e alla sua sinistra ci sono due diaconi che lo assistono. A destra della Santa Croce si trovano i santi Costantino e sua madre Elena. In alcune raffigurazioni, tuttavia, solo Sant’Elena appare in basso, accanto alle tre croci scoperte (due delle quali sono quelle dei ladroni).
Fu Costantino il Grande a dare la libertà ai cristiani con l’Editto di Milano del 313, e fu l’imperatrice Elena, sua madre, che, insieme al vescovo Macario di Gerusalemme, scoprì la Santa Croce. Ecco perché anche i Santi Imperatori sono inseparabili dalla Croce, che compare sempre nelle rappresentazioni iconografiche.
Alcune icone raffigurano anche la resurrezione di una vedova grazie al potere della Santa Croce, da lei toccata, altre mostrano il miracolo di una guarigione – l’iconografo voleva certamente mostrare il potere della grazia che scaturisce dalla Croce appena scoperta. Il clero e i fedeli presenti a questa grande festa sono dipinti sulla sinistra.
Sullo sfondo, in secondo piano, c’è la Chiesa della Resurrezione del Signore a Gerusalemme, fondata dall’imperatore Costantino il Grande e inaugurata il 13 settembre 335. La tradizione vuole che, dopo la consacrazione della chiesa, sia stato fatto un rito speciale, che è rimasto tipico della Chiesa, e cioè che ogni venerdì, e poi soprattutto il 13 settembre e il Venerdì Santo della Settimana Santa della Passione, il legno della Santa Croce venisse portato fuori per l’adorazione, e portato in processione al centro della chiesa.
Contemporaneamente alla processione, c’era anche l’ufficio dell’inchino, nel segno della Santa Croce, in cui la Croce benediceva tutti e quattro i punti cardinali: Est, Ovest, Nord e Sud, pronunciando, ogni volta, cento Kyrie eleison. La Santa Croce è diventata così l’asse e il centro della Chiesa e di tutti i cristiani, come mostra l’icona della festa.
La Croce – la chiave del Paradiso
La forza della croce significa che sappiamo andare contro questa vita carnale e questo mondo effimero, affinché nei nostri cuori nasca un’altra vita, la vita immortale, la vita di gloria che ci sarà rivelata, la vita della luce divina, la vita del Regno che verrà.
La Croce diventa davvero per noi il nuovo albero della vita, e la nostra vita e il nostro corpo diventano un nuovo Paradiso. Al cuore della vita c’è la morte, la morte vivificante, e il segno della morte vivificante è proprio la Croce. Oggi è la Santa Croce con la quale nasciamo alla vera vita.
La Croce salvifica si rivela anche quando impariamo a prendere su di noi il mistero della sofferenza, ad abbracciarlo e a metterlo al centro del nostro essere, della nostra vita, rendendo i nostri corpi, sigillati con il segno della Croce, veri templi della dimora di Dio – le chiese viventi di Dio. Allora la Croce fiorisce di una grazia incommensurabile, diventando l’albero della Vita, della Gioia e della Salvezza.
Che anche noi, in questo riposo spirituale, possiamo essere nutriti dal Mistero vivificante della Croce!
Adoriamo la tua Croce, o Signore, e lodiamo e glorifichiamo la tua santa Risurrezione!
† Atanasie di Bogdania


