9ª domenica dopo Pentecoste | Cristo – L’arca della vita che salva
Camminare sul mare – Calmare la tempesta
Vangelo secondo Matteo 14, 22-34
Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, per sfamare le folle affamate, non solo di cose terrene ma anche di cose spirituali, il Salvatore esorta i suoi discepoli “a salire sulla nave e a proseguire verso l’altra riva, finché non abbia lasciato andare le folle” (Mt 14,22).
Cristo “salì (anche) sul monte a pregare da solo. E quando fu sera, era là da solo” – sapendo che il popolo, che ne aveva abbastanza delle cose della carne, lo avrebbe fatto re, non comprendendo la profondità del mistero, – qui le acque di questo mondo sono veramente agitate e inizia la tempesta interiore, da cui il senso del Vangelo con cui oggi proseguiamo il nostro cammino.
Il racconto del viaggio sul mare ci viene proposto da tre dei quattro evangelisti – Matteo (14,24-26), Marco (6,47), ma paradossalmente anche da Giovanni, che di solito omette gli episodi esposti dai sinottici (6,16).
Pane della vita
Il Signore chiamava il suo popolo a un ministero più mistico, un ministero più profondamente radicato nella grazia, un ministero di salvezza – “Voi mi cercate non perché avete visto dei prodigi, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete saziati. Non cercate il cibo che perisce, ma quello che rimane per la vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché Dio Padre lo ha sigillato” (Gv. 6, 26-27) – ma non viene compreso, da qui il sigillo di dolore che viene posto sull’intero episodio del racconto scritturale di Matteo.
La domenica di oggi è anche un’icona della rivelazione della Chiesa, che è il Corpo di Cristo – Lui, l’arca vivente, nella quale se uno rimane stabilmente non gusterà la morte in eterno. Proprio come nell’Antico Testamento, nel Santo dei Santi si trovavano: le Tavole della Legge (la Parola del Signore), la Manna del deserto (prefigurazione dell’Eucaristia) e la Verga di Aronne (la grazia della profezia) – nella Chiesa del Nuovo Testamento troviamo: Il Santo Vangelo (la Parola del Signore); la Santa Comunione (il Corpo e il Sangue del Signore); la Santa Croce (il nuovo Albero della Vita da cui scaturisce la grazia purificatrice e salvifica). Dove ci sono questi elementi, c’è la Chiesa fondata sul sacrificio del Salvatore. C’è anche il Pane di Vita disceso dal cielo (Gv. 6, 35), che il Salvatore cercò di rivelare alle folle, ma la tentazione della carne era troppo grande.
“Vedendo sollevarsi il mare della vita nelle tentazioni, al tuo porto radioso grido a Te: Salva dal pericolo la mia vita, o infinitamente Misericordioso”.
Il mare in cui Pietro ha rischiato di annegare è anche il mare della nostra vita, in cui spesso anneghiamo nelle tentazioni. Il mare è agitato, come lo è spesso la nostra vita, proprio perché è pieno delle tenebre dell’ignoranza e del peccato, ma anche della dimenticanza di Dio. In tutto questo, solo Cristo è ancora la nave della salvezza – la Santa Chiesa, per la salvezza dei suoi discepoli.
L’arca su cui gli apostoli viaggiavano attraverso il mare di Tiberiade è anche l’immagine dell’anima dell’uomo credente nella sua lotta con le passioni che lo agitano. È il Signore che entra con la sua grazia confortante nel cuore dell’uomo turbato dalle tentazioni, così come entrò nella barca in difficoltà e calmò la tempesta.
Cristo è Colui che calma la tempesta dei cattivi pensieri, delle tentazioni, degli affanni, dei problemi, delle cadute, dell’impotenza, delle afflizioni e delle sofferenze (spesso insormontabili) che travagliano l’animo umano. Da ciò comprendiamo che la mano del Signore tesa a Pietro oggi è una mano di incoraggiamento e di speranza, di vittoria sulle tentazioni, ma anche di liberazione dai problemi e dai dolori.
Comprendiamo, quindi, che il Vangelo di oggi è un Vangelo di speranza, affinché siamo fiduciosi nell’ascoltare le parole del Signore, come l’uomo saggio “che, quando ebbe costruito la sua casa, scavò e scavò, e pose le fondamenta sulla roccia; e quando vennero le grandi acque e le inondazioni si abbatterono sulla casa, essa non poté essere abbattuta, perché era costruita su una roccia“ (Lc. 6, 48). Chi costruisce la sua casa dell’anima sulla fede in Cristo Signore non sarà scosso per sempre da nessuna tentazione, perché è la roccia della testimonianza di Pietro che oggi si mostrerà liberata dai flutti dell’afflizione.
“Ma subito parlò loro, dicendo: Fatevi coraggio, sono io; non temete“. (Mt 14, 27)
Cristo fa ai suoi discepoli una rivelazione simile a quella fatta da Jahvé a Mosè nell’Antico Testamento: “Allora Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono“ (Esodo 3, 14). Colui che è sempre con noi è colui che ci compensa e ci fa uscire da ogni difficoltà. È di nuovo viva e operante la promessa di avere misericordia fatta al popolo amato: “Invocherò il nome di Jahvè davanti a voi e avrò pietà di colui che è da compatire e avrò pietà di colui che è degno di misericordia” (Esodo 33, 19), dice il Signore degli eserciti.
Questa volta Cristo è il Signore “longanime e misericordioso” (Sal 102,8), che si rivela ai suoi apostoli in mezzo al mare agitato. Finché Pietro aveva gli occhi fissi sul Salvatore, il miracolo era vivo e operante: egli camminava senza paura sul mare (di tutte le tentazioni) come sulla terraferma. Quando distolse lo sguardo da Cristo e lo rivolse verso le onde delle preoccupazioni di questo mondo, ebbe paura e “cominciò ad affondare” (Mt 14,30). Come sempre, l’anima affonda per prima, seguita dal corpo: la tentazione colpisce l’interno per abbattere l’esterno.
La mano misericordiosa che farà uscire Adamo ed Eva dall’inferno, attraverso il mistero della Risurrezione, è la stessa che oggi fa uscire anche Pietro dalle onde dell’incredulità: “Piccolo credente, perché hai dubitato?” (Mt 14, 31).
Dal dubbio alla certezza
San Giovanni Crisostomo ci dice perché il Cristo permette una prova come quella di oggi ai suoi discepoli: “Si allontanò e permise che si scatenasse una tempesta in mezzo al mare. Tutto questo per rafforzarli e non per guardare a una speranza terrena di fuga dalle cose terrene. Poi permise che fossero avvolti dalla tempesta per tutta la notte, per risvegliare completamente i loro cuori induriti. Così Gesù ha affrontato la natura della loro paura, che l’acqua agitata e il tempo avevano generato. Li manda in una situazione in cui devono desiderarlo di più e tenere la mente sempre rivolta a Lui“.
La natura dell’uomo si mostra sempre piena di dubbi, dubbi che hanno messo in difficoltà anche Pietro, che ha osato (zelante com’era) mettere alla prova il Salvatore, chiedendogli una conferma, un miracolo: “Signore, se sei tu, comandami di venire da te sulle acque” (Mt. 14,28) – l’uomo ha sempre bisogno di fiducia per poter andare avanti.
Pietro potrà camminare sulle acque finché sarà rivolto verso il Signore; quando cambierà direzione, guardando verso la tempesta, vinto dalla paura, affonderà – è proprio il cambio di direzione che porta alla caduta. È così anche nella vita di ciascuno di noi, la rottura del legame con il Signore porta a certe cadute.
Ci rendiamo conto, quindi, che tutte le debolezze e i problemi che incontriamo nella vita possono essere superati se non facciamo affidamento sulle nostre forze, ma ci affidiamo all’aiuto di Dio. Chiunque voglia seguire il Salvatore è chiamato ad essere disposto a mettersi nelle sue mani, anche quando le tentazioni della tempesta sembrano insormontabili.
Dalla via dell’Antico Testamento alla via della salvezza
La Chiesa, fondata sul sacrificio del Salvatore, è l’arca dei suoi amati discepoli, che egli deve portare al di là del mare, cioè all’altra sponda del mondo, verso la salvezza e la liberazione dalle cose effimere del mondo.
Il Signore appare ai suoi discepoli in mare durante la quarta veglia della notte. Una notte (di 12 ore, dalle 18.00 alle 6.00 – la prima ora del giorno) era divisa in quattro veglie di tre ore, e Cristo era colui che appariva alle 3.00 del mattino. La suddivisione della notte in veglie ci viene rivelata come la suddivisione della storia della salvezza dell’uomo in generazioni che avranno cercato la tanto attesa salvezza.
È in questo senso che Cromazio di Aquileia interpreta così splendidamente per noi i misteri nascosti nel Vangelo che stiamo percorrendo oggi: “La prima veglia notturna, cioè la veglia del mondo attuale, si intende da Adamo a Noè, la seconda da Noè a Mosè, per mezzo del quale fu data la legge. La terza veglia va da Mosè fino alla venuta del nostro Signore e Salvatore. Durante queste fatiche il Signore, anche prima della sua venuta in carne e ossa, attraverso l’attenzione degli angeli, difende gli accampamenti dei suoi santi dalle insidie del nemico, cioè dal diavolo e dai suoi angeli, che fin dall’inizio del mondo hanno lavorato contro la salvezza dei giusti.
Nella prima veglia si contano Abele, Seth, Enos, Enoc, Matusalemme, Matusalemme e Noè. Nel secondo strato, Abramo, Melchisedec, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. Nella terza, Mosè, Aronne, Giosuè figlio di Nun e, in seguito, gli altri uomini giusti e i profeti. La quarta veglia rappresenta il tempo trascorso dalla nascita del Figlio di Dio nella carne e nel quale ha sofferto, il tempo sul quale ha promesso ai suoi discepoli e alla sua Chiesa che avrebbe vegliato dopo la sua risurrezione, dicendo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli“.
Dalla nave dei discepoli alla nave della Chiesa
Pietro, “vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò dicendo: Signore, salvami!” (Mt 14,30) – ci viene posto davanti un potente richiamo alla fede. Il dubbio sorge in ognuno di noi a un certo punto, a causa del buio della notte e delle difficoltà.
Cristo guarisce innanzitutto il dubbio di Pietro e poi sale sulla barca, argina le onde, calma il mare nella tempesta della tentazione, porta pace e tranquillità, conducendo i discepoli all’altra riva – la riva di un mondo nuovo che verrà. Finché non superiamo la nostra incredulità, il Signore si mostra come colui che crede in noi fino in fondo.
La nave che si rivela essere la Chiesa è stata ed è sempre provata da tentazioni esterne – le grandi onde, le tempeste, le piogge inarrestabili, che non sono altro che persecuzioni, eresie, prove, e forse la più dura di tutte le prove è l’illusione del successo, il trionfo che ci riporta alla certezza di cadere, proprio per insegnarci il mistero dell’umiltà.
Cristo è Colui che ferma la tempesta solo dopo essere entrato nell’arca – l’arca della Chiesa, da cui l’importanza di rimanere saldamente nella Chiesa, che le porte dell’inferno non vinceranno (Mt 16,18). Fuori dall’arca c’è la tempesta che annega e schiaccia ogni anima in pericolo.
Il beato Agostino parla così bene del tempo in cui il Signore entra nell’arca, il tempo della vita e della salvezza, dicendo: “La quarta veglia significa la fine della notte. Ogni veglia è di tre ore, il che significa che alla fine del mondo il Signore verrà a salvare camminando sulle acque. Sebbene quest’arca sia sballottata dalle tempeste della tentazione, essa vede nella gloria il Signore che cammina sulle onde del mare, cioè che calpesta tutte le potenze di questo mondo. Infatti, attraverso la voce delle sue passioni, ha dato esempio di umiltà nella carne. Quelle onde del mare, di fronte alle quali Egli si sottomise volontariamente, si placarono, come dice la profezia: “Sono entrato negli abissi del mare e la tempesta mi ha travolto (Sal 68,3)”.
E quanti erano nella barca lo adorarono, dicendo: “Veramente tu sei il Figlio di Dio” (Mt 14, 33).
Perché il Salvatore permette che i discepoli siano messi alla prova, perché non ferma le onde del mare e la tempesta fin dall’inizio? Ogni cosa ha il suo scopo nella crescita spirituale:
-pPerché diventino più spirituali, più esperti, perché abbiano la forza e il coraggio di predicare Colui che li libererà dalla morte. Ma anche per prepararli all’apostolato e alla missione, che li metterà a dura prova;
– affinché gli apostoli sentissero il suo aiuto. Se li avesse aiutati fin dal primo momento in cui si è scatenata la tempesta, senza alcuna fatica, non avrebbero potuto conoscere veramente l’aiuto di Dio. In questo modo sperimentarono Cristo come vero Salvatore;
– perché imparassero il mistero della speranza, perché imparassero a non disperare mai, affinché sappiano che non sono mai veramente soli, anche se incontrano le più grandi tempeste della vita;
– che comprendano che tutte le prove sono alla portata delle nostre forze, come ci insegna Sant’Efrem – “Dio sa quanto tempo lasciarci nella fornace delle prove”.
È il Signore che porta sempre la barca (la Chiesa) a riva in modo meraviglioso, preoccupandosi della salvezza di ciascuno di noi, ma non prima di averci aiutato a uscire vittoriosi dalla battaglia delle tentazioni.
Il Signore avrebbe potuto salvare Pietro senza tendere la mano, senza toccarlo, con la sola parola, come ha fatto tante volte nel guarire i malati e gli infermi. Pietro, però, ha dovuto provare l’angoscia della morte, in cui era stato condotto dalla sua fede angusta, per sentire pienamente la mano onnipotente di Dio, che lo tira fuori dagli abissi della sua caduta. Il mistero dell’amore per la Sua creazione rimane un mistero che ci conquista pienamente.
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“Il Signore è la mia luce e la mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è il protettore della mia vita, chi temerò?” (Sal 26, 1-2).
Anche noi nella vita siamo provati dalle onde delle tentazioni e delle difficoltà, delle cadute e dei dolori, ma accogliamo la parola di conforto e teniamola stretta, come i discepoli che chiesero ad avva Macario:
– Come dobbiamo pregare?
Ed egli rispose:
– Non c’è bisogno di parlare, ma stendete le mani e dite: “Signore, come vuoi e come sai, abbi pietà”, e se vi assale qualche difficoltà: “Aiutami, Signore”. Ed Egli sa ciò che è bene e ha misericordia!
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“Signore, come sai, come vuoi, come puoi – salvami!”
† Atanasie di Bogdania



