2ª domenica dopo Pentecoste | dei Santi romeni (e locali) | Il mistero della sequela di Cristo

Vangelo secondo Matteo 4, 18-23

Alla luce della grazia dello Spirito Santo, continuiamo il nostro lungo cammino con i misteri del Vangelo di Matteo. Il tempo dopo la Pentecoste è il tempo del lavoro dell’uomo in sinergia con la grazia che è stata rivelata al mondo, ed è un tempo di formazione spirituale. Il tempo dopo la Pentecoste è il più lungo dell’anno e nei Vangeli domenicali si alternano eventi della vita del Salvatore, che sono generalmente miracoli (spesso guarigioni, tutte con un ricco insegnamento spirituale), momenti di grande importanza (come la chiamata dei primi discepoli), ma anche insegnamenti lasciati da Cristo stesso per una progressiva crescita spirituale (come il Discorso della montagna).

Oggi ci troviamo di fronte al Vangelo della chiamata all’apostolato dei primi discepoli, due coppie di fratelli pescatori – Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni (Mt 4,18-23) – che avviene “sulle rive del mare di Galilea” (Mt 4,18 e Mc 1,16). Se il Vangelo di Marco è in sintonia con quello di Matteo, l’evangelista Luca vede l’episodio con occhi più profondi, aggiungendo un particolare e narrando la chiamata degli apostoli attraverso l’episodio della pesca miracolosa.

L’apostolo Giovanni aggiunge qualcosa in più, parlando della prima chiamata dei discepoli (i Sinottici la vedono nel momento decisivo, non nel primo incontro), sulle rive del Giordano, mostrando innanzitutto gli apostoli come seguaci del Precursore che annunciava Cristo – “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (Gv. 1,29). Tutte queste narrazioni si completano a vicenda e ci rivelano molti significati radicati nella grazia.

In questo giorno si commemorano anche tutti i santi romeni (e i santi locali per quelli che vivono nella diaspora). Il 20 giugno 1992, il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa romena ha deciso di istituire una giornata speciale per commemorare i santi che sono stati presenti nel nostro Paese, con il nome di “Domenica dei Santi romeni”, che si celebra ogni anno la seconda domenica dopo la Pentecoste (la prima è di “Tutti i Santi”).

“Seguitemi e vi farò diventare pescatori di uomini” (Mt 4, 19)

Il Salvatore Cristo chiama i suoi discepoli all’apostolato dopo essersi mostrato vittorioso sulle tre tentazioni che l’avversario gli pone davanti nel deserto di Carantana – la concupiscenza della carne (pane), l’invito al rifiuto della sofferenza, accecato dall’orgoglio (superbia e orgoglio) e la padronanza smisurata di questo mondo (amore per l’argento (Mt. 4, 1-11).

Dopo la risurrezione del Signore e l’effusione dello Spirito Santo, anche gli Apostoli seguiranno lo stesso percorso – fame, sofferenza e persecuzione – ricchi solo dello Spirito, che li proteggerà in tutto e li mostrerà conquistatori. La chiamata è tanto semplice quanto potente: Seguitemi e vi farò diventare pescatori di uomini! – una chiamata ai discepoli che “pescheranno” altri nella rete della retta fede. I pescatori di Galilea, mossi dalla parola di Cristo, entrano nello spirito del suo comandamento, diventano come lui, entrano nel mistero della grazia che li cambierà veramente e darà loro una nuova vita.

Gli Apostoli andranno tutti fino alla morte (e quanto terribile) per realizzare la loro chiamata e vocazione – seguire il Signore significa morire qui per poter passare oltre, una misteriosa crocifissione che ogni volta schiaccia la morte (ancora una volta). Tutto questo, però, solo con la forza dello Spirito Santo, ed è per questo che la domenica di oggi non è altro che una commemorazione della fecondità dello Spirito negli apostoli del Signore.

In che modo bello e profondo l’apostolo Paolo parla di questa morte prima della morte: “Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi; portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.” (II Cor 4,8-11).

ICHTHYS

Chiamando i discepoli all’apostolato – Cristo si mostra come il pesce misterioso (ICHTHYS), ma anche come l’abile pescatore; è colui che dà il cibo al mondo, ma dà anche se stesso in sacrificio, in modo mistico, per cibo. Chiunque assaggi questo pesce mistico non morirà in eterno, ma avrà la vita eterna (Gv. 6,40).

I frutti dell’obbedienza degli apostoli hanno cominciato a manifestarsi con la chiamata mistica, sono loro che cacceranno il mondo con la forza dell’amore – amare significa lasciare tutto per l’Amato. Grazie all’obbedienza al Salvatore Cristo, gli apostoli sono diventati i più famosi pescatori di uomini. Ci viene rivelato che chi obbedisce al Signore e chi obbedisce per Dio, colui che lo guida sulla via della salvezza, hanno la stessa ricompensa: “Chi obbedisce a voi obbedisce a me, e chi abbandona voi abbandona me” (Lc 10,16). L’obbedienza lega il mondo agli apostoli e, attraverso di loro, al Signore.

“E subito lasciarono le reti e lo seguirono” (Mt 4,20).

La chiamata degli apostoli toccati dalla grazia è davvero meravigliosa, essi vengono a conoscere il mistero della pesca divina, con la quale sono stati strappati da questo mondo per gustare il mondo a venire. Quelli che sarebbero diventati apostoli beati – hanno tirato a riva la barca e hanno lasciato tutto lì -, quindi una prefigurazione del mistero del sacrificio di sé, del mistero della sequela di Cristo, che cambia l’uomo dall’interno.

San Gregorio Magno ci spiega così bene il prezzo del Regno dei Cieli per il quale gli apostoli lasciarono tutto, dicendo: “Il regno dei cieli non ha prezzo. Vale quanto hai. Per Zaccheo valeva la metà di quello che aveva, perché l’altra metà che aveva, che aveva raccolto ingiustamente, promise di ripagarla con la riconciliazione (Lc 19,8). Per Pietro e Andrea consisteva nelle reti e nelle navi che avevano lasciato, per la vedova valeva due spiccioli (Matteo 12:42); per un altro valeva una tazza di acqua fredda (Matteo 10:42). Quindi, come abbiamo detto, il regno dei cieli vale quanto noi abbiamo“.

Cosa lasciamo seguendo Cristo?

Ci sono tre cose che lasciamo seguendo Cristo, come gli apostoli: quelle del corpo, quelle dei beni materiali e i genitori (parenti) secondo la carne, che tanto amiamo. Lasciando le reti, il Vangelo ci rivela l’abbandono delle necessità della carne, con la barca, i beni materiali, e lasciando il padre, comprendiamo la rinuncia all’amore effimero per chi è in famiglia, un’abnegazione che rivela un amore più grande – “e subito lasciarono la nave e il padre e lo seguirono” (Mt 4,22).

Gli apostoli lasciarono prima le reti (lasciando subito le reti – Mt 4,20), poi la barca e infine il padre (i genitori). Gli esegeti ci mostrano che la prima da lasciare è la legge della carne (del corpo che rivendica i suoi diritti), perché è la più dannosa per l’ascesa spirituale. In secondo luogo, vanno lasciati i beni del mondo, perché ci tengono legati alle cose terrene, incapaci di spiccare il volo in quelle dello spirito. Infine, i genitori sono quelli che lasciamo indietro, per ritrovarli secondo verità nel Regno dei Cieli – dove l’amore è puro e non contaminato da egoismo e passione.

I discepoli del Signore hanno lasciato le barche per diventare timonieri della Chiesa, hanno lasciato le reti per non pescare più i pesci delle acque e del mare su questa terra di passaggio, ma i credenti per il regno che è aldilà – hanno lasciato i genitori per diventare genitori spirituali di tutti coloro che seguiranno Cristo.

Dalla chiamata al ministero

Cristo, nel chiamare gli apostoli, li vede attraverso un prisma spirituale e non mondano, guardando non tanto al loro volto, quanto piuttosto al loro cuore, alla profondità della loro anima. Il Signore sceglie i suoi discepoli non per quello che sono, ma per quello che diventeranno in futuro, come coloro che abbracceranno il mistero della sofferenza e della croce per vincere il mondo.

Come l’abile artigiano sceglie le pietre preziose ancora grezze, non levigate e non lucidate, scegliendole non per quello che sembrano essere ora, ma per quello che diventeranno in futuro – diamanti (spirituali) – così il Salvatore ha scelto le sue pietre più preziose, che nascondevano un tesoro spirituale nel profondo del suo cuore.

Questo è anche il motivo per cui il Signore non scelse i governanti e i grandi di questo mondo come suoi discepoli – perché non avrebbero mai potuto superare il loro status sociale e la loro posizione interiore, non scelse i sapienti e i filosofi, per evitare che il mondo pensasse che la loro sapienza lo avesse conquistato, ma scelse i non istruiti e gli ignoranti, semplici pescatori, ma con cuori grandi e puri, affinché la grazia divina fosse veramente rivelata – “Dio ha scelto i deboli del mondo per svergognare i forti” (I Cor. 27).

La chiamata dei primi apostoli in Galilea è di natura ecclesiologica; chiamando i suoi primi quattro discepoli, il Signore pone la prima pietra della Chiesa. Gli apostoli impareranno dalla vita del Salvatore e, seguendolo in tutto, cresceranno in santità e perfezione – il mistero della trasmissione vivente della verità.

Il Collegio Apostolico sarà una bella prefigurazione della Chiesa. Il Signore trasmetterà loro uno spirito di cose e di vita. La Chiesa apostolica che nascerà sarà un nuovo modo di vivere in spirito e verità – “Dio è lo Spirito e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv. 4, 24). La chiamata degli Apostoli ci mostra che la Chiesa è proprio interiore e spirituale, proprio come il Regno dei Cieli annunciato dal Salvatore.

Il mistero della sequela e dell’abnegazione

Il mistero della sequela di Cristo è il mistero di lasciare qualcosa (spesso tutto!), non di fare qualcosa in particolare – chi non lascia qualcosa, chi non rinuncia veramente a qualcosa, non può essere discepolo del Signore, che ha lasciato la sua vita per la nostra vita.

Il mistero della grazia ricevuta dagli apostoli, i pescatori che hanno gettato le reti, si intreccia con il mistero della rinuncia a se stessi: più ci svuotiamo di noi stessi, più veniamo riempiti dalla grazia di Dio.

Solo così possiamo comprendere in senso spirituale che cosa significhi il vero amore di sé – significa amare l’immagine di Dio nascosta in noi stessi, da qui la scoperta dell’ascesi, del digiuno, della preghiera, del contenimento delle passioni, per scoprire l’immagine di Cristo nascosta nel profondo del cuore.

Solo così diventiamo consapevoli che la cosa più importante al mondo è il compimento della volontà di Dio (come Cristo ha compiuto la volontà del Padre e gli apostoli quella del Salvatore), non la nostra volontà – prima di tutto c’è sempre il Signore, poi il prossimo e solo dopo la nostra persona (da qui il mistero dell’abnegazione, mostrato dalla chiamata dei primi discepoli all’apostolato).

«Ecco, io mando un gran numero di pescatori a pescarli», dice il Signore;
«inoltre manderò gran numero di cacciatori a dar loro la caccia
sopra ogni monte, sopra ogni collina
e nelle fessure delle rocce».
(Ger. 16:16).

Il Salvatore sceglie i suoi discepoli tra i pescatori che, praticando bene il mestiere della pesca, si sono veramente convertiti dalle cose terrene a quelle spirituali – in modo che possano pescare l’umanità verso la salvezza e la vita eterna, come i pesci nelle profondità del mare agitato.

La profezia di Geremia e il tropario di Pentecoste ci dicono che gli apostoli sono chiamati non solo come pescatori ma anche come cacciatori: pescatori, perché nelle reti del Vangelo cattureranno tutti i credenti che sono come pesci in questo mondo agitato; cacciatori, perché cattureranno per la salvezza attraverso la caccia spirituale coloro che vagano nel mondo come in una selva oscura, come le bestie del mare che hanno perso la forza della grazia.

Convinzione e superamento

La chiamata all’apostolato dei primi discepoli fu il segno di una straordinaria forza di convinzione del Salvatore Cristo. Ma non fu la forza a convincere, bensì la grazia, attraverso la libertà di ciascuno, che è divenuta operativa.

La libertà è l’immagine di Dio sigillata nel cuore umano, un’immagine che Cristo non deformerà o cambierà con una costrizione forzata. È così che Dio opera con noi ancora oggi.

Il Signore ci parla (attraverso i Santi), ci mostra (con l’esempio della vita), ci rivela (con il tocco della grazia), ma non si impone mai. Cristo ha la chiave della porta del nostro cuore, ma solo con la nostra accettazione può aprirla, mai forzandola – Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui, ed egli con me(Ap. 3, 20).

Quanto più grande è la costrizione dell’uomo nella vita, tanto più la convinzione scompare del tutto. La costrizione vince, ma non convince mai! Quanto più impariamo a impoverirci di inutili costrizioni, tanto più ci arricchiamo di convinzioni di vita, ci insegna Cristo Signore.

Domenica dei Santi romani (e locali)

Oggi ci viene rivelato cosa significa essere veri cristiani, cioè vivere nello Spirito Santo. Chi confessa il Signore Cristo come Salvatore in grazia e nello Spirito ottiene la salvezza. Se domenica scorsa abbiamo onorato tutti i santi conosciuti e sconosciuti, oggi onoriamo coloro che hanno portato frutti spirituali, che hanno confessato Cristo e che hanno ottenuto la salvezza nel nostro Paese: i santi romeni che appartengono alla Chiesa dei nostri avi.

Il Vangelo di oggi ci presenta (anche) la chiamata del primo degli apostoli, Andrea, fratello di Simon Pietro di Betsaida. La tradizione della Chiesa racconta che, dopo la Pentecoste e il primo Sinodo apostolico dell’anno 50, Sant’Andrea fu incaricato di evangelizzare la provincia della Scizia (l’odierna Dobrogea). All’inizio, Andrea accompagnò Pietro, il confessore degli apostoli, in Asia Minore, poi viaggiò attraverso la penisola balcanica, arrivando in Scizia, dove cristianizzò il popolo da cui discendiamo come nazione.

Ecco cosa ci dice l’Atto sinodale del 20 giugno 1992 sull’istituzione della festa odierna: “Molte Chiese giustamente venerate, nel corso dei secoli, hanno collocato tra i santi e onorato come meglio credono alcuni dei loro figli che hanno fatto del bene al cospetto di Dio con la loro vita in Cristo e la loro testimonianza, e allo stesso tempo hanno fissato un giorno di festa per tutti i santi conosciuti e sconosciuti, che Dio ha scritto nel libro dei suoi eletti. La Chiesa ortodossa romena ha onorato tutti i suoi figli secondo il loro valore, i santi che sono nati dalla pietà della nazione romena, dalla quale sono nati martiri, confessori, difensori della retta fede e grandi uomini e donne viventi provenienti dalle file dei fedeli, i santi, i sacerdoti e i gerarchi che hanno sempre brillato nella corona della Chiesa degli avi e che sono adornati di gloria in cielo. “

Noi che siamo pellegrini in terra straniera ci troviamo in una situazione atipica: ci troviamo in un Paese al quale non apparteniamo come popolo, ma dobbiamo imparare ad amare i santi della Chiesa inseparabili da ogni luogo e da ogni Paese. Tutti noi, in fondo, siamo in un pellegrinaggio che ha una sola meta: il Regno dei Cieli. Ma in questo pellegrinaggio abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi: i santi di Dio, suoi e nostri amici – dalla Romania o dall’Italia, dalla Francia o dall’Inghilterra, dalla Germania o dalla Spagna – sapranno aprirci la strada verso il compimento.

Oggi noi tutti i cristiani, attraverso gli apostoli che hanno seguito il Signore, siamo chiamati ad essere il nuovo popolo amato, un amore che si rivela attraverso l’opera dello Spirito Santo. Il desiderio di Dio di avere un popolo eletto, un popolo obbediente, un popolo amato, un popolo nato dal mistero della grazia, si realizza oggi. La chiamata dei primi discepoli è anche la nostra chiamata ad approfondire il mistero d’amore che ci lega a Colui che ci dona la sua vita.

I nostri cuori, come quelli degli apostoli che hanno lasciato tutto, diventano la Santa Chiesa, la dimora dello Spirito, il sigillo della grazia, così come tutti noi siamo chiamati a diventare sacerdoti secondo la grazia, quel sacerdozio regale che santifica il popolo eletto di Dio – “e voi siete una tribù eletta, un sacerdozio regale, una generazione santa, un popolo eletto da Dio, perché proclamiate al mondo la bontà di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (I Pietro 2:9).

Abbiamo il coraggio di seguire il Signore, di seguire la sua luce meravigliosa, di diventare testimoni e operatori di grazia perfetta!

“Per i vasi dello Spirito Santo e i fari splendenti della Chiesa di Cristo, per i santi romeni scelti da Dio, che hanno illuminato la terra del nostro Paese e gli uomini di buona fede con la luce splendente della Santissima Trinità, noi, figli della nazione romena, che con fede e amore li commemoriamo, lodiamoli, dicendo: Rallegratevi, Santi Romeni, ferventi intercessori per le nostre anime!”

(Contakion, Inno Akathistos dei Santi romeni)

† Atanasie di Bogdania