7ª domenica dopo Pasqua (dei Santi Padri del Primo Sinodo Ecumenico) | Il sacramento dell’unità nella fede

Giovanni 17, 1-13

Tra la gioia dell’Ascensione e la misteriosa attesa della Pentecoste, che riempirà di significato la festa in cui ancora ci troviamo, questa domenica è dedicata ai Santi Padri del Primo Sinodo Ecumenico – il primo Sinodo del mondo cristiano, svoltosi a Nicea nel 325.

Questo primo Sinodo della Chiesa ci ha fatto un dono meraviglioso, l’epitome della nostra fede, la pietra angolare del cristianesimo: il Credo. I Padri riuniti a Nicea, ispirati dallo Spirito Santo, composero i primi sette articoli del Simbolo della fede, mentre gli altri cinque furono completati dal secondo Sinodo Ecumenico, tenutosi a Costantinopoli nel 381.

Le parole di commiato

Il Vangelo che oggi incontriamo fa parte del 17° capitolo di Giovanni, con la parola più misteriosa ed edificante di tutto il racconto evangelico – la Preghiera sacerdotale del Salvatore – che arriva alla fine delle parole di commiato di Cristo.

Il 17° capitolo non è altro che una meravigliosa teologia del Salvatore in preghiera. Cristo parla agli apostoli della fede e dell’unità come fondamento della Chiesa, preparandoli alla misteriosa separazione che porterà grande gioia, al suo ritorno al Padre celeste e alla venuta dello Spirito Santo, il Consolatore: “Ed essi lo adorarono e tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24, 52).

Il Salvatore sapeva che sarebbe salito nella gloria al Padre, per inviarci il Consolatore, lo Spirito di Verità, lo Spirito Santo, e attraverso di Lui la gioia degli apostoli sarebbe stata veramente piena, in modo da far conoscere la fede a tutte le nazioni della terra.

Il Signore porta la testimonianza del suo amore perfetto (“avendo amato i suoi nel mondo, li amò sino alla fine” – Gv. 13,1), ponendo al centro delle sue parole una parabola che si pone come pietra angolare del rapporto che abbiamo con Cristo Signore: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Questo insegnamento è una vera e propria iniziazione al mistero della Chiesa: solo innestandoci nel tralcio della Vite benedetta possiamo vivere nel (e con) il Salvatore Gesù Cristo.

Tre volte con gli occhi al cielo

Il Salvatore alza gli occhi al cielo tre volte nei racconti scritturali. La prima volta è quando prega per la moltiplicazione dei pani e per sfamare le folle affamate in Galilea: “Presi i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo…” (Mt 14, 19). (Mt 14,19) Alza di nuovo gli occhi al cielo quando prega nell’Ultima Cena e li alza di nuovo, ora, nella grande e più santa di tutte le preghiere: “Gesù parlò, alzò gli occhi al cielo e disse: “Padre, è giunta l’ora! Loda il tuo Figlio, perché anche il Figlio ti lodi” (Gv 17,1).

Il Salvatore prega con gli occhi al cielo come un sommo sacerdote, ma questa volta non ha più tra le mani un pane esterno da moltiplicare, ma è lui stesso il pane celeste che viene donato al mondola glorificazione -: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia di questo pane vivrà per sempre. E il pane che io darò per la vita del mondo è il mio corpo (Gv 6,51).

L’intera immagine, una vera icona, non è altro che una liturgia celeste al di sopra di tutte le liturgie, che inizia con una preghiera e termina con il sacrificio sulla croce, e con la morte del Salvatore, che schiaccia la nostra morte, la vita eterna scaturirà dal lato trafitto della croce.

In questa Liturgia della Parola, quella che precede la Passione, Cristo rivolge tre indirizzi, tre petizioni silenziose, al Padre celeste:

Una per se stesso: “Padre, è giunta l’ora! Loda il tuo Figlio, perché anche il Figlio ti lodi” (Gv. 17,1);

Un’altra per gli apostoli: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome, nel quale me li hai dati, affinché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola” (Gv. 17, 11);

E infine, per tutti coloro che crederanno in Lui “Ma non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Gv. 17, 20).

Perché tutti siano una cosa sola

Il Salvatore prega affinché tutti coloro che crederanno nel suo nome siano una cosa sola con lui, una cosa sola in lui, una cosa sola nella fede e nella confessione della sua divinità, e nella completa unità siano perfezionati – “affinché tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei una cosa sola in me e io in te, affinché anch’essi siano una cosa sola in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

Qui comprendiamo anche il mistero con cui ci incamminiamo questa domenica, che è al centro della festa dell’Ascensione – Cristo che ascende nella gloria di suo Padre, nella gloria del Consolatore, nella misteriosa unione di Padre, Figlio e Spirito Santo, nel seno della gloria della Santa Trinità – l’Unità come fondamento della Chiesa.

La gloria e l’unità di cui parla il Signore ci rivelano la preghiera, per tutti noi che crediamo in Lui, tutti i cristiani che sono (già qui) nel Regno di Dio. Siamo nella Chiesa e attraverso la Santa e Divina Liturgia (il Cielo sceso in terra) entriamo nella comunione e nella gioia della Santa Trinità. È lì che nostro Signore Gesù Cristo è asceso e lì vuole attirare tutti noi.

L’unità nella Trinità e nell’immagine di Dio, rispecchiando la Santissima Trinità nella nostra vita liturgica e nella nostra vita spirituale, ci mostra veramente il cuore del cristianesimo. Solo coloro che vivono nella Chiesa sono collegati alla Santissima Trinità e possono ricevere l’amore, la gioia e la luce della Santissima Trinità – il nucleo mistico attraverso il quale vive tutto ciò che esiste nell’universo.

Il mistero della fede

In principio era l’amore (P. Dumitru Stăniloae), sopra l’amore di Dio Padre, che genera il suo Figlio e la sua Parola prima dell’eternità, il Padre da cui scaturisce lo Spirito Santo – la Trinità di un solo essere e inseparabile, che mostra il legame d’amore, amore da cui nascerà la Chiesa.

La domenica di oggi ci mostra che la Chiesa nasce e si regge sul fondamento incrollabile della fede, dei Santi Padri e dei Sinodi ecumenici – il primo dei quali, a Nicea, è stato la misura per gli altri sei che sono seguiti.

Oggi ricordiamo i padri che hanno gettato le fondamenta della nostra fede. I 318 padri di Nicea, di cui, come ci dicono i trattati, 220 erano vescovi e gli altri erano sacerdoti e diaconi che parteciparono.

Il più giovane di tutti, Sant’Atanasio il Grande di Alessandria, era un arcidiacono e la sua partecipazione a questo Sinodo lo rese un grande difensore della retta fede, essendo colui che introdusse nel Credo il termine della stessa essenza (in greco – ὁμοούσιος, homoousios, in latino – consubstantialis) con il Padre.

Sotto l’influenza decisiva di Sant’Atanasio, i Padri sinodali condannarono categoricamente l’eresia ariana e affermarono chiaramente la divinità del Figlio, affermando che Egli è di una sola essenza con il Padre. Ai sette articoli di fede di Nicea si aggiunsero, nel 381, altri cinque articoli, elaborati a Costantinopoli dal secondo Sinodo Ecumenico, che andarono a formare il Simbolo della fede o Credo, utilizzato ancora oggi nella Chiesa ortodossa.

Quanto è bello che San Basilio il Grande ci dica a questo proposito (Contro Eunomio, I, 20): È impossibile che il Dio dell’universo non coesista dall’eternità con la sua immagine, che risplende senza tempo, e sia legato a Lui non solo al di là del tempo, ma anche al di là di tutte le epoche. Per questo, infatti, si dice che essa risplende, per farci capire questa connessione, e che è il sigillo dell’ipostasi per insegnarci il diofisismo (ὁµοουσίος)”.

I Sinodo ecumenico

Il primo Sinodo ecumenico di Nicea (oggi İznik in Turchia), tenutosi nel 325, è un momento cruciale nella storia della Chiesa. Questo Sinodo, convocato dall’imperatore Costantino il Grande (272-337), combatté le eresie dell’epoca, la più acuta delle quali era quella ariana, che vedeva nel mistero dell’incarnazione del Salvatore solo il lato umano, minando così la divinità di Cristo.

Oltre a risolvere la disputa sulla divinità del Salvatore, il Sinodo di Nicea stabilì anche il modo di calcolare la data della celebrazione della Pasqua, rafforzando così l’unità della Chiesa. I Padri sinodali stabilirono che la Pasqua dovesse essere sempre celebrata la prima domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Inoltre, stabilirono anche l’ordinanza che la Pasqua dovesse essere sempre celebrata dopo la Pasqua ebraica e non prima.

Secondo la tradizione, il primo Sinodo di Nicea si riunì il 20 maggio 325 e si protrasse fino al 25 agosto dello stesso anno. Sempre il 20 maggio 337, l’imperatore Costantino il Grande nacque in cielo, ricevendo il mistero del Battesimo sul letto di morte.

Al primo Sinodo Ecumenico erano presenti pochi vescovi dell’Occidente (una tradizione che sarebbe continuata negli altri Sinodi Ecumenici), ma erano presenti diversi Padri orientali, i più noti dei quali erano Sant’Atanasio il Grande, San Nicola di Mira di Licia, San Spiridione di Trimitunde, Sant’Alessandro di Alessandria, San Macario di Gerusalemme e San Pafnuzio di Tebe (Confessore).

Sant’Atanasio di Alessandria, che all’epoca era un arcidiacono di 30 anni, racconta che il numero dei partecipanti al Sinodo era di 318, un numero di particolare significato spirituale, essendo il numero dei servi di Abramo, „Quando Abramo seppe che Lot, suo parente, era stato fatto prigioniero, radunò la sua famiglia di trecentodiciotto persone e inseguì i suoi nemici fino a Dan” (Gn. 14, 14).

Oltre alla composizione del Credo nei suoi primi sette articoli, il Sinodo di Nicea adottò anche 20 canoni. Tra i partecipanti al Sinodo vi erano due gerarchi provenienti dal territorio della Scizia Minore: Marco Tomensis (di Tomis) e Teofilo, vescovo di Goti, che risiedeva nella zona dell’odierna contea di Buzau.

Attraverso i suoi insegnamenti e le sue decisioni, il primo Sinodo Ecumenico di Nicea ci insegna non solo il mistero della fede, ma anche come mantenerla viva, operante, feconda e come difenderla, cercando l’unità della Chiesa. L’intero cristianesimo ha come pietra angolare le verità affermate a Nicea, e la testimonianza dei Santi padri lì riuniti rimane una luce per tutti i credenti ovunque.

Restiamo anche noi ancorati alle fondamenta dei Santi Padri e dei Sinodi ecumenici, su cui è veramente costruita la Chiesa della Gloria di Dio.

Per le preghiere di tutti i nostri Santi Padri teofori, Cristo nostro Dio abbia misericordia e ci salvi!

Cristo è asceso!

† Atanasie di Bogdania