L’Ascensione del Signore | Il mistero dell’umanità nel seno della Santissima Trinità | Giornata degli eroi
Vangelo secondo Luca 24, 36-53
La festa odierna dell’Ascensione del Signore è la festa che abbraccia e unisce due grandi momenti spirituali, due grandi misteri del cristianesimo: la Risurrezione di Cristo e la Pentecoste. Questi due misteri sono il fondamento della nostra fede e della nostra Chiesa.
Oggi ci troviamo tutti di fronte a un paradosso spirituale: il Signore si separa dai suoi discepoli, li benedice e sale al cielo, e questa separazione non porta tristezza, ma gioia, perché essi confidano, come ci dice il tropario della festa, nella venuta dello Spirito Santo, il Consolatore – “E lo adorarono e tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24,52).
Con l’ascensione del Signore al cielo, viene esaltata anche la nostra natura umana, che Cristo Signore ha assunto scendendo dal cielo e assumendo la carne umana. Prima di ascendere al cielo, però, è Cristo a scendere agli inferi: l’amore di Dio per l’uomo lo fa scendere in basso, per portare con sé tutti i giusti nel Regno dei Cieli.
È l’Ascensione del Signore che ci rivela la misteriosa discesa dello Spirito Santo – “E quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me” (Gv 15,26), ma è anche il momento che ci mostra il Padre – “Io salgo al Padre mio e Padre vostro e Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17) – la rivelazione della Trinità che è inseparabile.
Un’altra ascensione
La prima ascensione del Salvatore Cristo è la sua sofferenza e ascensione sulla croce, di cui parlerà ai Giudei dopo essere entrato a Gerusalemme – “e io, quando sarò salito dalla terra, li attirerò tutti a me”. E questo disse, mostrando con quale morte sarebbe morto” (Gv. 12,32-33).
La croce del supplizio, la croce della morte, diventa il trono del Re – la prima Ascensione. Questo trono di gloria si mostra come il luogo stesso da cui il Salvatore prega, perdonando e benedicendo coloro che lo crocifiggono: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).
La Croce, il Trono della Gloria, diventa, il Venerdì Santo, il trono dell’amore e la rivelazione della gloria, della misericordia e del perdono del Padre Celeste. L’amore perfetto è innalzato sulla Croce e dalla Croce ci viene rivelato il mistero del perdono vivificante.
Il Salvatore muore, come uomo, sulla Croce, per schiacciare la morte umana con la sua morte e per dare la sua vita divina a coloro che sono attanagliati dall’angoscia e dal dolore inestinguibile della morte. Cristo muore con il suo corpo innalzato sulla Croce, ma con il suo spirito sale al di sopra della Croce tra le braccia di Colui dal quale non si è mai separato: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. E dopo aver detto questo, abbandonò il suo spirito” (Lc 23,46).
La discesa prima dell’Ascensione
L’amore indefettibile di Dio, così ferito dal tradimento dell’uomo, fa sì che il Figlio di Dio scenda, per obbedienza al Padre, nelle profondità dell’inferno, trafiggendo come un fulmine e sfondando le porte dell’inferno (San Giovanni Crisostomo), sollevando da lì tutti coloro che si sono addormentati dall’eternità nella speranza e nell’attesa di un Redentore – Cristo, che diventa l’espiazione di tutti.
L’Ascensione del Salvatore inizia con una misteriosa discesa, come tutta la vita del Signore sulla terra, un mistero che riempie le sue stesse parole – “perché chi vorrà salvare la propria anima la perderà, e chi perderà la propria anima per causa mia la salverà” (Lc 9,24). Nella tomba con il corpo, ma nell’inferno con l’Anima che scende, Cristo salva le anime di tutti i giusti.
Cristo Signore, come Figlio dell’obbedienza, va nelle parti più basse dell’universo, e la sua ascensione al Padre inizia con la sua discesa agli inferi, e da lì il Salvatore sale come un Dio alla gloria del suo amato Padre – “perché sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato” (Gv 6,38).
La grande ascensione del Salvatore inizia dal trono della Croce, scendendo nelle profondità dell’inferno, e dall’inferno inizia la sua ascensione al cielo, dopo tre giorni, come anima divinizzata, insieme alle anime di tutti i giusti che lo hanno atteso con incessante dolore fin da Adamo ed Eva – “nessuno è salito in cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo, che è nei cieli” (Gv. 3,13).
La scuola dei 40 giorni
Dopo la risurrezione, il Cristo Salvatore trascorrerà 40 giorni con i suoi discepoli – una vera scuola di vita e di Chiesa, una scuola di missione e di apostolato, una scuola di evangelizzazione – “ai quali, dopo la sua passione, si mostrò anche vivo con molti segni, rivelandosi loro per quaranta giorni e parlando loro del regno di Dio” (Atti 1,3).
Il Salvatore apre gli occhi agli apostoli e rivela loro i misteri della Scrittura, come fece con Cleopa e Luca sulla strada di Emmaus: “e cominciando da Mosè e da tutti i profeti, parlò loro da tutte le Scritture delle cose che lo riguardano” (Lc 24,27).
Il Salvatore rivela ai suoi apostoli che la Scrittura è profetica, è il libro di Dio per eccellenza, e questo libro dei libri non parla esclusivamente della Legge, ma di una misteriosa rivelazione che è in realtà nascosta nella Legge e nei Profeti – la venuta di Cristo, la sua sofferenza e morte, e la sua Ascensione nella gloria. Il grande mistero della Scrittura di Dio è il mistero del Figlio, il suo amore sacrificale che apre gli occhi del mondo.
La separazione gioiosa
Gli Apostoli comprendono questo mistero, ma anche il paradosso dell’Ascensione: la separazione dal Salvatore avviene attraverso un’unione più grande, e questa unione più grande avverrà tra pochi giorni attraverso il dono dello Spirito Santo. Betania, il luogo dell’Ascensione, intreccia in modo mirabile il mistero dell’amore dimostrato dall’unzione con la mirra nella casa di Maria e Marta – l’amore della donna, al di sopra di ogni amore – e l’amore di Dio, che permette all’umanità salvata di ascendere nel seno della Santa Trinità, affinché sia adorna della potenza dello Spirito Santo, che si appresta a discendere.
Dio è “nella tomba con il corpo, nell’inferno con l’anima, come un solo Dio, in cielo con il ladrone e sul trono con il Padre e lo Spirito”, proprio perché l’inferno diventi cielo (e quanto desideriamo che l’inferno delle nostre anime assapori la fragranza del cielo!) e perché gli uomini salgano oltre le potenze celesti.
Attraverso l’Ascensione, la Trinità è di nuovo unita, anche se non è mai stata separata, – il Figlio con il Padre e lo Spirito Santo, ma il Figlio questa volta non sarà solo, ma con la sua umanità – l’uomo abiterà nel seno della Santa Trinità. Qui si nasconde il mistero più grande di tutti i misteri: l’amore da cui l’uomo è scaturito lo riporta, attraverso la morte di Colui che gli ha dato la vita, alla fonte dell’Amore infinito, il trono della Divinità.
“Ma voi prenderete il potere quando lo Spirito Santo verrà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Atti 1,8).
L’Ascensione apre a tutti gli uomini e alla Chiesa lo spazio della missione, lo spazio e il tempo dell’apostolato più vero e autentico, quello dell’invio dei discepoli a predicare. Il Signore ascende perché anche noi possiamo essere testimoni della sua Risurrezione nel mondo, come gli apostoli e i primi discepoli.
La festa di oggi ci mostra che se siamo testimoni della Risurrezione di Cristo e ne siamo figli e figlie, attraverso la seconda nascita, dobbiamo annunciarla come fecero gli apostoli, portando avanti la buona notizia: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19).
Il Salvatore si ritira con una discrezione imperscrutabile, proprio per fare spazio alla sua Chiesa, per fare spazio agli apostoli e alla missione che stanno per intraprendere, ma rimane sempre con noi, così come non si è mai separato dal Padre e dallo Spirito Santo – “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Il Signore si ritira per mostrarci che la fine del mondo inizia, in un certo senso, già ora, il mistero dell’escatologia – “queste cose vi ho detto perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma siate coraggiosi. Io ho vinto il mondo” (Gv. 16,33) – la vittoria è davanti a noi, dobbiamo solo seguirla. La Risurrezione diventa (già) un evento escatologico, un evento di fine del vecchio mondo per illuminarlo e portare nei nostri cuori quello nuovo che sta per arrivare (Maran atha! – il Signore viene – I Cor. 16, 22).
Il mistero delle potenze celesti
Il Salvatore iniziò a salire da questo giovedì benedetto fino al sabato della settimana successiva, passando ogni giorno attraverso una delle nove schiere celesti, prive di corpo, come ci affida San Dionigi l’Areopagita.
Il Signore è accolto dalle nove schiere celesti – da serafini, cherubini, troni, signori, padroni, potenze, novizi, arcangeli e angeli – il mistero dei nove giorni che ci separano dal sedere alla destra del Padre – “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici ai tuoi piedi” (Sal 109,1).
Le nove schiere angeliche rappresentano anche una crescita spirituale per ciascuno di noi, un’ascensione nello splendore e nella luce dell’Ascensione del Signore per rispecchiare la grazia che ci eleva dalle cose terrene a quelle celesti.
Dall’Ascensione alla Santissima Trinità
Con l’Ascensione, l’uomo, attraverso l’immagine del Salvatore, raggiunge il seno della Santissima Trinità – perciò, dopo la Pentecoste, la festa che segue il giorno successivo è la festa della Santissima Trinità. Lì è nascosta la fine dell’opera di salvezza, c’è la fine dell’Ascensione, che riempie tutto attraverso lo Spirito Santo e la sua misteriosa discesa.
L’Ascensione inizia oggi, per durare dieci giorni benedetti, e in questi dieci giorni è racchiuso il grande mistero: salendo al cielo, Cristo diventa Signore e Re su tutto il mondo che ha salvato. Sulla terra, alla sua partenza, il Salvatore ci dona (il Giovedì Santo) un mistero per cui siamo sempre uniti a Lui – la Liturgia, celebrata attraverso l’effusione dello Spirito Santo, che santifica tutte le cose – e la Liturgia diventa per noi la porta del Regno dei Cieli e la commemorazione senza fine della vita di Cristo sulla terra.
Così, restando con il Signore attraverso la Liturgia, il Regno si allarga sempre di più nei nostri cuori, nei nostri corpi e nei nostri esseri rinati alla vita attraverso il mistero della Risurrezione. Pertanto, la porta d’accesso alla nostra ascensione è proprio l’inizio della Liturgia, che benedice – il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo – e nel cuore della Liturgia si nasconde anche il mistero della Santissima Trinità, che si rivela a noi attraverso la Risurrezione del Signore, la Sua Ascensione al Cielo e l’effusione dello Spirito Santo, a tutti noi.
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Il giorno degli eroi
Nella Chiesa ortodossa rumena, in occasione della festa dell’Ascensione del Signore, si celebra il ricordo di tutti gli eroi rumeni. Questa festa è stata decisa dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa romena nel 1920 ed è stata ribadita da altre due decisioni sinodali, rispettivamente nel 1999 e nel 2001, quando l’Ascensione è stata proclamata festa nazionale della Chiesa.
Con la loro fede, il loro coraggio e il loro sacrificio, gli eroi del nostro Paese hanno contribuito al consolidamento della coscienza e della dignità nazionale, affermata con l’acquisizione dell’indipendenza, il raggiungimento dell’unità statale e la difesa della libertà del popolo romeno di buona fede.
Questo è anche il motivo per cui, in questo giorno, vengono ricordati tutti “gli eroi, i soldati e i combattenti romeni di ogni tempo e luogo, che si sono sacrificati sui campi di battaglia, nei campi e nelle prigioni, per la difesa della patria e dell’ancestrale fede ortodossa, per l’unificazione della nazione e per la libertà e la dignità del popolo romeno”.
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“In quel tempo i suoi piedi si poseranno sul Monte degli Ulivi, che è di fronte a Gerusalemme, a oriente” (Zacc. 14:4).
Oggi Cristo consegna al Padre celeste l’umanità salvata e divinizzata. È l’innegabile rivelazione del grande mistero dell’amore sacrificale di Dio per l’uomo. Dio Padre non solo ha dato la salvezza all’uomo decaduto, ma ha fatto di più, ha posto l’uomo alla sua destra attraverso il Figlio. Da oggi e per l’eternità, in cielo, nel cuore della Santissima Trinità, è anche l’uomo, tutta l’umanità, che sarà inseparabile da Dio.
Rimaniamo in questa festa davvero edificante, pensando a quelle dolci lacrime negli occhi degli apostoli, ardenti di speranza e di gioia viva nel vedere il Regno dei Cieli arrivare con grande potenza:
“Come erano dolci le lacrime che sgorgavano dai loro occhi, di coloro che ardevano di viva speranza e di gioia, aspettando il loro ingresso nella Patria del Padre! Sapevano che il loro Dio e Signore stava conducendo il loro stesso essere al trono della gloria.
Una tale visione li confortava davvero! Poi adorarono il luogo dove si erano fermati i suoi piedi (Sal 131,7) e con molte lacrime annaffiarono il luogo dove c’erano le impronte dei suoi passi. Poi tornarono subito a Gerusalemme, dove Egli ordinò loro di attendere la venuta dello Spirito Santo”.
(Beda il Venerabile)
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“Sei asceso nella gloria, o Cristo nostro Dio, rallegrando i tuoi discepoli con la promessa dello Spirito Santo e li hai rafforzati con la tua benedizione, perché sei il Figlio di Dio, il Redentore del mondo”. (Tropario della festa)
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Cristo è asceso!
† Atanasie di Bogdania



