5ª domenica dopo Pasqua (della Samaritana) | Cristo – Acqua viva

Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

Mentre superiamo la metà della festa, andando coraggiosamente verso la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, ma non prima di aver abbracciato l’Ascensione, oggi facciamo un’altra tappa spirituale che approfondisce il mistero della grazia di Dio, il mistero dello Spirito vivificante, che rivela Cristo Signore come acqua viva e vero Tempio.

Le domeniche che precedono la festa della Pentecoste sono domeniche preparatorie, in cui Cristo si rivela a noi: come misericordioso, che guarisce e cura nella quarta domenica dopo Pasqua (della guarigione del paralitico a Betesda); come fonte viva di vita nella quinta domenica dopo Pasqua (della Samaritana); come luce del mondo nella sesta domenica dopo Pasqua (della guarigione del cieco nato). Tutto questo culminerà nell’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, mediante cui si completerà la rivelazione e il disvelamento di Cristo al mondo.

“Venne poi una donna di Samaria ad attingere acqua. Gesù le disse: Dammi da bere” (Gv 4,7).

Fin dall’inizio, il beato Agostino ci spiega molto bene questo mistero, dicendo che “sua bevanda era fare la volontà di Colui che lo aveva mandato. Perciò disse: “Ho sete, dammi da bere”, cioè di far operare in lei la fede e di bere della sua fede e innestarla nel suo Corpo, perché il suo Corpo è la Chiesa”.

Oggi assistiamo a un dialogo particolarmente profondo tra il Signore e colei che sarebbe diventato Santa Fotina (l’illuminata – 26 febbraio), la Samaritana, proprio al pozzo di Giacobbe (“Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di Canaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città.” – Gn. 33, 18).

Il Signore si rivela a noi come Salvatore e come fonte di acqua viva e di grazia, la pericope evangelica ci prepara quindi al passaggio dal Mistero della Risurrezione al Mistero dell’effusione dello Spirito Santo. L’incontro di Santa Fotina con il Signore si mostra come l’incontro più importante della sua vita, ma anche della nostra: un cambiamento interiore che ci prepara al Regno dei Cieli.

Al pozzo di Giacobbe oggi viviamo anche una vera e propria teofania, una rivelazione della Divinità: Cristo si rivela alla Samaritana come il vero Dio, il Cristo, che non solo gli Ebrei ma anche i Samaritani stavano aspettando.

Cristo viene e si rivela, attraverso la Samaritana, a tutto un popolo assetato di acqua viva. Il momento dell’incontro tra Cristo e la Samaritana mostra il profondo amore e la volontà di Dio di trovarsi faccia a faccia in confessione silenziosa con la sua creatura, comunione dalla quale emergeranno rivelazioni teologiche di grande significato per ciò che ci verrà rivelato come la Chiesa dello Spirito Santo.

Nel Vangelo di oggi vediamo tre quadri spirituali:

Cristo e la Samaritana – immagine che ci porta dal mistero dell’acqua terrena al mistero dell’acqua viva;

Cristo e i suoi discepoli – immagine che ci porta dal cibo del corpo al cibo dello spirito, scoprendo il mistero dell’obbedienza;

Cristo e i Samaritani – immagine che ci porta dal tempio terreno alla Chiesa dello Spirito.

Chi erano i samaritani?

I Samaritani erano un misto tra i Giudei rimasti nel paese dopo il crollo del Regno del Nord (722 a.C.) e i popoli pagani portati dagli Assiri per popolare Israele dopo la conquista. “Dopo di ciò, il re di Assiria raccolse uomini da Babilonia, da Cuta, da Ava, da Hamath e da Sefarvaim e li insediò nelle città della Samaria al posto dei figli d’Israele. Essi stabilirono il loro possesso nella Samaria e cominciarono ad abitare nelle sue città (IV Re 17:24).

I Giudei, al ritorno dalla schiavitù babilonese, non riconobbero più i Samaritani come parte del popolo eletto, perché si erano mescolati con le nazioni gentili, delle quali avevano anche assimilato, in parte, l’idolatria.

I Samaritani, non potendo partecipare alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme, essendo in conflitto con gli Ebrei, che li ripudiavano, costruirono il proprio tempio sul monte Garizim. Su questo monte i Samaritani continuarono a praticare il loro culto anche dopo la distruzione del tempio.

In un primo momento, secondo il comando del Salvatore, gli apostoli evitarono la Samaria – “non andate per la via dei Gentili e non entrate in nessuna città di Samaritani (Mt. 10,5) ma è il Signore stesso che prepara i discepoli a una comprensione più profonda dell’evangelizzazione, essendo Colui che si nasconde nell’immagine del samaritano compassionevole, guarisce i dieci lebbrosi, uno dei quali era samaritano (riconoscente), e oggi parla con la donna samaritana (anche se viveva una vita indecente).

Dopo la risurrezione del Signore, gli apostoli ricevono il nuovo comandamento di predicare il Vangelo a tutte le nazioni della terra: “Quando lo Spirito Santo scenderà su di voi, mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (Atti 1,8). Gli Atti degli Apostoli riportano anche la predicazione dell’apostolo Filippo in Samaria, dopo il martirio dell’arcidiacono Stefano, dove si sarebbero anche rifugiati i primi cristiani di Gerusalemme.

“Se qualcuno ha sete, venga a me e beva” (Gv. 7,37).

È Cristo che supera tutte le regole di purezza che separavano i Giudei dai Samaritani e dice alla donna del pozzo di Giacobbe: “Dammi da bere!” (Gv. 4, 7) – Dio chiede alle creature, assetate di cose spirituali, l’acqua che disseta la carne.

Il Salvatore si serve della sete umana per insegnare alla Samaritana che non esiste solo l’acqua che disseta il corpo, ma anche quella che disseta l’anima. L’acqua della grazia e dello spirito, che viene dall’alto, non è un’acqua morta che ci lega alla terra, ma un’acqua celeste che il Signore dà a tutti coloro che la chiedono, e quest’acqua viene dal Verbo incarnato.

Vediamo un bellissimo parallelo tra San Giovanni Battista, che porta il battesimo e il pentimento attraverso l’acqua, e Cristo, che porta la potenza dello Spirito e il battesimo di grazia – la Samaritana cerca l’acqua del corpo e desidera profondamente il pentimento, è Cristo che le rivela l’acqua viva e la potenza dello Spirito.

Il Salvatore ci rivela che c’è (anche) un altro cibo rispetto a quello terreno e carnale – “Ho un cibo che voi non conoscete” (Gv. 4, 32). Il Signore insegna agli apostoli il mistero dell’obbedienza per antonomasia – “Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv. 4:34).

“Chi crede in me, come dice la Scrittura, dal suo ventre sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv. 7, 38).

L’incontro con la Samaritana è anche l’incontro della vita, che non mancherà né a Cristo né a chi lascerà tutto e tutti per diventare un vero missionario – “molti Samaritani in quella città credettero in lui per la parola della donna che testimoniò: Mi ha detto tutto quello che ho fatto” (Gv. 4, 39).

Qui vediamo un bellissimo parallelo, l’incontro al pozzo tra il patriarca Giacobbe e Rachele, che diventerà sua moglie, tra il profeta Mosè e Zippora, che gli darà due figli – il mistero del matrimonio misterioso, che si realizza sempre nel mistero della grazia, che scaturisce dal mistero dell’acqua.

Anche l’incontro del Signore con la donna che non ha mantenuto la sua fedeltà avviene presso un pozzo, il pozzo di Giacobbe-Israele. L’infedeltà della Samaritana mostra, in un certo senso, l’infedeltà del popolo amato, che tradisce il Signore e i suoi comandamenti salvifici. Tutta la scena culminerà in una misteriosa rivelazione, l’unione di Cristo e della Chiesa della Grazia, che sarà svelata alla fine.

Tutto parte da un dialogo naturale (διά λογος, dia logos – attraverso la parola condivisa con chi sta di fronte), in cui ciascuna parte riceve (e usa) le parole dalla propria prospettiva – Cristo da quella dello spirito, la Samaritana da quella del corpo. Il Signore non dà alla donna una lezione morale, ma le apre il cuore con un tocco di grazia che porterà il dialogo a un’altezza spirituale: “se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv. 4,10).

Cristo apre il suo cuore (attraverso un prisma di dolore, del resto) a questa donna semplice, a prima vista. Il suo cuore è toccato dalla grazia, autorizzato a continuare il dialogo (anche se avrebbe potuto interromperlo), ponendo le domande giuste che sbloccheranno le più profonde rivelazioni spirituali.

“Chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, perché l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che porta alla vita eterna” (Gv. 4, 14).

Per toccare veramente il cuore della donna, il Signore le rivela (anche) qualcosa di misterioso sulla sua vita personale, quando le chiede del proprio marito: “Hai detto di non avere marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito” (Gv. 4, 18). Qui il dialogo avrebbe potuto fermarsi, ma in realtà è passato dalla lettera alla grazia: la Samaritana capisce che colui che ha davanti è veramente un profeta e più di un profeta.

La Samaritana riconosce in Gesù il Messia, il Cristo. Il Signore scende da Gerusalemme, dove era stato rifiutato dai Giudei (il dolore del tradimento) e viene scoperto da una donna samaritana. È il momento culminante del dialogo e l’unico momento nel Nuovo Testamento in cui il Signore si rivela alla sua creatura: “Sappiamo che sta per venire il Messia, che si chiama Cristo; quando verrà, ci dirà tutto”. Gesù gli disse: Sono io che ti parlo(Gv. 4, 25-26).

“La donna lasciò il secchio, andò in città e disse alla gente: Venite a vedere un uomo che mi ha raccontato tutto quello che ho fatto. Non è costui il Cristo? (Gv. 4, 28-29) – la Samaritana diventa un confessore, un apostolo, lascia il secchio (dei peccati), il secchio di questo mondo, per accogliere Colui che è – “la Via, la Verità e la Vita” (Gv. 14, 6). Si realizza la profezia di Ezechiele (43,2): “Ed ecco la gloria del Dio d’Israele venire da oriente; la sua voce era come la voce di molte acque e la terra risplendeva della sua gloria”.

“Perché il mio popolo ha fatto due mali: ha abbandonato me, fonte di acqua viva, e ha scavato pozzi rotti che non possono contenere acqua” (Ger. 2,13).

Il Salvatore rivela alla Samaritana che nel Regno messianico, rivelato da Cristo stesso, non si adorerà più Dio nemmeno sul monte Garizim, la cui ombra fu vista sul pozzo di Giacobbe, dove adoravano i Samaritani, né sul monte di Gerusalemme, dove si trovava il Tempio degli Ebrei, ma “viene l’ora, ed è ora, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché anche il Padre desidera tali adoratori” (Gv. 4, 23).

Ci viene già mostrata una profezia della Santa Trinità. Nessuno può adorare Dio Padre se non ha lo Spirito Santo, e nessuno può avere lo Spirito Santo se non conosce (e vive) la verità di Dio, che è Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Tutta la scena è una silenziosa teofania trinitaria: la Samaritana confessa il Figlio, il Figlio confessa il Padre e lo Spirito Santo, datore di vita. L’incontro con la Samaritana significa anche il passaggio alla Chiesa dello Spirito Santo, dove sperimentiamo il vero culto, la vera testimonianza e la vera vita.

Ci viene svelato il misterioso passaggio dal tempio delle pietre caduche al tempio dello Spirito Santo, che è edificato nei cuori degli uomini – “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?” (I Cor. 6:19).

Dall’ora sesta all’ora dell’eternità

La tradizione della Chiesa dice che il sesto giorno della settimana, il venerdì, alla sesta ora (le 12), avvenne la caduta dei primi esseri umani nel Paradiso – la caduta di Adamo e di Eva. L’ora sesta del giorno è anche l’ora della caduta dalla grazia e dalla benedizione ed è l’ora della disobbedienza, quando la mano dell’uomo si allunga verso l’albero della conoscenza del bene e del male, assaporando il peccato, che solo sulla croce sarà veramente redento.

Anche il sesto giorno e l’ora, il Venerdì Santo, il Venerdì della Sacra Passione, all’ora sesta (le 12), Cristo viene crocifisso sul Calvario e nella sua mano vengono conficcate le punte, essendo sollevato sulla croce per guarire le mani di Eva di Adamo, che si erano protese verso l’albero della conoscenza del bene e del male. 

Due volte il Signore ha detto nel Vangelo: ho sete, all’ora sesta – al pozzo di Giacobbe, ma anche sulla Croce, nella mistica Crocifissione, dove ha vissuto la sete di salvare l’umanità – “Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete»” (Gv. 19,28).

La mano del Signore è inchiodata al legno della Croce il sesto giorno, alla sesta ora del giorno, per guarire, attraverso la Croce e la morte, l’uomo che è stato preso nella morte dal veleno del peccato entrato nel mondo (sempre) alla sesta ora.

Il Salvatore parla di sé e si rivela in modo misterioso all’ora sesta del giorno, che sarà anche l’ora della sua crocifissione. Egli è il chicco di grano che cade nella terra per saggiare la morte, per darci la vita eterna – “in verità, in verità vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto (Gv 12,24).

La morte del Signore farà veramente germogliare il seme dei cristiani e l’acqua viva di cui parla alla Samaritana, che non è attinta dal pozzo di Giacobbe a Sichar, sarà l’acqua viva che sgorga dal suo costato, che sarà versata all’ora nona del Venerdì Santo.

Oggi siamo chiamati a continuare a diffondere il mistero della risurrezione del Signore nel mondo, siamo chiamati a essere mietitori della messe spirituale – “alzate gli occhi e vedete i campi, perché sono bianchi per la mietitura” (Gv 4,35) – per poter gioire nell’eternità con il Signore, perché “chi miete riceve il compenso e raccoglie i frutti per la vita eterna, affinché gioiscano insieme colui che miete e colui che raccoglie.

Il Signore è il Buon Seminatore, che dal suo costato trafitto ha gettato il seme della vita eterna, che oggi è diventato per noi l’acqua della resurrezione, che ci nutre per il Regno eterno, nel quale vivremo per sempre.

Gustando oggi l’acqua della vita,

dissetando la nostra sete inestinguibile per grazia,

vedendo Cristo Signore, fonte di vita,

ad una sola voce, cantiamo tutti il canto di gioia:

Cristo è risorto dai morti, con la morte calpestando la morte,

e a quanti nei sepolcri ha donato la vita!

† Atanasie di Bogdania