IVª domenica dopo Pasqua | Acqua di grazia – Acqua di vita

Guarigione del paralitico a Betesda

Vangelo secondo Giovanni 5, 1-15

Nel nostro viaggio attraverso i profondi misteri del Vangelo, portando oggi il vessillo della gioia indefettibile, raggiungiamo la metà del periodo che ci porta dalla luce della risurrezione alla luce della grazia vivificante che ci sarà rivelata a Pentecoste – la nascita della Chiesa.

Portiamo il Mistero della Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo per cinquanta giorni, e a metà strada arriviamo al mercoledì della quarta settimana della Risurrezione, il numero di questi giorni è un numero di pienezza, un numero di perfezione e di eternità del Regno di Dio.

Nelle domeniche trascorse abbiamo abbracciato il mistero della Risurrezione di Cristo dalla prospettiva dei suoi testimoni, attraverso gli occhi e la testimonianza dell’apostolo Tommaso e delle donne mirofore, e abbiamo visto quante importanti lezioni di insegnamento cristiano e teologico ci danno questi incontri del Salvatore con i primi testimoni della Risurrezione, che sono appunto gli apostoli e le donne mirofore.

La domenica di oggi, tuttavia, apre la strada al mistero dell’acqua e della grazia, mentre la Chiesa si prepara alla Pentecoste, essendo l’acqua uno dei grandi simboli dello Spirito Santo. Anche le prossime domeniche parleranno dell’acqua eterna, attraverso la storia dell’incontro con la Samaritana (l’acqua viva) e la guarigione dell’uomo cieco dalla nascita (la piscina di Siloe).

“Un angelo, infatti, in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.” (Gv. 5,4).

Sant’Ambrogio di Milano spiega in maniera molto profonda il Mistero del Battesimo, attraverso il quale la fede in Cristo Signore ci viene rivelata nel miracolo di oggi: “Nessuno fu guarito finché non scese l’angelo. A causa di coloro che non credevano, l’acqua si agitò, come segno che l’angelo era sceso. Essi ebbero un segno, voi avete la fede; per loro discese un angelo, per voi lo Spirito Santo; per loro la creazione fu scossa, per voi Cristo stesso, Signore della creazione, compie il miracolo. Lì, solo uno fu guarito; ora, tutti sono guariti… Perché quel fonte battesimale era una profezia, affinché voi crediate che la potenza di Dio scende su questo fonte battesimale.

La scoperta della Pentecoste

Il Vangelo di oggi ha un collegamento diretto con la Pentecoste, perché tutto il mistero ruota attorno a un’acqua ferma, che improvvisamente comincia ad agitarsi con la venuta dell’angelo che compie il miracolo – diventando un’acqua mossa dall’aria, cioè un’acqua viva, un’acqua di grazia che guarisce.

Betesda (Bethesda nel testo greco e Bethzatha in quello latino) significa “casa della misericordia” ed è vicina al luogo dove, secondo la tradizione, si trovava la casa di Sant’Anna, la madre della Madre di Dio (dove si trova anche la chiesa dedicata a Sant’Anna). Oggi scopriamo davvero che questo è un luogo di misericordia, dove ci viene rivelato il Mistero della Chiesa che nasce attraverso l’effusione dello Spirito Santo.

Ci vengono mostrati due simboli dello Spirito Santo: l’aria e l’acqua, che rivelano il movimento dello Spirito e sono essenziali per la vita, così come lo Spirito è vivificante. Lo Spirito Santo opera nella casa della misericordia, cioè nella Chiesa – nuova Betesda. È lui che ci guarisce da tutte le nostre malattie, mancanze e debolezze.

Il mistero del paralitico

In mezzo alla folla dei malati c’è un paralitico (giacente in un letto) – che rappresenta l’umanità bloccata nel peccato, destinata alla morte, a meno che il Signore non venga a sollevarla dalla sua impotenza. Vale la pena notare che il paralitico davanti a noi non era solo in un deserto solitario, ma solo in mezzo a una folla di persone – come la solitudine dei nostri giorni, quando tutti passano il loro tempo nel deserto delle grandi città, portando in solitudine le ferite dei dolori e delle cadute dell’anima, non solo della carne.

Trentotto anni di sofferenza, trentotto anni di pazienza, trentotto anni di silenzio nell’umiltà, trentotto anni di solitudine hanno segnato la vita piegata nella malattia di quest’uomo paralizzato, che aspettava l’agitazione delle acque da parte di un angelo – eppure, un incontro che ha sempre mancato.

Intorno al paralitico c’erano molte persone, ma l’umanità in loro era completamente scomparsa. Sebbene fossero in molti, insieme formavano un deserto spirituale, perché l’egoismo aveva completamente desolato le loro anime.

Oggi l’uomo vive nelle grandi metropoli, ma quanti di coloro che lo circondano sarebbero disposti a rinunciare alla propria salute e alla propria guarigione per dare la vita a una persona confinata sul letto di morte? Quanti riescono veramente a dare la guarigione dell’anima e a condividere la gioia dell’anima con chi è caduto nella paralisi della disperazione e dello sconforto che dura da decenni?

“Vuoi guarire?” (Gv. 5:6)

Cristo pone una domanda che può disorientare: quale malato non vorrebbe essere guarito? Guardando più in profondità, capiamo che è la parola del Creatore alla sua creatura, una parola che viene dalla bocca del Verbo di Dio che guarisce.

Vuoi cambiare? Vuoi essere come il tuo Signore o vuoi cadere ancora più a fondo nel baratro della disperazione? Cristo mette l’uomo di fronte alle sue responsabilità. La guarigione non è solo un dato di fatto, una circostanza, ma comporta una trasformazione completa della natura, un capovolgimento di valori.

San Cipriano di Cartagine dice che ogni uomo cade da solo e volontariamente nel peccato, ma la salvezza arriva solo nella comunità della Chiesa – con l’aiuto di altri, una cosa è importante: la confessione, il riconoscimento delle debolezze e il cambiamento interiore. Molti vorrebbero essere guariti, ma senza cambiare la loro vita, il loro comportamento, il loro essere, per loro la guarigione può essere solo superficiale e di breve durata.

Betesda – la nuova Chiesa

In questa domenica ci viene rivelata la Chiesa – pozzo con cinque portici – ci viene rivelata in modo mistico, affinché tutti possano entrarvi: i ciechi, i malati, gli afflitti, i dolenti e gli oppressi – in attesa del movimento dell’acqua del Santo Battesimo, per rinascere in Cristo.

La Chiesa è la nuova Betesda, lo spazio della guarigione o il luogo del risveglio, attraverso la grazia curativa e salvifica dei Santi Misteri: del Battesimo, della Conversione e dell’Olio Santo, perché la Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo crocifisso e risorto, pieno della grazia della Santissima Trinità.

I Santi Padri della Chiesa affermano che l’angelo che agitò l’acqua e fece guarire il primo che si gettò nella piscina è una prefigurazione del Mistero del Santo Battesimo. Se nell’Antico Testamento la grazia veniva data come anticipazione, non in pienezza, nella Chiesa di Cristo, rivelata attraverso il Nuovo Testamento, la grazia del perdono e della guarigione dai peccati e dalle malattie viene data in pienezza, proprio attraverso il battesimo.

Per i cristiani, un angelo del Signore scende ogni volta, ad ogni Divina Liturgia, agitando l’acqua quotidiana in cui indugia – questo mare agitato della vita, pieno di dolore e di tentazioni, rinfrescandolo con la grazia di Dio, con la sua Parola e, soprattutto, con la Santa Comunione.

Il Signore chiama tutti ad avere il coraggio di rispondere, con buona volontà e cuore puro, per ricevere la guarigione tanto desiderata. Qui sta il grande mistero: quando l’uomo è impotente a cercare Dio, è il Signore che lo trova nel profondo del dolore, che lo guarisce meravigliosamente! Quando l’uomo non può andare all’acqua, l’acqua viva viene a lui nella persona di Cristo.

Il medico delle nostre anime e dei nostri corpi

In questo mondo cerchiamo sempre di essere guariti nell’anima e nel corpo, e la ricerca di questa guarigione è come un pellegrinaggio, alla fine del quale troviamo Dio. Cristo è il misterioso guaritore delle nostre anime e dei nostri corpi, delle ferite e delle sofferenze passate, causate o portate da sempre.

L’acqua di Betesda è una prefigurazione mistica della Chiesa, e l’acqua in cui l’angelo del Signore scende e che agita è una prefigurazione del Battesimo, poiché chi entra nell’acqua, dopo la sua agitazione, viene guarito da tutte le malattie di cui ha sofferto e rinasce a nuova vita. Così l’acqua del Battesimo diventa vivificante e opera per la salvezza attraverso la Chiesa.

I cinque portici della piscina rappresentano i cinque libri di Mosè che compongono il Pentateuco, l’Antica Legge (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), ma sono anche i cinque sensi dell’uomo che vengono riempiti dal sesto senso – Cristo Signore.

La Legge di Mosè, ricevuta da Dio, non poteva di per sé portare alla guarigione mistica. Essa insegna all’uomo e lo educa a diventare migliore (o meno malvagio) nel superare i limiti dell’impotenza originaria. Il Signore Cristo, la Nuova Legge, viene in questa piscina e guarisce il paralitico, mostrando a tutti che solo in lui c’è la potenza veramente guaritrice.

La grazia dà la vera libertà

Il paralitico descrive l’infermità in cui si trova – un dolore condiviso (confessato) è come un dolore guarito a metà. Il Signore ha pietà e lo guarisce subito. In un batter d’occhio, il paralitico ha ricevuto più di tutti i malati della piscina di Betesda: la guarigione esteriore (corporale) e interiore (spirituale).

La guarigione aprirà la strada a un confronto con i farisei formalisti – “Allora i giudei dissero al guarito: È sabato e non è lecito che tu prenda il tuo letto (Gv. 5,10).

Il paralitico, purtroppo, si mostra sempre incline al peccato – ed è per questo che incolpa Cristo per aver sollevato il suo letto di sabato. Non si assume la responsabilità della sua guarigione, così come non si è assunto la responsabilità della sua malattia per 38 anni.

Il Signore, tuttavia, gli dà un insegnamento spirituale: “D’ora in poi non peccare, perché non ti accada qualcosa di peggio” (Gv. 5,16). Questa volta è la grazia a liberarlo, dandogli il coraggio di andare a dire ai Giudei “che è Gesù che lo ha guarito” (Gv. 5,15).

La confessione, che dischiude al malato la conoscenza per grazia, spinge il cuore degli invidiosi alla pazzia: “per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo, perché faceva queste cose di sabato” (Gv. 5,16).

Cristo libera l’uomo dal peccato e gli dona una libertà interiore inimmaginabile. Qui si nasconde anche una preparazione alla libertà che ci sarà data dallo Spirito Santo, che ci libererà da tutti i nostri condizionamenti interiori, che ci permetterà di unire in noi innocenza e sapienza, per raggiungere – “lo stato dell’uomo perfetto, la misura dell’età della pienezza di Cristo” (Ef 4,13).

La vita che nasce dalla morte

Oggi il Signore ci mostra che la salute più grande è confessarlo come vero Signore e vero Dio (come farà l’uomo cieco dalla nascita) – i malati non sono più (così) malati, finché aspettano e vedono il Cristo risorto, con il quale sono uniti, per l’eternità, nel mistero dell’Eucaristia.

Il grande miracolo che Cristo compie oggi è quello di rivelarsi come la vera fonte della vita – colui che non ha più bisogno di un angelo per agitare l’acqua, ma che fa scaturire lui stesso l’acqua viva, l’acqua dei doni dello Spirito Santo. Qui Cristo ci rivela veramente la Chiesa!

Preghiamo anche noi in modo profondo il Buon Dio, affinché ci risolleviamo dalle nostre debolezze e paralisi di ogni genere, fisiche e soprattutto spirituali, affinché nella potenza del Signore la Chiesa diventi per tutti noi il mistico tesoro del Regno del Risorto, per donarci, attraverso lo Spirito Santo, la vita per l’eternità.

Oggi vedendo il paralitico alzato dal letto,

che porta parole di lode e di gioia al Signore,

abbandonati i molti peccati dell’anima,

la Chiesa viva di Betesda confessiamo gridando:

“Il paralitico come un morto non sepolto vedendoti ha gridato: Abbi pietà di me, Signore, perché il mio letto è divenuto la mia tomba. A cosa mi giova la vita? Non mi è di alcuna utilità la piscina delle pecore, perché non ho nessuno che mi ci metta quando l’acqua è agitata; ma a Te, fonte di guarigione, vengo affinché anch’io possa gridare con tutti: Signore onnipotente, sia lode a Te”.

Cristo è risorto!

† Atanasie di Bogdania