Seconda domenica dopo Pasqua | di San Tommaso Apostolo

La gioia della fede salvifica

Vangelo secondo Giovanni 20, 19-31

Rapiti dalla gioia della Risurrezione, che risplende nella settimana che si è appena conclusa – la Settimana Luminosa,  che percorreremo per 40 giorni fino all’Ascensione, oggi ci è proposto    un Vangelo speciale – la rivelazione  del Cristo risorto all’apostolo Tommaso.

Oggi viviamo una   gioia compiuta, perché così come abbiamo trascorso in ascesi, in astinenza e in purificazione i 40 giorni della Quaresima, a cui si è aggiunta la Settimana della Sacra Passione – per poter accogliere il mistero dei misteri  – la Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, ora abbiamo davanti a noi 40 giorni di gioia fino all’Ascensione, a cui se ne aggiungeranno altri dieci fino alla grande festa di Pentecoste.

La gioia di questo periodo è una gioia ultraterrena, la gioia di una nuova vita, di una nuova luce, di una radiosità incondizionata che ci avvolge tutti per cinquanta giorni benedetti. Perché, come i cristiani delle prime epoche, dobbiamo sapere che la Risurrezione non si celebra per una sola notte, e nemmeno per una settimana (illuminata), – la gioia della Risurrezione del Salvatore si prolunga per sette settimane (tante quante ne abbiamo trascorse anche nella Grande Quaresima) per aprire la strada al Mistero con cui il Signore ci adotterà  per l’eternità –  la Discesa dello Spirito Santo.

Nella grande gioia della Risurrezione del Signore, la Chiesa ci accompagna, come sempre, con le letture della Sacra Scrittura. Come ci ha accompagnato in Quaresima con il libro della Genesi, il libro della Sapienza di Salomone e quello della profezia di Isaia, così dobbiamo rivestirci della gioia della misteriosa Risurrezione, accompagnati e guidati dal libro degli Atti dei Santi Apostoli e dal Vangelo secondo Giovanni, il misterioso Evangelista dell’Amore – che sarà per noi sostentamento benedetto e   nutrimento fortificante   per 50 giorni.

Oggi concludiamo la Settimana Luminosa, essendo l’ottavo giorno della festa e  sua pienezza rivelata – una piccola Pasqua –  Antipasqua – come viene chiamata negli scritti antichi, ma anche nella tradizione bizantina della Chiesa. Infatti, le prime tre domeniche dopo la Risurrezione ne sono testimonianze vive. Dopo la domenica odierna , in cui  siamo accompagnati dalla testimonianza di Tommaso, tra una settimana incontreremo la testimonianza delle donne mirofore  e anche del giusto Giuseppe e di Nicodemo – l’amore supremo  che rivela la Risurrezione.

La prima parte del Vangelo  che oggi ci accompagna l’abbiamo già incontrata ai vespri della domenica sera, chiamata Seconda Risurrezione – è la rivelazione del Signore ai dieci apostoli la sera stessa di Pasqua, quando Tommaso era assente. Se la prima parte del racconto scritturale è narrata anche dagli evangelisti Luca e Marco, la seconda parte, che  adombra di grazia la domenica in cui ci troviamo, si trova solo in Giovanni e riguarda la rivelazione del Signore agli undici apostoli, otto giorni dopo la Risurrezione, e la  bellissima confessione di Tommaso.

La confessione e il coraggio di Tommaso suggelleranno per sempre il rapporto dell’uomo con Dio: un lungo viaggio dal dubbio al coraggio, dal dolore alla gioia sconfinata, tutto rivestito dal perdono e dall’amore che Cristo ha donato ai suoi apostoli.

“Con il suo saluto di pace, Egli  soffia su di loro e dona loro la pace, come una sorta di comunione con lo Spirito Santo” (San Massimo il Confessore).

Il Signore risorto dai morti entra senza preavviso nell’ovile dove gli apostoli erano nascosti per paura dei Giudei,  con tutte le porte chiuse a chiave. Cristo entra attraverso le porte chiuse proprio come era uscito dal sepolcro sigillato nella pietra, per affidarci ancora una volta  il mistero della sua Risurrezione.

La prima parola che Cristo pronuncia è: La pace sia con voi. Il Signore dà la sua pace agli apostoli (e, attraverso di loro, a tutti noi) – per l’incredulità, per la paura, per la fuga, per l’abbandono, per l’infedeltà. E quanto abbiamo bisogno di questa pace? L’anima e il cuore degli apostoli sono spezzati, in frantumi, è difficile vedere l’incredibile – il Signore,  colui che ama il genere umano, li libera da questa profonda impotenza e dal dolore.

Senza questa liberazione e questo perdono, i discepoli difficilmente avrebbero potuto prendere la croce dell’apostolato, difficilmente avrebbero potuto ricevere la gioia della grazia, essendo sopraffatti dalla disperazione della caduta. Nel perdono c’è anche una profonda assunzione su di sè da parte di Colui che ci dà la vita,  poiché prende su di sé il dolore di tutti i nostri peccati e la nostra  mancata assunzione di essi.

“Dicendo queste cose, mostrò loro le mani e il costato. Allora i discepoli si rallegrarono vedendo il Signore” (Gv 20,20).

Le ferite di Cristo sono le nostre ferite. Cristo guarisce, attraverso la sua ferita, la nostra ferita, attraverso la sua sofferenza volontaria, la nostra sofferenza e quella di tutta l’umanità. Il Signore abbraccia il nostro dolore, abbraccia la croce delle nostre sofferenze, da cui scaturiranno anche la vita e la gioia – “venite, fedeli tutti, adoriamo la Santa Risurrezione di Cristo, perché ecco,   attraverso la croce è venuta gioia per tutto il mondo”.

“E Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, io mando voi. E detto questo, soffiò su di loro e disse loro: Prendete lo Spirito Santo” (Gv. 20,21-22).

Questa domenica  rappresenta anche un  piccolo festeggiamento  della Pentecoste, perché nell’angusto  ovile dove erano riuniti , addolorati per quanto era accaduto,  i discepoli ricevono con gioia lo Spirito Santo da Cristo, fiduciosi ancora una volta della pace che il Signore dona loro. Le parole “La pace sia con voi” significano un doppio perdono, ma anche una profonda assunzione del male da parte di Cristo.

San Gregorio Magno dice  in modo molto profondo che “il Padre ha mandato  suo Figlio, decidendo  che diventasse una persona umana per la redenzione del genere umano. Ha voluto che venisse nel mondo per soffrire,  benché ami il Figlio che ha mandato a soffrire. Il Signore manda i suoi apostoli nel mondo, non per  loro compiacimento, ma per soffrire,  perché egli stesso è stato  inviato a tale scopo. Perciò, come il Figlio è amato dal Padre e tuttavia è mandato a soffrire, così i discepoli sono amati dal Signore, che tuttavia li manda  a soffrire nel mondo”.

Il mistero della Pentecoste prima della Pentecoste

San Gregorio di Nazianzo, in una delle sue omelie sulla festa di Pentecoste, spiega anche il mistero della ricezione dello Spirito Santo, appena otto giorni dopo la Risurrezione, come uno dei tre momenti in cui il Signore unge con lo Spirito Santo gli Apostoli che ha tanto amato:

I discepoli del Signore hanno ricevuto lo Spirito Santo in tre momenti: prima della sua glorificazione  nelle sofferenze, dopo la sua glorificazione  nella risurrezione e dopo la sua ascensione. Il primo di questi momenti mostra Cristo, guaritore di malati e scacciatore di spiriti maligni  manda su di loro   lo stesso soffio che farà su loro dopo la risurrezione, che era chiaramente un’ispirazione divina.

  Lo stesso vale per la distribuzione delle lingue di fuoco in questo momento.  Il primo episodio lo mostrava in modo vago,  il secondo in modo esplicito e quello attuale in modo  compiuto, poiché Egli non è più presente solo sotto forma di energia, ma realmente, unito a noi e dimorante in noi”.

Il perdono che guarisce

Attraverso il perdono si riceve la guarigione. L’assenza di Tommaso dalla  rivelazione del Signore lo porta a voler condividere l’amore e il perdono di Dio, chiedendo di poter vedere anche lui il Cristo risorto. È il Tommaso coraggioso,  vista la sua confessione, che si presenta quando il Signore gli appare, dicendo: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28), mostrando così la sua crescita spirituale, il suo desiderio di eternità e la pienezza della sua fede.

Tutta la nostra relazione con il Signore sta nel perdono. Chi offre il perdono è come Dio, perché fa risorgere l’anima del perdonato. Praticamente fa risorgere il suo prossimo! Cristo è venuto sulla terra non per guarire tutti corporalmente, ma prima di tutto per perdonare! Questo perdono può guarire tutti i dolori quotidiani che sembrano insormontabili. Chi comprende il mistero del perdono capisce che il Signore è venuto a cancellare il peccato di questo mondo proprio attraverso il perdono.

Il perdono genera sempre perdono e diventa così più profondo, più completo, più operante, in un mondo segnato dal dolore, dall’impotenza e dalla caduta. Perdonando, cancelliamo tacitamente ciò che abbiamo fatto di male, portando luce nel mondo. Quanto è bello vedere la luce nel volto dell’altro!

Perdonando gli altri, cancelliamo la macchia delle nostre mancanze e, senza rendercene conto, puliamo quell’abito di grazia in cui il Padre che perdona aspetta con ansia di rivestirci. Ecco la rivelazione dell’opera di Dio nel mondo, ecco il giudizio giusto ma  anche temibile : chi perdona molto (perché ha amato molto) sfugge a un ulteriore giudizio per tutto ciò che ha perdonato nel suo prossimo.

I tre misteri

Prima della morte del Salvatore sulla Croce, il Giovedì Santo, agli Apostoli fu rivelato il Sacramento dell’Eucaristia (Santa Comunione)Prendete, mangiate, questo è il mio Corpo…, poi prendendo il calice e rendendo grazie, disse: Bevetene tutti, questo è il mio Sangue della nuova legge…” (Mt 26,26-28).

 Nella sera di questa domenica , otto giorni dopo la Risurrezione, Cristo rivelerà loro altri due misteri, che sono alla base della retta fede:

Il Sacramento del Sacerdozio (apostolato)“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv. 20,21);

Il Sacramento del pentimento (confessione) – ” Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; e a chi li tratterrete, saranno trattenuti” (Gv. 20,22-23).

Prima dell’Ascensione, il Salvatore affiderà ai Santi Apostoli anche il Sacramento del Battesimo per tutti i popoli del mondo: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! (Mt 28, 19).   La confessione di Tommaso, a cui si ispira la confessione dei padrini e delle madrine , è così splendidamente legata al  mistero battesimale: “Ti sei unito a Cristo?”. – I padrini: ” Mi sono unito a Cristo!”; “E credi in lui?”. – I padrini: ” Credo in Lui come Re e  Dio”.

Tommaso il coraggioso

L’apostolo Tommaso, erroneamente chiamato da noi miscredente, perse il suo primo incontro con il Signore risorto. Fu lui a cristianizzare l’India, dove è conosciuto come Tommaso il coraggioso, perché mentre tutti gli apostoli stavano chiusi a chiave, Tommaso fu l’unico ad avere il coraggio di uscire e farsi vedere. Fu anche l’unico ad avere il coraggio di chiedere che il Signore si mostrasse anche a lui ,  gioia che voleva condiv idere .

 Nel mostrarsi del Signore a Tommaso, ci viene rivelato un grande miracolo : il mistero delle ferite di Cristo, che guarisce le nostre ferite, la sua Passione, che guarisce le nostre sofferenze, la sua morte, che ci dà la vita.

Il desiderio di Tommaso di vedere e toccare le ferite del Signore mostra un desiderio di eternità, ma anche una prefigurazione del desiderio di Eucaristia. Nelle palme dei primi cristiani (un privilegio conservato oggi solo tra i chierici) si riceveva il corpo vivificante del Salvatore Cristo.

Affinché le nostre palme non fossero inchiodate alla croce dei peccati della vita, le palme di Cristo furono inchiodate alla croce del Calvario, da cui scaturì anche la vita – il calice eucaristico che viene tacitamente riempito in ogni Divina Liturgia .

L’intera confessione

La confessione di Tommaso nel Vangelo di questa domenica, “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28), fa parte di una triade di confessioni bibliche, insieme a quella di Natanaele – “Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re d’Israele” (Gv 1,49) – e a quella dell’apostolo Pietro, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Le tre testimonianze evangeliche degli Apostoli sono le tre età della maturità spirituale a cui e attraverso cui sono giunti i discepoli del Risorto. A queste possiamo aggiungere la confessione di Marta, sorella di Lazzaro, vero culmine spirituale: “Sì, Signore. Ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, venuto nel mondo” (Gv 11,27).

La gioia di vedere il Signore

Il Vangelo non ci dice fino alla fine se Tommaso abbia davvero toccato il costato del Signore, né se abbia messo la mano nelle ferite dei palmi del Salvatore, ma sappiamo che fu ciò che il Signore disse a convincerlo pienamente. In un batter d’occhio, il suo cuore dubbioso  si riempì di gratitudine e di gioia incommensurabile.

È l’incontro della vita: l’uomo (in lutto) incontra il Dio risorto. È il momento in cui egli fa la meravigliosa confessione: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,22), a nome di tutto il genere umano.

A ciò che Tommaso testimonia, il Signore aggiungerà una decima  beatitudine del Vangelo, che rimarrà una pietra angolare per tutti coloro che lo seguiranno da allora fino ad oggi: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

Vivendo oggi la felicità della fede e della risurrezione, mostrata di nuovo, osiamo cantare con grande gioia:

Vedendo la resurrezione di Cristo, adoriamo il Santo Signore Gesù, l’unico senza peccato. Adoriamo la Tua Croce, o Cristo, e la Tua santa Risurrezione lodiamo e glorifichiamo; perché Tu sei il nostro Dio, oltre a Te non ne conosciamo altri, il Tuo nome invochiamo.

Venite,  fedeli tutti, adoriamo la Santa Risurrezione di Cristo, perché ecco,  attraverso la Croce  è venuta gioia per tutto il mondo. Sempre benedicendo il Signore, lodiamo la sua risurrezione,  poiché soffrendo la crocifissione per noi, con la morte ha calpestato la morte.

Cristo è risorto!

† Atanasie di Bogdania

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