Annunciazione | L’inizio e la pienezza della nostra salvezza

Vangelo secondo Luca 1, 24-38

San Nicola Cabasilas ci dice, nel suo sermone sulla festa dell’Annunciazione, che “se mai l’uomo deve rallegrarsi, se mai l’uomo deve avere un momento per festeggiare in luminosità e grandezza, se mai dobbiamo chiedere l’altezza dello spirito, la bellezza della parola e l’audacia delle parole, non conosco altro giorno che quello in cui un angelo scese dal cielo, portando la lieta novella sulla terra”.

Oggi ci viene rivelata una delle feste più grandi e importanti dell’anno – l’Annunciazione – che condivide con noi “il mistero nascosto dall’eternità” (Tropario della Resurrezione, tono 4), l’incarnazione di Dio, il quale assume la carne umana e diventa come noi, dalla Beata Vergine Maria, per salvarci e portarci nel seno della Santa Trinità.

Oggi, “Il Figlio di Dio diventa il Figlio della Vergine e Gabriele proclama la grazia” (tropario della festa), e noi, insieme agli angeli, cantiamo con voce dolce: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te!”.

L’Annunciazione (eυαγγελισμός, in greco; влаговѣшение, blagoveștenia, in slavo) è la prima delle feste dedicate alla Vergine Maria a entrare nell’ordine liturgico della Chiesa. La data della sua celebrazione è variata fin dall’inizio. Alcuni la celebravano alla vigilia dell’Epifania (5 gennaio), mentre in alcune chiese dell’Occidente, come quelle della Spagna, della Gallia e dell’Italia, l’Annunciazione veniva celebrata a dicembre, alla vigilia della Natività.

Le testimonianze documentali parlano dell’esistenza a Nazareth di una chiesa dedicata all’Annunciazione già nel IV secolo, una di quelle costruite dall’imperatrice Elena in Terra Santa, e la prima omelia documentata sulla festa dell’Annunciazione è quella del vescovo Abramo di Efeso nel VI secolo.

La venuta del Signore sulla terra e la sua morte

L’Annunciazione è così importante nella storia della salvezza che viene celebrata con la liturgia eucaristica (di San Giovanni Crisostomo, con licenza del pesce) in qualsiasi giorno – canone 52 del Concilio Trullano (Quinisesto) del 692.

Il canone stesso riprende un editto dell’imperatore Giustiniano il Grande secondo cui tutti i cristiani dovevano celebrare l’Annunciazione con la Liturgia (eucaristica) completa, perché è il giorno del principio, il giorno dell’inizio della nostra salvezza. Fino all’editto di Giustiniano, la festa dell’Annunciazione era stata spostata al sabato della quinta settimana di Quaresima (per non interrompere il digiuno della settimana, compresa l’Eucaristia), da cui oggi deriva il Sabato dell’inno Akatistos dell’Annunciazione.

L’Annunciazione cade sempre durante la Quaresima, e spesso durante la Settimana della Sacra Passione (secondo il calendario giuliano non riformato può cadere persino nella festa della Risurrezione, quando viene celebrata secondo un ufficio liturgico speciale). Ecco perché i padri della Chiesa hanno visto un collegamento simbolico tra questa festa di esultanza e il Venerdì Santo: tra la venuta del Signore sulla terra e la sua morte – una nuova nascita attraverso (e sulla) Croce, per aprire il Regno dei Cieli.

Ci viene mostrato un legame misterioso tra il giorno in cui il Signore entra nel mondo e il giorno in cui lo lascia. Ecco perché, nei primi due secoli, il 25 marzo, agli albori del cristianesimo, era il giorno dell’Annunciazione, ma anche il giorno della crocifissione. Perché il Salvatore sarebbe entrato nel mondo e uscito dal mondo nello stesso giorno – questa era la convinzione principale dell’epoca.

L’Annunciazione e il Venerdì Santo erano un unico giorno, un’unica festa, due facce della stessa icona: il mistero della venuta di Dio nel mondo e il mistero dell’uscita di Dio dal mondo. Proprio come i primi cristiani che originariamente celebravano la Passione (morte in croce) e la Risurrezione in un unico giorno, vegliando dal venerdì sera alla domenica, il Venerdì Santo era sia il giorno della Crocifissione che quello della Risurrezione.

Inizialmente, il Venerdì Santo era sia la Croce che la Resurrezione allo stesso tempo – due misteri che si abbracciano e inoltre non ci può essere Resurrezione senza Croce – i primi cristiani non potevano separarli. Allo stesso modo, il 25 marzo, all’inizio, era anche il giorno dell’Incarnazione, ma era anche il giorno della Crocifissione, perché entrambi erano i giorni attraverso i quali si aprivano le porte del Regno – l’inizio di tutto e il mistero della Salvezza, che sono racchiusi nelle due rivelazioni del Signore, la Sua venuta nel mondo e la Sua uscita da questo mondo.

Dal giorno dell’uomo al giorno del Signore

Anche il racconto di Luca, che ci viene presentato oggi, è strettamente legato alla nascita di San Giovanni Battista. L’angelo Gabriele fu inviato per la prima volta a Zaccaria nel Tempio di Gerusalemme per annunciare la nascita di colui che sarebbe diventato Giovanni il Battista e Precursore.

La giusta Elisabetta rimase incinta, ma “per cinque mesi tacque” (Luca 1:24) e “al sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide, e il nome della vergine era Maria (Luca 1:26-27).

San Giovanni Battista è il precursore di Cristo, colui che nascerà sei mesi prima di lui (24 giugno). I sei mesi indicano il giorno dell’uomo, il sesto, quando riceve la vita da Dio – “Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gen. 1, 16) Il sesto giorno, però, è anche il giorno della caduta, l’uomo che disobbedisce a Dio, non potendo passare dall’umano al divino, tende l’orecchio al tentatore e perde, per disobbedienza, il Paradiso.

Il Precursore del Signore annuncerà colui che porterà l’umanità dal sesto al settimo giorno, il Signore Cristo, che nascerà dalla Beata Vergine. Ma il settimo giorno sarà anche il giorno della sua morte per i peccati dell’uomo – da qui il rispecchiamento della Croce nel mistero dell’Annunciazione.

La risurrezione porterà l’unione eterna con Dio nell’ottavo giorno, il giorno dell’eone, che è anche il primo e unico giorno dell’eternità.

Due volte “sì”

L’intera economia della salvezza del mondo è nascosta in un “Sì”, detto due volte, all’inizio dalla Beata Vergine Maria – “Ecco la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola! (Lc 1,38), ma anche nell’angoscia davanti alla Croce, nella preghiera silenziosa del Salvatore: “Padre mio, se questo calice non può passare, perché io non lo beva, sia fatta la tua volontà (Mt 26,42).

Nicola Cabasilas dice qualcosa di straordinario: “Dio non avvertì Adamo in anticipo, né lo indusse a rinunciare alla costola da cui sarebbe stata costruita Eva, ma lo privò dei sensi e gli tolse le membra. Ma nel procedere alla costruzione del nuovo Adamo, informò prima la Vergine e attese la sua fede e il suo consenso.

Senza quel “Sì”, detto dalla Madre di Dio, l’economia dell’incarnazione non avrebbe potuto avere luogo. Senza quel “Sì”, detto dal Salvatore Cristo al Padre Celeste nell’assunzione della morte volontaria sulla Croce, il genere umano non avrebbe potuto essere salvato.

Ecco perché il Venerdì Santo e l’Annunciazione si rispecchiano tacitamente l’uno nell’altro, l’inizio e la fine (che è un nuovo inizio) si ricongiungono, si abbracciano e abbracciano l’intero Vangelo della giustizia, che toglie l’uomo dall’inferno (questo mondo) per ricollocarlo in cielo (il Regno che verrà).

L’inizio della salvezza e il suo compimento si manifestano con l’Annunciazione e la Croce, dove si compie il misterioso messaggio portato dall’angelo nell’umile casa di Nazareth. Solo sulla Croce ci viene rivelato chi è veramente il Re della Gloria, che compie tutte le profezie e spezza la maledizione dell’inizio.

L’icona che traduce il mistero

La prima rappresentazione iconografica dell’Annunciazione si trova nelle Catacombe di Priscilla a Roma e risale al II secolo. Sia le prime rappresentazioni iconografiche che le più recenti recano un sigillo di indescrivibile gioia interiore – il sigillo del compimento di tutte le profezie dell’Antico Testamento.

L’Arcangelo Gabriele è raffigurato in movimento (la misteriosa discesa dal cielo, con i piedi ben distanti – un fluttuare nel cielo, ma sempre dal basso verso l’alto, un’ascesa), un servo fedele, fedele al Re, che con profonda umiltà compie la missione affidatagli. La sua mano destra è tesa in segno di riverenza verso la Madre di Dio, nella mano sinistra tiene un bastone – segno del suolo celeste (il misterioso messaggero), in altre rappresentazioni un giglio, segno della purezza della Vergine.

La Madre di Dio è rappresentata seduta su un trono, sopra l’angelo divino, ma in molte icone è in piedi, con una nobiltà che la contraddistingue. In mano tiene un fuso, con la cui lana tesse il tappeto del Tempio di Gerusalemme, insieme alle altre Vergini. Questa volta, però, sarà lei a tessere il corpo di Cristo – l’umanità che partorisce Dio, donandogli la carne santa.

La meraviglia, l’umiltà e la prudenza della Madre di Dio sono innegabili. La Vergine pura non accoglie subito la buona novella, non vuole sbagliare, come fece Eva, chinando l’orecchio senza discernimento – “come può essere, dal momento che non conosco uomo?” (Lc 1,34) – l’icona lo raffigura con il gesto della mano benedicente, che tiene timidamente sul petto.

Infine, l’inchino del capo mostra il gesto del consenso e della sottomissione, qui inizia veramente il mistero della salvezza: “Ecco la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola!”. (Lc 1,38).

Due sono le persone che hanno chiuso il Paradiso (fortunatamente non per l’eternità): Adamo ed Eva. Due sono le persone che hanno (ri)aperto il Paradiso: il Salvatore Cristo e la Madre di Dio (questa volta per la vita eterna e in abbondanza). Per questo motivo, l’icona dell’Annunciazione è raffigurata sulle porte reali dell’iconostasi, perché esse aprono veramente le porte del Regno dei Cieli.

La Nuova Eva – la revoca della maledizione dall’inizio

È la Madre di Dio che compirà ciò che Eva non è riuscita a fare. È stata la prima Eva a obbedire al serpente (anziché alla parola di Dio – da qui l’incarnazione del Verbo in e attraverso la nuova Eva), ricevendo il seme della disobbedienza e della disunione che bandirà anche l’uomo dal Paradiso.

La Madre di Dio è interamente vergine, mostrando l’immagine dell’unità e dell’integrità umana indissolubile – essendo vergine con anima e corpo – non piega l’orecchio né il cuore all’avversario, anzi a nessun altro se non a Dio.

Per rispondere all’amore indefettibile di Dio, la donna (che rappresenta l’intera umanità) doveva essere veramente vergine nel cuore, nella mente e nel corpo. La Madre di Dio è veramente la nuova Eva che scioglie la maledizione con cui la prima Eva ha lasciato il Cielo.

Il nuovo Cielo si apre con la Vergine Maria, attraverso la sua obbedienza, attraverso il fatto che è lei a riscattare la disobbedienza di Eva fin dall’inizio, ascoltando non i sussurri dei malvagi e degli astuti, ma la voce dell’angelo divino: “Ecco la serva del Signore”, – in lei si compie il mistero sopra tutti i misteri, l’obbedienza che guarisce e perdona il peccato fin dall’inizio.

Annunciazione e mistero della Passione

L’Annunciazione è ontologicamente accompagnata dal mistero della Passione, essendo due facce della stessa festa, perché entrambe aprono le porte del Paradiso ai perduti. La Vergine Maria, come nuova Eva, apre la via della salvezza attraverso la nascita di Cristo, e il Salvatore, sulla Croce, apre le porte del Regno dei Cieli, dicendo al ladrone “oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23,43).

C’è un altro mistero a questo proposito, e cioè che dal fianco del Cristo Salvatore, spinto fuori dal soldato romano sul Calvario, nasce (un’altra) nuova Eva, che è la Chiesa – il Corpo del Signore sacrificato per la vita del mondo.

Chiesa santificata e Parola celeste

Per poter accogliere la buona novella portata dall’Arcangelo Gabriele, evitando la montagna dell’orgoglio e l’abisso della disperazione, attraverso una perfetta umiltà, la Madre di Dio si mostrò tutta immersa nella pura preghiera, nell’ascesi e nel digiuno. Si mostrò davvero come il cero più santo, un essere divenuto interamente spirituale, in cui ardevano la preghiera e l’anelito a Dio e che si nobilitò a tal punto da arrivare a sperimentare quel misterioso fidanzamento al di sopra della natura, quella meravigliosa compagnia, suggellata dallo Spirito Santo, con cui divenne un nuovo inizio del genere umano – la Madre di tutti.

Se la prima Eva fu chiamata da Adamo “madre di tutti i viventi” (Gen 3,20), dando loro non solo la vita ma anche il sapore amaro della morte, la Nuova Eva, la Santissima Genitrice di Dio, si mostra come Madre della Vita, diventando il tempio vivente, la nuova arca, la nuova arca della legge dell’amore, in cui si realizza il meraviglioso mistero dell’incontro dell’uomo con Dio per l’eternità.

Attraverso la Madre di Dio, tutta l’umanità è redenta, tutta l’antica maledizione è sciolta, il cuore di Dio e il cuore dell’uomo battono per la prima volta, ma per sempre, insieme!

Comprendendo questa notizia al di sopra di tutte le notizie, questo mistero al di sopra di tutti i misteri, osiamo anche noi con voce dolce lodare la Beata Vergine, dicendo:

Alla Stratega invincibile, i canti di vittoria come a colei che ci ha liberati dai travagli; i ringraziamenti dovuti, io, tua città, elevo a Te, o Madre di Dio. Poiché possiedi la forza contro cui è vano combattere, liberami dai pericoli d’ogni sorta affinché ti proclami: Salve, sposa illibata!

† Atanasie di Bogdania