Domenica 17 dopo la Pentecoste | Il dolore che porta guarigione

della Cananea

Vangelo secondo Matteo 15, 21-28

Nel dolore e nella tristezza di essere incompreso e persino perseguitato dagli ebrei, rigidamente ancorati alle prescrizioni della legge che schiavizza, scandalizzati quando hanno sentito che „non ciò che entra nella bocca insozza l’uomo, ma ciò che esce dalla bocca insozza l’uomo” (Mt. 15, 11), – mostrando agli apostoli che „dalla mente escono: pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, falsi testimoni, bestemmie” (Mt. 15, 19), – il Salvatore lascia, per un breve periodo, la terra di Giudea per dirigersi verso le regioni di Tiro e Sidone, città abitate da popolazioni pagane, dove compirà un miracolo straordinario, che si inserisce naturalmente nell’opera misteriosa di conversione di tutte le nazioni del mondo.

Fin dall’inizio comprendiamo, veramente, che „nessun profeta è ben accolto nella sua patria” (Lc. 4, 24) e nella lettura evangelica di oggi viene presentato un insegnamento che ha un profondo legame con i tempi di Elia, quando quel grande profeta dell’Antico Testamento visse lo stesso profondo dolore della persecuzione e dell’ingiustizia, – perché „molte vedove c’erano nei giorni di Elia, in Israele, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia su tutto il paese. E non fu mandato Elia a nessuna di loro, tranne a Sarepta di Sidone, a una vedova(Lc. 4, 25-26).

La vedova che ha ospitato Elia e la vedova che grida con dolore dietro al Signore Gesù per una guarigione – gli ebrei e le genti pagane, che accetteranno la fede – questo è il punto di partenza e il legame ontologico con l’odierna lettura evangelica.

„Ed uscito di là, Gesù si ritirò verso le regioni di Tiro e Sidone” (Mt. 15, 21).

Cristo, uscendo dal suo popolo, si reca nelle regioni di Tiro e Sidone, due città pagane, porti commerciali situati sulla costa orientale del Mar Mediterraneo, in Fenicia (l’odierno Libano), di cui sarà detto: „Se fossero state fatte in Tiro e Sidone le opere potenti che sono state fatte in voi, da tempo esse avrebbero fatto penitenza con sacco e cenere” (Mt. 11, 21) – una sola meraviglia si è verificata qui, ma è stata sufficiente per avviare non solo il lavoro del pentimento, ma anche il movimento della grazia salvifica.

Epifanio il Latino richiama di più l’attenzione su ciò che sarebbe stata una rivelazione mistica della vera Luce nelle regioni pagane, assetate di vita spirituale e della Parola costruttiva: „Dopo aver lasciato i giudei, il Signore si è recato nelle regioni di Tiro e Sidone, lasciando indietro i giudei e venendo alle genti. Quelli che ha lasciato dietro di sé sono rimasti vani; quelli a cui è venuto hanno ricevuto salvezza. E una donna di quelle regioni è uscita e gridava: Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide! Oh, grande mistero! Il Signore era uscito dai giudei, mentre la donna era uscita dalle terre dei pagani. Egli aveva lasciato indietro i giudei, mentre lei aveva lasciato indietro l’idolatria e la vita peccaminosa. Ciò che gli ebrei avevano perso, lei lo aveva guadagnato. Colui che essi avevano rinnegato per mezzo della legge, lei lo confessava con fede. Così, per sua figlia (le genti) venne a pregare il Signore. Per sua figlia, il peccato e l’idolatria l’avevano fatta vagare su vie passionali ed era stata tormentata dal demonio.

Le ceste di briciole e le briciole dei padroni

In questo capitolo, il quindicesimo di Matteo, ci imbattiamo, oltre che nelle briciole (della grazia e della guarigione), per cui brama la donna pagana di Fenicia, anche nelle briciole raccolte in sette ceste piene (Mt. 15, 37), dopo il miracolo della moltiplicazione di sette pani e alcuni pesci – per ogni pane ci viene rivelata una cesta di briciole, che dovrà soddisfare anche le genti (pagane). Vediamo il Signore che dispone, con comando, di raccogliere le ceste di briciole (dei cani), che si rivelano essere più ricche e piene dei sette pani stessi (dei figli).

È una scoperta misterica della chiamata a tavola, quel banchetto che il Signore offre al Suo amato popolo di Israele, senza dimenticare le genti pagane, che sono chiamate a gustare non solo le briciole, poiché anche queste si sono rivelate essere più abbondanti di tutti i pani insieme, ma anche la perfezione della grazia che trasforma interiormente l’uomo – Cristo (Si) dona sempre con cuore generoso e in pienezza. Lo stesso è il pane di cui hanno gustato i figli amati, così come i frammenti di cui gusteranno i diseredati.

L’uomo, anche in questa pericope evangelica, si mostra come colui che è costantemente chiamato a sedersi a tavola con Dio, in un’opera profonda di comunione. Il Signore si riconcilia e ritrova con maestria la strada verso l’anima dell’uomo, chiamandolo a tavola, – ognuno lì dove lo trova, sul ciglio della strada, nel deserto (dell’anima), nei momenti di svolta, nei momenti di difficoltà e di prova – portando sempre la gioia della pienezza, là a quel tavolo misterioso, perdonerà ogni uomo caduto e smarrito. Vedremo che oggi è giunto il momento anche per quelli provenienti da un’altra stirpe (essi pure figli di Dio) di essere perdonati e chiamati al banchetto del Regno.

„Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori” (Matteo 8,11-12).

La gioia di sedersi a tavola con il Signore era la cosa più alta per un ebreo (Luca 14,15) – la gioia di essere al posto d’onore, piena dell’amore del Padre per il Suo popolo amato – i figli di Dio.

Un vero Padre, Dio (Colui che dice attraverso il profeta Isaia – „Io non ti dimenticherò. Ecco, ti ho scolpito sulle palme delle mie mani; le tue mura sono sempre davanti ai miei occhi!” – Isaia 49,15-16), con un cuore di madre, non solo dà la vita ai Suoi figli, ma li nutre anche abbondantemente (Giovanni 10,10). Li veste con l’abito della grazia, li nutre con la Parola della verità, li protegge con lo scudo della fede ed è sempre loro aiuto e riparo in tutto.

Il Salvatore Gesù, quando compie questo grande miracolo della moltiplicazione dei pani per il popolo israelita, opera come Figlio di Dio, nel nome del Padre, Colui che si prende cura dei Suoi figli e li nutre con il pane, con il cibo del Regno. Più di un pane terreno, come ci viene rivelato oggi, il Salvatore manda al Suo popolo il pane del Regno, che noi cristiani riceviamo anche nella Santa e Divina Liturgia.

La tavola era apparecchiata (da secoli) e preparata dal Signore Gesù per il popolo di Israele, che avrebbe dovuto essere figlio di Dio per grazia, che conosceva e comprendeva il significato di questo mistero. La donna cananea, essendo pagana, di un altro popolo, oggi dice che anche lei può mangiare le briciole che cadono dalla tavola che Cristo prepara per il popolo di Israele e si è veramente nutrita del miracolo della guarigione – da qui inizia la conversione delle genti. È giustificato solo chi desidera sedersi a tavola con il Signore, ma solo se è vestito con l’abito dell’umiltà che porta grazia.

La madre cananea – il dolore che guarisce

Il dolore e la sofferenza si sono rivelati essere ciò che ha modificato l’opera del Salvatore Gesù con il Suo popolo amato. Il martirio del Precursore Giovanni cambia in maniera misteriosa il lavoro missionario del Signore – dopo la morte del più grande nato di donna, Gesù farà pochissimi miracoli in Galilea. Il periodo delle grandi guarigioni ed esorcismi rimarrà indietro, per mostrare Gesù, questa volta, come il Padre amorevole, che farà un solo grande miracolo – la moltiplicazione dei pani. Il Signore cambia il lavoro esteriore dei grandi miracoli e guarigioni con quello interiore, diventa il buon pastore, che dà la sua vita per le sue pecore (Giovanni 10, 11) e dà il Suo Corpo come nutrimento e vita eterna a coloro che Lo seguono.

Questo nutrimento misterioso, l’unico che può placare la sete inestinguibile dell’anima e del cuore, sempre in cerca dell’eternità, è anche quello che sarà rivelato ai pagani, perché „hanno glorificato Dio, dicendo: dunque anche ai pagani Dio ha concesso la penitenza che porta alla vita (Atti degli Apostoli 11, 18).

Il profeta Isaia (25, 6-8), questo evangelista mistico dell’Antico Testamento, ha mostrato, così ispirato, la chiamata dei pagani alla cena misteriosa di Cristo – il banchetto eterno, che ci abbraccia nel mistero dell’amore misericordioso: „Il Signore degli eserciti preparerà in questo monte per tutti i popoli un banchetto di carni grasse, un banchetto di vini eccellenti, carni grasse piene di midollo, vini eccellenti, ben purificati! In questo monte, Egli toglierà il velo che avvolge tutte le nazioni e il telo che copre tutti i popoli. Egli annienterà la morte per sempre! Il Signore Dio asciugherà le lacrime da ogni viso e la vergogna del Suo popolo allontanerà dalla terra, perché il Signore ha parlato!

La fede che nasce dall’amore

La donna cananea sembra conoscere i misteri della Legge, poiché riconosce in Cristo il figlio di Davide – „Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è gravemente tormentata dal demonio” (Matteo 15, 22) – una vera rivelazione dello Spirito Santo. Una madre afflitta, che attraverso il mistero dell’amore, arriva a ricevere la grazia divina – riconosce in Cristo il Figlio di Davide, non essendo ebrea; si mostra umile e accetta la dura risposta di Cristo (oggi impensabile per l’uomo moderno); mostra una fede instancabile fino alla fine e merita non solo le briciole, ma la miracolosa guarigione, che libera sua figlia (le nazioni cadute nel peccato) dal demonio, donandole la vita.

Il Vangelo ci rivela un’altra cosa meravigliosa – il Signore Gesù guarisce da vicino gli ebrei, spesso tocca i malati e li benedice – dimostra di essere in mezzo al Suo popolo amato (che non Lo ha ricevuto) – un abbraccio mistico. Tuttavia, i pagani, li ha sempre guariti a distanza e solo con la Parola, – la Parola che è Vita, supera le barriere della distanza fisica che separa le persone – come nel caso del centurione romano, a cui Gesù aveva trovato così tanta fede, quanto non ne aveva trovata in tutto il paese di Israele.

Oggi, il Signore loda la fede della madre cananea, loda la fede della donna afflitta, ma dalla cui sofferenza scaturirà il grande miracolo – „O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi” (Matteo 15, 28).

Il pane o le briciole?

Il corpo mistico di Cristo, il pane che è disceso dal cielo (Giovanni 6, 41), è stato concepito nel popolo ebraico, il primo chiamato al banchetto celeste, ma i frammenti rimasti da questo pasto misterioso hanno raggiunto „i poveri, i deboli, i ciechi e gli storpi” (Luca 14, 21) – tutte le genti pagane, – come predetto anche dai profeti, senza saperlo, dalla madre cananea afflitta, quando dice che tutti hanno il diritto di nutrirsi delle briciole dei figli (Marco 7, 28), poiché tutti sono figli di Dio.

Prima dell’Apostolo Giovanni, l’evangelista dell’amore, la donna colpita dal dolore ha scoperto, attraverso il mistero della sofferenza, che Dio è amore e permane nell’amore e nutre tutti i suoi figli con e dall’amore. La sofferenza genera anche la segreta saggezza.

Il Salvatore loda la fede di quella donna, una fede che noi oggi invidiamo, una fede di donna pagana (ma convertita – cambiata dalla penitenza derivante dall’umiltà), oggi vedendola uscire dal suo paganesimo e impurità alla luce dell’amore vero, alla luce della grazia, alla luce della gloria del Signore Gesù Cristo.

D’ora in poi, tutte le genti sono invitate al banchetto – è stata anche una lezione pratica per gli apostoli, che riceveranno un nuovo comando: Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo 28, 19).

Anche noi siamo chiamati a questo banchetto oggi. Si tratta del banchetto del Regno, da cui i primi invitati hanno declinato trovando scuse per non partecipare (Luca 14, 18), si sono sottratti, perdendo il mistero dei misteri. Ecco che anche noi ora, cristiani, ogni domenica, in ogni sacramento in cui ci troviamo nelle sante chiese, siamo al banchetto dei figli di Dio – la Santa Liturgia. Nella Liturgia, ogni frammento nasconde Cristo intero, Lui – Colui che si spezza e non si divide, Colui che è mangiato per sempre e non finisce mai, ma santifica coloro che partecipano (Liturgia di San Giovanni Crisostomo).

Chi si incontra con Dio cambia la sua vita

Cosa rende veramente grande la fede della donna afflitta di oggi? Questa madre addolorata viveva nell’ignoranza , portando un dolore indicibile, un dolore da cui sgorgava abbondante la grazia portatrice di vita. Questa grande fede, con cui ci siamo incontrati e che siamo chiamati ad abbracciare, spontaneamente scaturita dall’espressione della più naturale umiltà, che vediamo solo nei santi, è quella per cui il Signore, infinito nell’amore e inestimabile nella misericordia, non abbandona mai nessuno, anche quando tutto sembra perduto – Dio è sempre con noi.

Oggi noi, nati dalla fede dei santi e dalla promessa dello Spirito Santo, noi che abbiamo conosciuto il mistero del battesimo e siamo stati rivestiti di grazia, siamo chiamati ad essere testimoni della fede grande e vera, della fede che può smuovere anche le montagne.

Il Nuovo Israele (in ebraico „l’uomo che ha visto Dio), sempre chiamato alla mensa della grazia, alla mensa della riconciliazione – ci si rivela ad ogni Divina Liturgia, poiché a questa cena mistica cantiamo ogni volta all’unisono: „abbiamo visto la vera luce” – abbiamo visto il Signore, abbiamo accolto il Signore, abbiamo conosciuto il Signore, siamo accanto al Signore alla mensa del Suo Regno, nulla può più separarci dal Suo amore, che ci ha guarito dalla ferita del peccato, per sempre.

Oggi, la tavola è preparata e abbondante, non con briciole, ma con il Corpo stesso di Colui che ci dona la Vita. Osiamo desiderare questo banchetto, rivestiti dell’abito della grazia e dell’umiltà, che ci unisce per sempre a Colui che ci ha liberato dalla morte!

† Atanasie di Bogdania