L’ingresso del Signore | La vera Luce per la rivelazione a tutte le nazioni

Vangelo di Luca 2, 22-40

L’incontro del Signore con il suo popolo

L’ingresso del Signore nel tempio di Gerusalemme – una festa meravigliosa che conclude la serie di celebrazioni legate alla manifestazione del Signore nel mondo e nella storia dell’umanità, dalla sua meravigliosa Nascita nella mangiatoia di Betlemme fino all’Epifania sul Giordano, oggi, Cristo incontra il suo amato popolo, Israele, attraverso la figura del giusto Simeone e della profetessa Anna.

Il Salvatore nasce dalla Purissima Vergine, a Betlemme nella Giudea, l’ottavo giorno viene circonciso secondo la legge, ricevendo il Nome sopra ogni nome, il Nome annunciato dall’angelo, il Nome di Gesù che significa – il Salvatore. Ma dovevano essere adempiuti anche alcuni precetti della vecchia legge (Levitico 12), alcune disposizioni legate, da un lato, alla madre (per la sua purificazione, secondo un rituale giudaico) e, dall’altro, a Colui che è nato, Colui che doveva essere redento (“Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore” – Lc. 2, 23), – il Santo Bambino (Emmanuele, come ci è stato annunciato dal profeta Isaia), che rimarrà per sempre con il suo popolo, ma anche con tutte le nazioni, come ci svelerà il messaggio della festa.

Il Signore viene tra gli uomini, sulla terra, ed è accolto oggi con un cuore puro, con amore, ma anche con trepidazione, da due figure misteriose che ci svelano anche l’accoglienza interiore che tutti siamo chiamati a vivere di fronte a Colui che viene con tanto desiderio di portarci pace.

Simeone, il “giusto e timorato di Dio”, che “aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui” (Lc. 2, 26), e Anna, la profetessa, “figlia di Fanuele, della tribù di Aser, avanzata in età e che aveva vissuto con il marito sette anni dalla sua verginità… vedova, di ottantaquattro anni, che non si allontanava dal tempio, servendo notte e giorno con digiuni e preghiere” (Lc. 2, 36-37) – sono queste le figure degli anziani giusti e amanti di Dio che oggi salvano l’onore dell’umanità.

Simeon il Giusto e la Settanta

Secondo la santa tradizione, Simeon il Giusto era uno dei settanta saggi convocati ad Alessandria (Egitto) per ordine del re Tolomeo II, al fine di tradurre le Sacre Scritture (dell’Antico Testamento) in greco, poiché gli ebrei della diaspora non conoscevano più l’ebraico. Questo lavoro è diventato noto nella storia come la Settanta (o Septuaginta), cioè la traduzione dei settanta (LXX). Questo fu il libro principale dei Santi Padri, da cui furono ispirati gli scritti patristici e anche i libri liturgici della Chiesa.

Simeon, scelto dal Signore per tradurre il Profeta Isaia, leggendo il versetto: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio e chiameranno il suo nome Emmanuele” (Isaia 7, 14), pensò che il testo contenesse un errore. Di conseguenza, invece di tradurre “vergine”, tradusse “giovane donna”.

Il giorno successivo, mentre rivedeva la traduzione, trovò la parola corretta nuovamente come “vergine”. Pensando di aver trascurato questo dettaglio così importante, corresse di nuovo il testo e lo fece per tre volte, finché, al terzo giorno, un angelo gli apparve e gli disse: “Non assaporerai la morte finché non avrai visto Colui che nascerà da una Vergine immacolata”.

Nascita verso la vita – Riscatto verso la Resurrezione

Dopo la caduta di Eva, la nascita dei bambini è stata sempre legata al mistero del dolore, ma anche a quello della morte (Genesi 3, 16), poiché ogni essere nato da donna, giungendo alla gioia della vita, è destinato a assaporare anche la morte. Attraverso la Madre di Dio – la nuova Eva, colei che ha unito il cielo e la terra, incontriamo per la prima volta una rovesciamento dei valori: il mistero della nascita diventa verso la vita, Cristo, Colui che viene nel mondo per la nostra salvezza. Egli è Colui che solleva il dolore della morte, assaporando la morte in modo che l’uomo possa assaporare la vita per l’eternità.

La Madre di Dio, il vecchio Giuseppe e il bambino Gesù si dirigono verso il tempio di Gerusalemme per adempiere alla legge con umiltà: “Non sono venuto a distruggere la Legge o i Profeti; non sono venuto a distruggere, ma a compiere” (Matteo 5, 17). La Santa Vergine non aveva bisogno di una purificazione simbolica secondo la legge, poiché era la Madre della Vita, così come il Bambino Gesù non aveva bisogno di essere riscattato secondo la legge, essendo Egli stesso l’adempimento della legge e dei profeti.

La vecchia legge richiedeva che il Bambino Cristo, portato al Tempio e ricevuto tra le braccia del giusto Simeone (rappresentante dell’umanità che accoglie l’Universo insondabile), fosse riscattato simbolicamente con cinque sicli (20 denari), in ricordo del fatto che il Signore degli eserciti aveva preservato dalla morte violenta i bambini degli ebrei in Egitto (nella notte della prima Pasqua). Ciò avvenne attraverso il sacrificio misterioso dell’agnello (simbolo del sacrificio di Cristo), con il cui sangue furono segnate le porte delle case di tutti gli ebrei (un preludio al sacrificio eucaristico – il sangue che dà la vita), mentre l’angelo del Signore colpiva i primogeniti degli egiziani (Esodo 11), punendo così il faraone.

Tuttavia, il Vangelo di Luca ci rivela un fatto misterioso: il Bambino Gesù non è riscattato. Secondo la legge, ciò significava che Gesù non avrebbe dovuto essere riportato indietro, poiché il prezzo stabilito dalla legge per il riscatto non era stato pagato. Comprendiamo il profondo simbolismo di questo gesto – fin da allora, il Bambino Gesù era consacrato (per l’eternità, perché viene dall’eternità) al Signore e rimase consacrato al Signore fin dalla nascita misteriosa a Betlemme.

Ciò che viene rivelato è qualcosa di profondo e incomprensibile: Colui che non è riscattato nel tempio è chiamato, persino dalle braccia del giusto Simeone (rappresentante dell’umanità che attende la salvezza), a essere il Redentore stesso di tutte le nazioni della terra.

Da allora fino ad oggi, nessuno dovrà più pagare denari per i propri peccati per essere riscattato dalla morte del peccato. Attraverso il pentimento, il Sangue prezioso dell’Agnello eucaristico ci riscatta (la crocifissione sulla croce è il prezzo pagato) dalle trappole della morte, per passare alla vita eterna – una Pasqua misteriosa (Pesach).

Oggi, il tempio sacro compie veramente il suo scopo e la sua ragione d’essere. Il tempio è stato costruito appositamente per accogliere Colui che è insondabile, Colui che viene a essere il redentore e il liberatore di tutte le nazioni, per la salvezza e la vita eterna.

Abbraccio dell’uomo da parte di Dio e di Dio da parte dell’uomo

La legge di Mosè stabiliva che l’offerta di espiazione e purificazione per la madre fosse un agnello di un anno (senza macchia, simile al Signor Gesù, che avrebbe dimostrato di essere l’unico senza peccato), oppure una coppia di colombi e una coppia di tortore. Vediamo il ritratto di una vita modesta e povera nella famiglia che abbraccia il bambino Gesù, poiché solo le due coppie di uccelli sono portate come offerta – simbolo di libertà, simbolo di purezza, ma anche di umiltà. L’agnello, assente nel testo evangelico, si rivelerà essere lo stesso Cristo, che si offre come sacrificio di espiazione, non solo per la Madre di Dio (che era senza peccato), ma per l’intera umanità, Lui – “L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1, 29).

L’incredibile e inimmaginabile incontro tra Dio e l’uomo, tra due persone che portano il sigillo di un mistero – un anziano con una vita santa e un neonato appena nato, ci è presentato oggi. È anche un incontro tra due mondi: un mondo vecchio, stanco di aspettative (e lacrime), a tratti scoraggiato (ma anche afflitto) e soprattutto gravato da peccati e cadute, e un mondo nuovo che rivela il Regno, poiché è rivelato da un bambino Re. Questo nuovo mondo è portatore di vita eterna, purificatore di peccato, ponte tra la vecchia alleanza e la nuova, e già sentiamo il profumo dell’eternità.

L’incontro straordinario si rivelerà, quanto mai umile e misterioso (è passato inosservato agli occhi dei potenti del popolo, ma anche del mondo intero), altrettanto unico, meraviglioso e fonte di coraggio per tutti. Davvero, sarà il conforto di tutti i giusti dell’Antico Testamento, di tutti i profeti e dei santi, che da Abramo fino al Precursore del Signore, hanno creduto con fermezza, hanno avuto una speranza incrollabile, si sono sforzati, hanno faticato, sono stati i pilastri del popolo amato, proprio affinché il Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, potesse incarnarsi, adempiendo tutta l’economia e la giustizia.

Ora lascia che il tuo servo, o Signore

La festa di oggi ci rivela anche il canto con cui viaggiamo ad ogni tramonto, adempiendo al rito delle Vespri: “Ora lascia che il tuo servo, o Signore, secondo la tua parola, vada in pace” (Luca 2, 29). Questo inno del giusto Simeone è diventato uno dei più belli e significativi nella liturgia della Chiesa. Ora sappiamo che la morte non è più eterna, poiché Colui che è tenuto in braccio, o come ci dicono così bene i canti liturgici – che il Signore è Colui che tiene in braccio Simeone e attraverso di lui tutti noi, vincerà la morte (nostra) con la Sua stessa morte.

Da ora in poi, non solo il giusto Simeone può dormire tranquillo (essendo liberato), aspettando la risurrezione dei giusti, ma anche noi siamo chiamati a essere lavoratori giusti nella vita di questo nuovo Regno, che ci darà un nuovo frutto – la vita eterna.

Simeone mostra il Bambino Gesù come Luce per la rivelazione delle nazioni, che siamo noi, coloro che sono stati innestati sulla radice del popolo santo, sulla radice dei profeti e dei giusti che hanno saputo essere sempre al posto giusto e al momento giusto, quando il Signore ne aveva bisogno. Noi, che ci troviamo nell’oscurità dell’ignoranza, siamo chiamati a vedere la Gloria del popolo d’Israele, che ha generato fisicamente il Messia, il Signore Cristo. Da oggi in poi, tutti i popoli del mondo vedranno e gustaranno la salvezza portata in dono da Colui che “toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1, 29).

„luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (Luca 2, 32)

La festa di oggi si mostra universale, unisce i due mondi esistenti in quel tempo, le genti pagane e il popolo amato (che aspettava ansiosamente Cristo). La festa di oggi unisce il Cielo e la terra, l’oriente e l’occidente, l’uomo e Dio – qui si trova tutta la ricchezza.

L’incontro con il Signore è anche l’unione dei due grandi poli dell’anno liturgico, intorno ai quali ruota l’intero ciclo delle celebrazioni liturgiche – la Natività del Signore e la Resurrezione. Oggi ci siamo separati dalle feste che ci presentano il Signore al mondo e già vediamo l’alba del rinnovamento, guardando verso il mistero del pentimento e dell’ascetismo che ci svelerà il Triodion, aprendoci la via alla festa della Resurrezione.

Oggi ci si rivela che la festa con cui viaggiamo è la via di mezzo, la separazione delle acque, tra l’icona che ci mostra Colui che è avvolto, essendo un bambino, nei legami dei nostri peccati, per scioglierli poi sulla Croce, per essere poi posto in nuovi panni, nella tomba da cui sgorgherà la Resurrezione. Ma prima di tutto ci viene incontro, nel profondo del tempio dei nostri cuori, che aspettano guarigione.

Pentecoste misteriosa, prima della Pentecoste

Al centro del Vangelo, con cui abbiamo viaggiato oggi, c’è Cristo, e la festa si rivela essere cristologica – ci svela il legame con la Vecchia Legge, che doveva preparare tutte le nazioni a ricevere la Verità incarnata, che si sarebbe manifestata, alla fine del cammino, come l’Amore crocifisso dagli uomini.

Ma il Vangelo ci mette anche in luce il fatto che, oggi, ci incontriamo ovunque con una presenza misteriosa dello Spirito Santo, che era su Simeone (Luca 2, 25), ma anche sul bambino Gesù. Lo Spirito Santo “aveva ricevuto da rivelazione divina l’assicurazione di non vedere la morte prima di avere veduto l’Unto del Signore” (Luca 2, 26). “Guidato dallo Spirito Santo, Simeone si recò nel tempio” (Luca 2, 27). Lo Spirito Santo è Colui che rimarrà sempre accanto al Signore, perché “il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui” (Luca 2, 40).

Una cosa interessante capiamo: lo Spirito Santo non era ancora stato rivelato all’uomo come Dio nella sua pienezza, perché Cristo non aveva ancora compiuto l’economia della salvezza, attraverso la sua morte, risurrezione e ascensione al cielo. Ma, in modo misterioso, lo Spirito è onnipresente nell’odierno vangelo (così come è stato nell’Antico Testamento) e compie la sua opera nel piano di salvezza di Dio. Come a cinquanta giorni dalla Risurrezione del Signore Gesù, lo Spirito Santo è disceso sugli Apostoli riuniti nell’Upper Room, allo stesso modo oggi, a quaranta giorni dalla Nascita del Signore, lo Spirito Santo scende sui veri Israeliti (i fedeli giusti), su Simeone e sulla profetessa Anna, su Maria e su Giuseppe il giusto. Questi volti rappresentano le anime dei credenti veri, l’Israele dal cuore puro, che accoglie davvero Cristo come il Signore (il Messia) tanto atteso, oggi rivelato a noi nel Bambino innocente portato al tempio, a quaranta giorni.

Oggi avviene la misteriosa Pentecoste su Israele, che darà alla luce spiritualmente il popolo giusto. Oggi è la Pentecoste prima della Pentecoste, per l’illuminazione di tutte le nazioni della terra.

Il vecchio Simeone e la profetessa Anna – esempi di anziani venerabili

Il Vangelo di oggi nasconde un mistero, quello del monachesimo nel cuore del popolo di Israele. Due volti di anziani belli (Καλόγερος – kalogeros, da cui, in rumeno, la parola monaco) ci sorprendono per la purezza della loro vita e la forza dello spirito: Simeone, il volto del monaco devoto e pregante (μοναχός – monachós – solitario) e Anna, la profetessa portatrice di grazia (dall’ebraico: Il Signore ha avuto pietà, il Signore ha avuto compassione), il volto della misericordia e della compassione.

Da un lato, vediamo nascosto in questo secondo capitolo di Luca il volto della famiglia e dell’amore smisurato (e quanto ha bisogno di essere protetto, soprattutto oggi!), mentre dall’altro lato vediamo il volto del monachesimo, della preghiera e dell’ascetismo, dell’attesa e della fatica che portano frutto: due vie benedette da Dio, entrambe incontrando la potenza della grazia che tutto compie e perfeziona.

Quindi, oggi capiamo che nessuno può avvicinarsi veramente a Dio, che sia giovane o anziano, monaco o rampollo di una famiglia benedetta, se non porta il sigillo delle virtù di una vita feconda, che ci viene rivelato oggi attraverso Simeone e Anna, ma anche attraverso la profezia ricevuta dalla Madre di Dio – la fede, la speranza incrollabile, la preghiera e soprattutto l’amore che frutta grazia su grazia.

Oggi siamo tutti chiamati, ciascuno nel proprio cammino abbracciato, a imparare ad accogliere più profondamente il Salvatore Gesù Cristo, ad accoglierlo con affetto e amore sconfinato, con umiltà e speranza incrollabile, e questa accoglienza e attesa (a volte per tutta la vita) devono essere per tutti noi un’occasione di salvezza.

Per noi cristiani, l’incontro con il Signore, che è venuto e si è già manifestato, è (anche) un mistero vissuto ogni domenica e in ogni Santa Messa, avendo la Sua Parola e il Suo Corpo, donandosi a noi come un tempo, come un sacrificio gradito, tra le braccia del giusto Simeone.

Abbiamo il coraggio di accoglierlo e di unirci al Signore nel mistero della Liturgia! Da lì sorgerà per noi la vita eterna!

† Atanasie di Bogdania