Sul digiuno e l’elemosina

È meraviglioso il digiuno, così come la lettura delle Sacre Scritture; ma è meraviglioso solo quando è seguito dall’azione, perché se leggi e non agisci, la lettura diventa la tua condanna, diventa allora occasione di punizione. Perché coloro che obbediscono alla legge non sono giusti davanti a Dio, ma coloro che adempiono la legge saranno giustificati (Romani 2:13). E ancora Cristo dice: Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero peccato; e ora non hanno più scuse per il loro peccato (Giovanni 15:22). Beato chi parla a chi ascolta, soprattutto quando ricambia con grandi interessi; e interesse – cioè obbedire e adempiere ai comandamenti di Dio, come dice il Signore: avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. (Matteo 25:27).

Che cosa hai guadagnato dunque, fratello, con il digiuno? Così l’agricoltore pianta per mietere, il mercante viaggia all’estero per acquistare proprietà, e il marinaio solca molti mari per caricare la nave. Non dirmi: “Ho digiunato molti giorni, non ho mangiato questo né quello, non ho bevuto vino, ho resistito all’impurità”, ma mostrami se sei diventato mite, poiché eri arrabbiato, e se sei diventato filantropico, da quando eri troppo distante dagli uomini, perché se sei ubriaco di rabbia, perché torturi il tuo corpo? Se l’invidia e l’egoismo sono dentro di te, a che serve bere solo acqua? Ora non mi interessa come è il tavolo, ma c’è stato un cambiamento nel brutto modo di pensare? Se la dama, cioè l’anima, commette adulterio, per questo frusti la serva, cioè lo stomaco? Se l’anima è ottusa, perché logori il corpo?  Non lo dico per biasimarti, ma per amore. Se ti vedessi volare in alto, vorrei ancora che volassi ancora più in alto: tale è la tirannia dell’amore. E proprio come gli amanti del denaro, più oro acquisiscono, più lo cercano, così desideriamo ancora più fortemente il vostro successo. Quindi, fratello, se vuoi che Dio ti accetti, allora digiuna come facevano i Niniviti. Non hanno ricevuto la legge; per loro l’apostolo Paolo dice: Poiché quando i gentili, non avendo la legge, fanno secondo natura ciò che è secondo la legge, essi, non avendo la legge, sono legge a sé stessi (Rm 2:14). Non vantarti dunque di digiuni vuoti, perché da solo non sale al cielo, se non ha sua sorella l’elemosina, perché è unita ad essa, e tra loro non c’è solo un rapporto fraterno e intimo, ma l’elemosina serve anche come sostegno al digiuno. Come lo sappiamo? L’angelo parlò a Cornelio: Le vostre preghiere e le vostre elemosine sono salite in ricordo davanti a Dio (Atti. 10,4). L’elemosina è l’ala della preghiera. Se non si mettono le ali alla preghiera, non volerà, mentre l’anima, quando ha le ali, si alza velocemente al cielo. Fino a che punto sono l’avarizia e la ricerca del guadagno? Tutto questo, fratelli, scompare insieme a questa vita. Senza dubbio dirai: “dillo a te stesso”. E lo dico a me stesso, e lo dico anche a voi, perché questo consiglio riguarda tutti. Sentendo ciò e correggendomi, ricevo da te la carità; e se chi parla fosse schiavo, ricevo consiglio, e se fosse libero, ascolto anche con affetto. Non è la personalità di chi parla, ma l’utilità del consiglio che mi fa recepire ciò che viene detto. E quando Mosè, un uomo così grande che parlava con Dio, non disprezzò i consigli di suo suocero, sebbene fosse un barbaro, li accettò addirittura e Dio li confermò (Es 18,24), cosa dobbiamo fare allora?

Guarda quella vedova dell’Antico Testamento che aveva solo un pugno di farina in una ciotola e un po’ d’olio in un vaso e che ospitò con quello il profeta (1Re 17,12), o quella del Vangelo, che, avendo solo due oboli, contribuì più di tutti gli altri, perché diede tutte le sue ricchezze (cfr. Lc 21,2-3). E cosa dici? Sono povero e non ho soldi. Non hai due monetine? Anche se non ce l’hai, Dio ti chiede buona volontà, perché ha detto che se qualcuno dà anche solo un bicchiere di acqua fresca, il suo salario non andrà sprecato (Mt 10,42). Fai attenzione a quello che dice: acqua fredda, non calda, per non perdere la ricompensa per negligenza. Per quanto oro l’imperatore ti ordinerà di pagare, tu, nonostante tutto, dovrai dare tanto quanto ti chiederà; anche se non ce l’avessi, non gli importerebbe. Dio non agisce così, ma domanda secondo le possibilità di ciascuno. Perché esistono, ad esempio, i poveri? Non perché Dio non potesse mandare una pioggia d’oro, ma affinché la loro povertà alleggerisse il peso delle tue trasgressioni. Guarda quanto è grande la carità: Dio paragona l’uomo misericordioso a sé stesso. Sii misericordioso, dunque, come è misericordioso tuo Padre (Lc 6,36). Se arriva la morte, il tesoro rimane qui. Perché non lo distribuisci affinché quel giorno i poveri siano i tuoi avvocati dove non c’è nessuno che parli o qualcuno che ti difenda?

Avendo dunque compreso l’utilità dell’elemosina, creiamola, fratelli, affinché anche noi possiamo giungere alla camera nuziale e godere dei beni eterni, per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che è glorificato col Padre eterno e lo Spirito Santo e vivificante, ora e sempre nei secoli. Amen.

San Giovanni Crisostomo,

Patriarca di Costantinopoli (+407)