Patriarca Justinian Marina e la Chiesa Ortodossa Romena nel periodo 1948-1977 [1]

“Salvare il salvabile”

La figura del Patriarca Justinian Marina (1901-1977) occupa un posto di grande rilevanza nell’ambito della storia della Chiesa Ortodossa Romena durante il regime comunista, essendo una delle personalità ecclesiastiche che ha segnato la storia dell’istituzione ecclesiale romena per quasi tre decenni. Dopo gli anni ‘90 e la caduta del regime comunista in Romania la figura del patriarca è stata considerata una controversa: la sua scelta di collaborare con il regime gli ha portato all’epoca il soprannome di “patriarca rosso”, ecc. In seguito all’apertura di una parte degli archivi della vecchia Securitate, gli studi e le recenti ricerche effettuate hanno riportato una nuova immagine della figura del patriarca Marina. La sua scelta di collaborare con il regime ebbe una profonda motivazione, “salvare il salvabile” e far sopravvivere la Chiesa. La storia conferma come lui abbia avuto ragione, e la sua visione ha salvato la Chiesa. Non c’era un’altra via d’uscita e quindi, se non si accettava il necessario compromesso con il Potere, se ne dovevano sopportare le conseguenze e la Chiesa sarebbe stata distrutta nello stesso modo in cui è accaduto in Albania, paese dichiarato ateo negli anni ‘60[1]. Il suo ministero ne ha giustamente luci e ombre generate dal contesto in cui ha agito, un contesto come abbiamo visto molto travagliato.

Eletto come Patriarca il 24 maggio 1948, il 6 giugno dello stesso anno, Justinian è stato intronizzato come Arcivescovo di Bucarest, Metropolita di Ungrovlacchia e Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena. Nel tentativo di approfondire il ruolo svolto dal Patriarca Justinian per la Chiesa Ortodossa Romena, cercheremo di tracciare il contesto, specifico per il suo periodo, con particolare attenzione al quadro politico del Paese quando accadevano i gravi cambiamenti all’interno dell’istituzione ecclesiastica[2]. Dalla bibliografia che tratta il profilo del terzo patriarca, segnaliamo alcune importanti pubblicazioni che comprendono documenti e note della Securitate romena; volumi tra cui: Patriarhul Justinian și Biserica Ortodoxă Română în anii 1948-1964 [Il Patriarca Justinian e la Chiesa Ortodossa Romena negli anni 1948-1964], a cura di George Enache e Adrian Nicolae Petcu; 2009; Biserica Ortodoxă Română sub regimul comunist 1945-1958; [Chiesa Ortodossa Romena sotto il regime comunista 1945-1958] pubblicato nel 2001 dall’Accademia Romena e l’Istituto Nazionale per lo Studio del Totalitarismo, coordinato da Cristina Păiușan e Radu Ciuceanu, una raccolta di 181 documenti che provengono dall’Archivio del Servizio Informativo della Securitate – (ASIRI); Tra Roma, Bucarest e Vatican. Cattolici, ortodossi e regime comunista in Romania all’inizio della guerra fredda (1945-1951) di Cosmin Cristian Oprea, Aracnee; 2013.102 Un altro studio che fa riferimento all’attività del terzo patriarca della Chiesa Ortodossa Romena è rappresentato dal libro di George

Enache: Ortodoxie și putere politică în România contemporană. Studii și eseuri. [Ortodossia e potere politica nella Romania contemporanea. Studi e riflessioni], edizioni Nemira, București 2005. Il capitolo più ampio del volume è dedicato al Patriarca Justinian e alla sua strategia intitolata “Apostolato sociale”. L’autore si propone di individuare il ruolo assunto dalla Chiesa Ortodossa Romena nel nuovo ambito socio-politico post 1948 – anno di svolta nella storia del popolo romeno

e implicitamente della Chiesa Ortodossa Romena. L’autore ci fornisce testi rilevanti dell’opera delpatriarca “Apostolato Sociale”[3], testi religiosi pubblicati dai periodici della Chiesa Ortodossa Romena nel periodo ricordato. A prima vista, le cose scritte rappresentano motivi per alcuni storici ad accusare la Chiesa Ortodossa Romena di collaborazionismo con il Potere comunista, da citare qui il volume di Olvier Gilet, Religie și naționalism – ideologia Bisericii Ortodoxe Române sub regimul comunist. [Religione e nazionalismo – l’ideologia della Chiesa Ortodossa Romena sotto il regime comunista], tradotto in romeno. L’apertura recente degli Archivi della Securitate ha svelato la distanza enorme tra la realtà presentata nei lavori ufficiali e il confronto diretto, sordo, manifestato non poche volte, tra il Patriarca e le autorità dello Stato[4].

Nel capitolo intitolato “Il Patriarca Justinian, difensore della Chiesa”, l’autore George Enache mette in risalto alcuni momenti rilevanti che dimostrano gli sforzi del patriarca per mantenere viva la fede cristiana e conservare il patrimonio spirituale della Chiesa Ortodossa Romena, nonostante gli impedimenti che hanno limitato una tale attività. Lo studio porta all’attenzione del lettore due realtà pregnanti che emergono dai documenti.  La prima è la pressione infernale sulla Chiesa da parte della Securitate, dimostrata dalle migliaia di persone, fedeli e sacerdoti incarcerati per delitti immaginari. Talvolta, gli agenti della Securitate inventavano e speculavano sulla vita personale di alcuni gerarchi per diffamarli. La seconda realtà, secondo l’autore è la resistenza, l’opposizione, da parte della Chiesa, del clero e del popolo. Solo mettendo a confronto i dati e il contesto di cui si parla – afferma l’autore – abbinando le parole ai fatti, riusciremo a capire quello che ha voluto il patriarca Marina per la Chiesa Ortodossa[5].

I discorsi ufficiali presentati dal patriarca nei suoi volumi pubblicati “Apostolato Sociale” danno l’idea del patto fatto con il Potere comunista, attraverso un collaborazionismo perfetto, e rispecchiano un’immagine del Patriarca Justinian che ha sottomesso la Chiesa al regime. Si deve guardare, però, oltre il discorso ufficiale, per capire la vera realtà, considera l’autore. La situazione politica del Paese nel momento dell’elezione del terzo patriarca della Romania (1948) era molto più complessa e va giudicata alla luce della nuova realtà. Se fino a quel momento si può parlare di un periodo in cui si “sondava il terreno”, quando sembrava che il regime non fosse uno di durata, con l’inizio degli anni ‘50 il regime comunista legalizzava il suo potere attraverso le sue istituzioni. In seguito all’abdicazione forzata del re Mihai il 30 dicembre 1947, l’ultimo impedimento per il partito comunista, fu proclamata la Repubblica Popolare Romena e il Paese ha finalmente un “regime democratico” ed entra pienamente nella sfera d’influenza sovietica, rimanendo in questo sistema per quasi cinque decenni. Per quanto riguarda la Romania e i Paesi confinanti, il 1948 significo non solo la metamorfosi da un processo di sovietizzazione a uno di stalinizzazione – per tutto quello che ci. comportava dal punto di vista della repressione – ma anche la legalizzazione di questo nuovo sistema, al punto che tutte le istituzioni spirituali (scuola, chiesa, cultura) furono trasformate conformemente al modello stalinista[6]. Per raggiungere lo scopo di ridurre l’influsso delle Chiese sulla vita sociale, per sottometterle al controllo minuzioso dello Stato e trasformarle in strumenti della loro politica, i comunisti – considera Cristian Oprea – combinarono la repressione, i tentativi di corruzione e d’infiltrazione della gerarchia. Fino all’inizio del 1948 c’era stata una certa libertà religiosa in Romania, anche se era stata sempre sminuita con la nomina di sacerdoti pro-comunisti nelle alte sfere della Chiesa Ortodossa della Romania[7]. In tale contesto il Patriarca Justinian è stato l’ago della bilancia tra Chiesa e Stato, riuscendo in una opposizione anticomunista costruita sulla logica rapporto Chiesa-Stato gi. esistente, sul legalismo, provando a sfruttare tutte le opportunità, limitate dalla legislazione comunista, e non per ultimo usando le sue amicizie personale al livello del potere, valorizzando il suo dono come un buon diplomatico.  In tal modo il Patriarca si è mostrato un pioniere in questo tipo di relazioni tra Chiesa e Stato. Convinto fin dall’inizio che la Chiesa non disponesse dei mezzi necessari per opporsi al regime, adottò la strategia paradossale della manifestazione di un attaccamento dichiarato, rumoroso e falsamente entusiastico, ai valori comunisti[8].  Dopo la morte del patriarca Nicodim Munteanu – che aveva tentato di opporre resistenza al Potere rifiutandosi di partecipare alle iniziative del regime e di contrapporre l’influenza sovietica – inizia una nuova pagina di storia con il Patriarca Justinian Marina. Una volta eletto patriarca qualcuno considerato alleato del Partito comunista, uno degli obiettivi principali della Securitate era creare uno status quo dell’istituzione ecclesiale nei limiti tracciati dal Partito. A tal scopo, le autorità hanno esercitato una sorveglianza molto attenta dei responsabili della Chiesa. Nel momento in cui si osservavano cose che superavano i limiti, la Securitate romena attuava misure di repressione per scoraggiare, impedire con il fine della prevenzione di eventuali movimenti anticomunisti[9]. Il 26 febbraio 1948, le campane della Chiesa Ortodossa Romena annunciavano la morte del patriarca Nicodim Munteanu all’età di 83 anni, dopo una lunga sofferenza e un periodo molto tormentato per la Chiesa. Non è stato pensionato come gli altri vescovi e metropoliti, per non dare via a proteste ma soprattutto per mantenere l’immagine di buona collaborazione tra Chiesa e Stato, almeno nei primi anni, quando al partito serviva l’appoggio della popolazione.

Il 24 maggio 1948 fu eletto come Patriarca Justinian Marina, (nome di battesimo Ioan) nato il 2 febbraio 1901 a Suiești (distretto Valcea). Segue gli studi presso il seminario teologico di Ramnicu Valcea (1915-1923) e poi alla Facoltà. di Teologia di Bucarest (1925-1929). Svolge un’attività. didattica a Olteanca e a Băbeni (distretto Valcea) come insegnante (1923-1924) e contemporaneamente fa il sacerdote a Băbeni (1924-1932). Dal 1932 diventa il direttore del Seminario Teologico e sacerdote nella cattedrale episcopale. Rimasto vedovo nel 1945 e con due figli, è nominato vescovo presso la Metropolia Ortodossa di Iași (1945-1947) poi Metropolita nel 1947. Il 24 maggio 1948 sarà. nominato dal Santo Sinodo Ortodosso come il terzo patriarca della Chiesa Ortodossa Romena.

Da questo momento la Chiesa ha due storie: una è quella del Potere comunista che vuole subordinare l’istituzione ecclesiastica a tutti i costi, l’altra si sta svelando oggi grazie a nuove informazioni, ai documenti e alle testimonianze post anni ‘90, e riguarda la resistenza della Chiesa al regime. Ecco tracciato in breve il contesto in cui il Patriarca Justinian deve affrontare da un lato l’ostilità del governo ateo e da un altro la mancanza di fiducia manifestata dalla gerarchia ortodossa, gran parte rimasta fedele alla tradizione della Chiesa e ostile al Partito comunista. Un contesto che non permetteva nessuna libertà, sfavorevole a qualsiasi tipo di istituzione, non solo per la Chiesa.

[1] In Albania, durante il regime comunista, la vita religiosa è stata sottoposta a durissime pressioni culminate con la realizzazione dell’ateismo. ufficiale. proclamato nel 1967 che vietava ogni manifestazione religiosa.

[2] Da vedere i volumi: Cristian VASILE: Intre Vatican şi Kremlin. Biserica Greco- Catolică in timpul regimului comunist, Curtea Veche, 2003; Istoria Bisericii Greco-Catolice sub regimul comunist 1945-1989. Documente şi mărturii, 2003; Biserica Ortodoxă

Romană in primul deceniu comunist, 2005; Pr. Prof. Dr. Adrian GABOR Biserica Ortodoxă Romană şi regimul comunist (1945-1964); O imagine a relaţiilor Stat-Biserică – un materiale pubblicato online: http://www.teologiepentruazi.ro/2007/06/11/pr-prof-dr-adrian-gabor-biserica-ortodoxa-romana-si-regimul-comunist-1945-1964-o-imagine-a-relatiilor-stat-biserica/).

[3] “Apostolato Sociale” è il nome dei dodici volumi pubblicati da Justinian Marina, un tipo di strategia ideata dal patriarca per far “combaciare” la dottrina sociale del Partito comunista con alcuni argomenti cristiani, ad esempio: “l’importanza del lavoro”, “lavorare nella comunità”.

[4] George ENACHE, Ortodoxie și putere politică in Romania contemporană, București, 2005, p. 67.

[5] Ibidem, p. 23.

[6] Enciclopedia istoriei politice a Romaniei 1859-2009, București, 2009, p. 92.

[7] Cosmin Cristian OPREA, Tra Mosca, Bucarest e Roma. Cattolici, ortodossi e regime comunista in Romania all’inizio della guerra fredda (1945-1951), Aracne, 2013, p.p. 223.

[8] George ENACHE; op. cit., pp. 90-97.

[9] George ENACHE, Adrian Nicolae PETCU, Biserica Ortodoxă Rom.nă şi Securitatea. Note de lectură, link consultabile: http://www.comunism.ro/images/enachesipetcu.pdf, ultimo acceso 3 novembre 2015