Romania tra “la libertà religiosa” e le persecuzioni stipolate nelle Costituzioni degli anni 1948 e 1952

Romania tra “la libertà religiosa” e le persecuzioni stipolate nelle Costituzioni degli anni 1948 e 1952

“Chi non è con noi è contro di noi”

I rapporti instaurati tra la Chiesa Ortodossa e lo Stato, dopo la Seconda Guerra mondiale, sono stati come abbiamo visto segnati da molti cambiamenti radicali nella vita del clero, della gerarchia e del popolo credente. Per far sopravvivere la Chiesa Ortodossa, il Patriarca Justinian fu forzato a ideare una strategia: “salvare il salvabile” con lo Stato per cercare di mantenere un rapporto quanto più equilibrato nei suoi confronti, nel contesto in cui avvengono tante ondate di arresti.

La libertà religiosa nel nuovo contesto creato e stata definita con il decreto n.177 del 4 agosto 1948 , decreto che prendeva in prestito molte idee e concetti dalla legislazione sovietica. Nonostante la garanzia formale accordata alla libertà di coscienza e a quella religiosa:

“Lo Stato garantisce la libertà della coscienza e la libertà religiosa nella Repubblica Popolare Romena”, furono effettuati tanti arresti. Da quel momento in poi, come già. accennato, lo Stato ha iniziato a gestire i problemi ecclesiastici e il Dipartimento dei Culti diventato un ente di sorveglianza e di controllo. Sulla base di questo articolo di legge sono stati commessi molti eccessi, migliaia e migliaia di sacerdoti, monaci, fedeli e vescovi sono stati arrestati con l’accusa di aver messo in pericolo, con le loro pratiche, la sicurezza dello Stato e dell’ordine pubblico: “La libertà di coscienza e la libertà religiosa sono garantite dallo Stato. I culti religiosi sono liberi di organizzarsi e possono funzionare liberamente se il loro rituale e la loro pratica non

sono contrari alla Costituzione, alla pubblica sicurezza o alle buone abitudini. Nessuna confessione, congregazione o comunità religiosa può aprire o mantenere istituzioni d’insegnamento in genere, ma solo scuole speciali per la formazione del personale del culto sotto il controllo dello Stato” . In teoria, tutte le Costituzioni comuniste – del 1948, 1952 e 1956 – hanno conservato in modo formale la libertà religiosa e il principio di non discriminazione. L’idea di persecuzione religiosa e stata adottata in maniera nascosta dal regime comunista che ufficialmente dichiara di accettare la libertà di coscienza e quella religiosa ma suggerisce anche

l’esistenza di un pericolo reale per lo Stato dovuto alla religione, perché “questa poteva agire come una maschera per le forze nemiche che desideravano promuovere obiettivi politici antidemocratici” e in questo caso lo Stato intendeva prendere delle misure – in base alla sua legge – per prevenire manifestazioni ostili nei suoi confronti sotto maschera religiosa, avendo quindi il permesso di intervenire con i propri mezzi .

La persecuzione religiosa, quindi, avveniva di nascosto e lo Stato comunista impediva con tutti i mezzi anche le manifestazioni religiose che non erano necessariamente ostili nei suoi confronti. In questi casi lo Stato ha provato a collocare sempre le misure repressive attuate sotto l’ombrello della cospirazione fatta nei confronti del Regime. È anche il caso del movimento “Roveto Ardente”, come vedremo più avanti. Gli incontri spirituali e la preghiera – praticate dal circolo– nonostante il carattere puramente religioso, sono stati considerati una minaccia. Per i comunisti l’affermazione dell’identità religiosa cristiana poteva costituire in s. un pericolo. Aderire alla dottrina della Chiesa e alla pratica del culto poteva essere interpretato come un distacco ideologico dal comunismo .

Attraverso i provvedimenti della nuova Carta costituzionale del 1948, che prevedeva il divieto assoluto di critica al governo per i singoli e per tutte le associazioni che abbiano “natura fascista o anti-democratica”, il regime comunista mostra il suo vero volto. Dopo il 1945 avvengono centinaia di arresti su basi legali molto dubbie, anche dal punto di vista comunista, in seguito ad alcuni decreti governativi o ministeriali, mai pubblicati e rimasti segreti.

Dopo la presa del potere – considera Cristian Oprea – il partito comunista era consapevole del fatto che la Chiesa era una delle istituzioni che si opponevano al nuovo regime, perciò. la sua reazione nei suoi confronti e stata molto brutale. Elaborando una rigida politica, i comunisti agirono con molta abilità., in vista della subordinazione o dell’eliminazione – là dove era possibile – delle istituzioni religiose. Innanzitutto, si deve riconoscere che il controllo dello Stato si esercito. a livello delle espressioni esterne della fede, le quali afferivano alla organizzazione, al personale, alle sue relazioni con i credenti, e non ai problemi di dogma oppure alla liturgia .

La persecuzione contro la Chiesa si è scatenata più intensamente all’inizio degli anni ‘50 quando il Partito comunista ha consolidato il suo potere in Romania. “Chi non è con noi è contro di noi” fu, per la politica del Governo comunista, il principio di base nei confronti degli oppositori al regime per motivi politici o religiosi. E’ difficile fare una stima precisa del numero di arresti per motivi di religione semplicemente perché. le autorità. hanno invocato sempre colpe diverse come: traditori di patria, legionari, borghesi, cospiratori. Gran parte delle misure di repressione non riguardavano in particolare i sacerdoti oppure i fedeli ma erano dirette generalmente

contro ogni potenziale nemico. L’attività della Chiesa Ortodossa fu limitata nel nuovo contesto alla parrocchia e al relativo edificio di culto e smetterà di compiere la sua attività filantropica, lo studio della religione veniva tolto dalle scuole. Le misure prese dal Partito Comunista per limitare la vita religiosa erano collocate in un contesto più ampio, del quale faceva parte anche una certa influenza esercitata attraverso il Patriarcato di Mosca. Per i leader comunisti di Bucarest, quello che accadeva a Mosca rappresentava la vera direzione da seguire anche in Romania. Va in opera un sistema persecutorio nel quale cominciano a prendere forma le linee politiche, e di politica religiosa, che si sono intersecate e scontrate nei primi anni del dopoguerra in Europa, linee perseguite in una delle nazioni più rappresentative dell’impegno espansionistico dell’Unione Sovietica.

Nella Chiesa, come d’altronde in tutte le altre istituzioni romene – considera Cristina Păiușan – padroneggiavano la paura e il terrore, entrambe manifestazioni della natura umana debole, costretta a fare i conti con le persecuzioni, da un lato, e con il suo naturale istinto di sopravvivenza, dall’altro. Se non prendiamo in considerazione questi aspetti obiettivi quando scriviamo la storia della Chiesa Ortodossa Romena e della società romena in generale, durante il regime comunista, rischiamo di creare un’immagine falsa della realtà, biasimando in maniera sbagliata i romeni – sacerdoti, monaci o laici – e allontanandoci dalla verità .

Il fatto che anche la Chiesa Ortodossa Romena sia stata vittima della repressione comunista è diventato più chiaro negli anni ‘90 quando si è venuto a conoscenza di molti degli orrori passati. Uno dei motivi

maggiori per il quale il popolo romeno è tornato alla fede è dovuto alla consapevolezza che la Chiesa ha svolto un ruolo importante nella resistenza nei confronti del materialismo ateo, costituendosi come rifugio per molti di quelli che disapprovavano il comunismo e dovendo pagare con molta sofferenza questo suo atteggiamento .

Nella Romania comunista ci sono state varie forme di repressione religiosa, dovute al carattere ateo del regime al quale non piaceva la presenza della religione in uno stato socialista. Tuttavia, il regime ha cercato di nascondere le persecuzioni religiose agli occhi degli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani.

Violeta POPESCU