La vita di San Daniele l’eremita.
La vita di San Daniele l’eremita.

San Daniele l’eremita è stato uno dei più grandi Santi che ha generato la terra della Moldavia, grande maestro della solitudine e guida dei monaci.
Il nostro Padre San Daniele l’eremita è stato uno dei più grandi Santi che ha generato la terra della Moldavia, grande maestro della solitudine e guida dei monaci.
Questo Santo del nostro popolo è nato in una famiglia di uomini poveri nel territorio del monastero San Nicola a Radauti, agli inizi del XV-esimo secolo, ricevendo al Battesimo il nome di Dumitru. Essendo scelto da Dio dal grembo di sua madre per la vita angelica di eremita, si è dimostrato fin dalla tenera età un portatore di Cristo. Non mancava mai dalla chiesa, e nemmeno giocava come gli altri bambini, non cercava ne risposo né cibo, ma sempre pregava, ed in tutto e per tutto ascoltava i genitori.
All’età di dieci anni, essendo mandato a studiare presso il monastero di San Nicola a Radauti, il giovane Dumitru, anche se giovane di età, si è dimostrato anziano di comprensione. In poco tempo ha imparato a memoria l’Horologion ed il Libro dei salmi, come anche la volontà spirituale, cioè la preghiera personale del cuore, il digiuno, l’umiltà, e la protezione della mente dai cattivi pensieri. Per questo i monaci lo amavano molto, e si nutrivano della sua gentilezza e della sua conoscenza, perché era sempre sotto l’ombra del dono dello Spirito Santo.
Dopo cinque anni di noviziato, il giovane soldato di Cristo, ha preso i voti in questo monastero, ricevendo il nome del grande Profeta ed Imperatore Davide. Ed ascoltava in tutto i Padri, avendo come maestro e padre spirituale, il portatore di Dio San Gerarca Leontie di Radauti.
Questo giovane monaco Davide era molto zelante nella vita monacale. Più di ogni altra cosa amava il silenzio, il digiuno e la preghiera. Ogni giorno, non mangiava nulla fino al tramonto del sole, ogni tanto digiunava anche tre o cinque giorni e mangiava solo legumi ed erbe. Era silenzioso, gentile, ed obbediva a tutti, in chiesa invece si attardava sempre, giorno e notte, come una lampada sempre accesa. Perfino nella propria cella dormiva poco su di un piccolo sgabello, sempre pensando alla vita spirituale. Invece tra i libri il suo preferito era il libro dei Salmi, che conosceva a memoria e ripeteva ogni giorno.
Così comportandosi per qualche anno, il Pio Davide è diventato vaso dello Spirito Santo, facendosi degno del dono della vocazione presbiteriale e del dono di fare miracoli. Molti malati, sentendo i miracoli che si facevano attraverso le sue preghiere, correvano dall’umile monaco Davide e si vendicavano dalle loro sofferenze. Altri venivano a chiedere consigli, poiché era molto saggio e veggente, mentre altri venivano a confessare i propri peccati, visto che diventò un celebre padre confessore nel nord della Moldavia.
Vedendo il monaco Davide che era circondato dalla gente e non aveva più la pace per la preghiera, avendo paura dello spirito della vana gloria, ha preso la benedizione dal Vescovo di Radauti e si è ritirato al monastero San Lorenzo. Ma anche lì, lo cercavano i fedeli, come anche color che erano resi malati dagli spiriti impuri. Il Pio Davide però, di giorno faceva quello che gli veniva chiesto e stava in mezzo alla gente, e la notte vegliava, pregava e tesseva cesti di ramoscelli per la comunità. Così uccideva, Il Pio, le tentazioni della gioventù e lo spirito della vana gloria.
Una volta lo mandò l’abate in obbedienza nella città di Siret. Lì, circondandolo i fedeli, ha indugiato il Pio un giorno, non potendo tornare in tempo al monastero. Allora l’abate gli diede un canone, di non uscire più per un periodo dal monastero. Quindi, divenendo ancora più umile, il monaco Davide, ha rispettato con felicità il canone, ringraziando a Dio per tutto.
Passando gli anni ed il Pio Davide aumentando molto la sua spiritualità, si sentiva chiamato dallo Spirito Santo alla vita da eremita. Il suo Spirito era ferito dall’amore per Cristo e desiderava glorificarlo incessantemente con gli angeli e gli eremiti dei boschi dei Carpati.
Dunque, ricevendo la benedizione dell’abate del monastero San Lorenzo, si è vestito prima di tutto con il grande ed angelico viso dell’eremita, cambiando il nome da Davide in Daniele. Poi, tagliandosi dal mondo, poco prima del 1450, si è ritirato nella profondità dei boschi sulla valle del ruscello Secu nella provincia di Neamt, dove più tardi è stato costruito il monastero Sihastria. Qui ha vissuto per quattordici anni in aspre fatiche monastiche. Ma, vedendosi circondato dalla gente, si è ritirato nel nord della Moldavia, vicino all’eremo di Putna.
Guidato da Dio, il Pio Daniele si è costruito prima una capanna di legno sulla valle di un ruscello. Poi scoprendo una grande roccia in vicinanza, vi ha scavato nella parete della roccia una piccola cella, tanto quanto potesse starci. Di fianco ha scavato un altro spazio come luogo di preghiera, come si vede ancora oggi. In questa roccia ha vissuto il Pio Daniele nel piacere di Dio più di vent’anni.
La vita del nostro Padre Daniele l’eremita nella sua cella era questa: Giorno e notte vegliava in una incessante preghiera pensando sempre alle cose Divine, digiunando fino al tramonto del sole e dormendo poco su un piccolo sgabello di legno. Dalla cella non usciva per niente tutta la settimana. La sua alimentazione era formata da briciole di pane, radici ed erbe, tesseva sempre cesti di ramoscelli. La Domenica celebrava la Santa Liturgia prendendo la comunione con il Corpo ed il Sangue di Cristo, poi riceveva coloro che venivano da lui per la guarigione da malattie e per una parola di conforto. Nei periodi di digiuno, non mangiava anche tre o cinque giorni e aveva il dono della preghiera e delle lacrime.
Per la santità della sua vita, per il lungo digiuno e per le veglie di tutta la notte con preghiere e lacrime, il Pio Daniele l’eremita è stato per tanto tempo tentato dai diavoli, cercando di allontanarlo dalla sua solitudine o di farlo cadere nel peccato della vana gloria. Ma lui, chiedendo l’aiuto di Cristo e con il potere della Santa Croce, vinceva contro ogni tentazione del maligno. Per questo, in poco tempo è stato reso degno da Dio del dono delle lacrime, della veggenza e della guarigione dei malati. Inoltre, conosceva i pensieri nascosti e a molti parlava del futuro, perché era pieno del dono dello Spirito Santo.
Per dei doni come questi, il nome del Pio si faceva conosciuto in tutta la Moldavia, ed il popolo, dai più piccoli ai più grandi, l’hanno considerato fin dalla giovane età un Santo. La maggior parte lo chiamavano San Daniele, l’eremita Anziano, poiché era padre e maestro di tutti goi eremiti del nord della Moldavia. Altri, specialmente i monaci, lo chiamavano San Daniele il monaco. Mentre dopo il passaggio a miglior vita, era chiamato dal popolo San Daniele il nuovo, per distinguerlo da altri Padri con lo stesso nome.
Nel 1451, avvenendo la prematura morte del signore del paese, Bogdan il Voivoda, suo figlio, Stefano, con difficoltà è scampato al pericolo. Ma sentendo dei miracoli di San Daniele l’eremita, ed essendo allo stretto, è stato portato dallo Spirito Santo alla sua cella. Qui, rimanendo qualche giorno, ha confessato i suoi pensieri davanti all’eremita ricevendo l’assunzione e molte parole di conforto. Poi, tranquillizzandoli lo spirito, il grande eremita lo ha benedetto e ha pregato per lui, profetizzandoli che in poco tempo diventerà signore della Moldavia, liberandolo in pace.
Nella primavera dell’anno 1457, Stefano il Grande, giungendo sul trono della Moldavia, si è convinto della profezia di San Daniele l’eremita e del dono di Dio che vi era in esso. Da quell’anno il Pio è stato per il gran Signore di Moldavia, il primo dei consiglieri, confessore e pregatore verso Dio. Spesso il voivoda si fermava presso la sua cella e confessava i propri peccati, poi chiedeva parole utili e non faceva nulla senza la preghiera e la sua benedizione. Mentre il Pio lo incoraggiava e lo sollecitava a difendere il paese e la cristianità dalle mani dei pagani, convincendolo che, qualora costruisse in seguito ad ogni lotta una chiesa in lode a Cristo, tutte le guerre le avrebbe vinte.
In questo modo, ascoltandolo, Stefano il Grande, ha difeso con molto coraggio la Chiesa di Cristo e la Moldavia, in seguito alla caduta di Bisanzio, per quasi mezzo secolo, vincendo quarantasette guerre e costruendo quarant’otto Chiese. In questo modo, San Daniele l’eremita si è mostrato un grande difensore dell’Ortodossia romena e fondatore spirituale dei monasteri costruiti per suo consiglio.
Una volta, fermandosi il signore di Moldavia presso la cella del Pio, è stato invitato dal grande eremita a costruire nella vicinanza della sua cella un monastero di monaci, nel ricordo dell’Assunzione della Madre di Dio, verso la quale aveva un grande amore. Dunque, ascoltandolo, Stefano Voivoda, e scegliendo insieme il posto, con la sua benedizione è iniziata nel 1466 la costruzione del Monastero Putna. Mentre nel 1470 quando è stato santificato questo luogo Divino, vi ha preso parte anche San Daniele l’eremita, essendo venerato come un secondo fondatore.
Si diceva anche, che Stefano Voda, volesse affidarli il monastero, molte volte infatti l’ha pregato di essere l’abate ed il padre spirituale di Putna. Ma il Pio, calcolandosi indegno di un onore così grande e amando di più la tranquillità, e rimasto sempre nella sua piccola cella scavata nella roccia.
Per la santità della sua vita, il Pio Daniele l’eremita si è mostrato fin dalla giovinezza portatore di Cristo e grande insegnante della pace e della preghiera di Gesù. Durante la sua vita non c’era in Moldavi un altro eremita e padre confessore più conosciuto di lui, nemmeno un altro lavoratore ed insegnate della preghiera più saggio di lui. Per quello, tutti gli abati ed i padri confessori del nord della Moldavia, come tutti i funzionari del consiglio nazionale lo avevano come Padre confessore.
Seguendo l’esempio della sua vita, numerosi monaci amanti della pace dei monasteri si ritiravano e diventavano eremiti con la benedizione del Pio Daniele diventando così eremiti e lavoratori della preghiera di Gesù. In tal modo, questo grande asceta della Moldavia, aveva nei monasteri e nei paesini numerosi figli spirituali, mentre nei monti e nei boschi aveva più di cento discepoli eremiti, che vivevano nel piacere di Dio, secondo il suo consiglio.
In verità, San Daniele l’eremita ha creato in Moldavia del nord un grande movimento eremita, quasi senza eguali, rinnovando così per molto tempo la vita spirituale nei monasteri ed innalzando un’intera generazione di eremiti.
Dopo l’anno 1470, vedendo il Pio che a Putna non ha più pace, per colpa del monastero e della moltitudine di fedeli che venivano qui, ha abbandonato la cella nella quale visse per più di vent’anni e si ritirò in pace nei boschi secolari intorno al Monastero Voronet. Qui vivevano circa cinquanta monaci sotto la guida del monaco Misail, degno discepolo di San Daniele. Dunque, scoprendo un posto ritirato intorno al monastero, si è fatto una piccola cella sotto la roccia chiamata Soimu e qui viveva il Pio in piena pace e piacere di Dio.
Però, non è passato molto tempo ed il suo nome si è fatto conosciuto in tutti i paesini limitrofi, in quanto venivano da lui tutti i tipi di malati, paralizzati, uomini controllati da spiriti impuri e guarivano tutti. I fedeli, non potendo arrivare alla sua cella, aspettavano giù nel monastero, ed il Pio scendeva di notte e pregava per loro, diceva loro il motivo della sofferenza, dava loro consigli, li benediva e li mandava sani alle loro case.
Nell’estate dell’anno 1476, Stefano il Grande, perdendo la battaglia di Razboieni contro i turci, è andato alla cella di San Daniele l’eremita, il suo buon padre spirituale di Voronet. Dunque, “bussando Stefano Voda alla porta dell’eremita, ha risposto l’eremita che aspetti Stefano Voda fuori fino a quando non finirà la preghiera. E dopo che l’eremita ha finito la sua preghiera, hanno chiamato Stefano Voda nella sua cella. Si è confessato Stefano Voda, ed ha chiesto all’eremita, cosa fare, perché non riesce più a combattere i turchi. Devo inchinare il paese ai turchi o no? Mentre l’eremita ha risposto di non inchinarlo, perché la guerra sarà sua, solo che dopo che vincerà dovrà fare un monastero lì, nel nome di San Giorgio.
Dunque, credendo i Signore di Moldavia alla profezia di San Daniele, che vincerà contro i turchi, e prendendo da esso preghiera e benedizione, in fretta ha chiamato la sua armata ed ha scacciato i turchi dal paese. Così aiutò il Pio con preghiere verso Dio ad essere liberata la Moldavia e tutti i paesi cristiani dalla schiavitù dei pagani.
Riposando in Cristo il metropolita Teoctist, nell’autunno dell’anno 1477, Stefano il grande si è consigliato con il clero ed i vescovi del paese per eleggere come pastore e padre della Moldavia San Daniele l’eremita da Voronet. Ma, il Pio sentendo questo, ha pregato con lacrime Dio ed il voivoda di non estraniarlo fino alla morte della sua felice pace. Dunque, essendo tutti conquistati dalla sua umiltà e santità, hanno chiesto perdono e lo hanno lasciato nella sua solitudine a glorificare Dio.
Tempo di vent’anni quanto è rimasto intorno a Voronet, il Pio Daniele ha creato qui una nuova oasi eremita, importante come quella di Putna. In poco tempo si sono riuniti intorno ad esso decine di eremiti alcuni più sofferenti di altri, che si impegnavano sia nei boschi di Voronet sia nelle montagne di Rarau, sia lungo i Carpati orientali. La maggior parte praticavano la preghiera di Gesù, il digiuno ed il silenzio. Altri leggevano giornalmente il libro dei salmi, altri facevano migliaia di prostrazioni e tessevano cesti, ed alrtri essendo buoni calligrafi, scrivevano libri di culto per chiese e monasteri. I principali discepoli di San Daniele l’eremita sono stati: il metropolita Grigore Rosca, il monaco calligrafo Ioan, come anche gli abate Misail ed Efrem, tutti dal Monastero Voronet, poi il Pio Pahomie l’eremita e l’abate Nil del Monastero Sltina, l’abate Paisie, l’eremita Paladie e l’eremita Anastasie del monastero Neamt, l’eremita Isaia del Monastero Moldovita, l’abate Gherontie da Humor e molti altri.
Ricordandosi Stefano il Grande della promessa fatta a Dio e a San Daniele l’eremita, nell’estate del’anno 1488 ha costruito nel Monastero di Voronet una bellissima chiesa in pietra, inchinata a San Giorgio megalomartire, il portatore di vittoria, al posto della vecchia chiesa di legno. Il 14 settembre dello stesso anno, la chiesa è stato santificata dal metropolita Giorgio, in presenza dei suoi fondatori, Stefano Voivoda ed il Pio Daniele l’eremita, e decine di migliaia di fedeli, monaci, e funzionari di stato. In questo giorno, con consiglio della comunità, San Daniele, anche se anziano è stato nominato abate del Monastero di Voronet.
Tempo di quasi dieci anni San Daniele ha guidato la comunità del Monastero di Voronet, come un grande padre spirituale dei monaci, degli eremiti e dell’intera Moldavia. Anche se passava la maggior parte del tempo nella sua cella sotto la roccia, essendo un amante della pace, spesso scendeva in mezzo alla comunità, li confessava tutti, curava i malati che si adunavano dai paesini e consigliava tutti. Poi si ritirava nuovamente nella sua cella.
Durante la sua abazia, il Monastero di Voronet, ha vissuto il periodo più fiorente della sua storia, essendo considerata per molto tempo il centro degli eremiti Moldavi. Tutti i monaci della comunità che contava oltre sessanta monaci, praticavano la preghiera di Gesù. Alcuni erano noti pastori e confessori per i fedeli, altri erano insegnati che avevano studiato nella scuola del monastero e instancabili calligrafi, ma la maggior parte erano monaci di preghiera, che lodavano Dio ininterrottamente e pregavano per tutti. A Voronet hanno studiato numerosi preti di parrocchia, abati, vescovi, monaci, eremiti e consiglieri di stato. Mentre nei boschi secolari dei monti Voronet, Rarau, e Stanisoara, si impegnavano per l’amore di Cristo altri cinquanta eremiti, discepoli di San Daniele. Tutti questi li sovrintendeva e li guidava sulla retta via verso il regno dei cieli.
Giungendo vaso eletto dallo Spirito Santo, pieno di tutte le bontà e passando l’età di novant’anni, San Daniele, il grande eremita della Moldavia, insegnate della solitudine ed operatore di miracoli ha dato lo spirito nelle mani di Cristo, passando a miglior vita, alla fine del XV-esimo secolo (1496). La moltitudine di suoi discepoli, insieme con il metropolita e il signore del paese lo hanno pianto e lo hanno sepolto nel pronao della chiesa di Voronet, come si vede anche oggi, mettendo sopra una pietra con l’iscrizione: “Questa è la tomba di nostro padre Davide, monaco eremita Daniele”. Poi facendo con i fedeli molta carità e baciando le sue sante reliquie, ognuno è tornato alle sue.
Dopo il suo passaggio a miglior vita, vedendo i discepoli ed i fedeli che si facevano miracoli e guarigioni di malattie alle relique del Pio, lo hanno eletto Santo, chiamandolo “Sant’ Abate Daniele”, “San Daniele l’eremita”, o piuttosto “Il tanto Pio pregatore di Dio nostro Padre Daniele il Nuovo”.
La comunità del Monastero Voronet, insieme con il metropolita Grigore Rosca, suo discepolo, hanno dato a questo Monastero, che aveva già come patrono San Giorgio megalomartire, un secondo patrono San Daniele il Nuovo, ricordandolo come fondatore. Hanno, inoltre, nominato un giorno di ricordo, e cioè dopo il ricordo di San Daniele il Pilastro. In Moldavia, il ricordo del Pio Daniele l’eremita si è fatto per secoli il 23 aprile, quando si festeggia il patrono di Voronet, ed il 18 dicembre, dopo San Daniele il Pilastro, 11 dicembre.
Come santo con aureola, è stato dipinto, per la prima volta nel 1547 dallo stesso metropolita, sulla parete sud della chiesa del Monastero di Voronet, alla sinistra della porta di entrata nella veranda della chiesa, come si vede anche oggi, tenendo in mano un rotolo aperto sul quale c’è scritto: Venite, fratelli, ascoltatemi. Vi insegnerò il timore di Dio. Chi è l’uomo …
Lo zelo dei fedeli ha incentivato i monaci del Monastero di Voronet, all’inizio del XVII-esimo secolo, a tirare fuori dalla tomba le relique che fanno miracoli di San Daniele l’eremita e di posizionarle in chiesa, in un sarcofago per essere venerate. Queste, persino il metropolita Dosoftei le ha baciate, come egli stesso dice nelle Vite dei Santi, scrite e stampate da lui a Iasi negli anni 1682-1686. La notizia dei suoi miracoli arrivò fino a Kiev, in Polonia, in Transilvania, e al Santo Monte, da dove venivano fedeli per inchinarsi e tutti lo chiamavano “San Daniele il Nuovo, operatore di miracoli”.
Nell’anno 1749, l’abate del Monastero Voronet, Ghedeon, ha dato al Monastero Putna il dito indice del Santo Daniele, schermato in argento, dove si custodisce fino ad oggi. Le reliquie portano l’iscrizione: “Queste reliquie le ho schermate io, Ghedeon, abate di Voronet, a mie complete spese, l’anno 1749, dicembre 4”. Nell’anno 1775, giungendo la Moldavia sotto l’occupazione austriaca, le reliquie di San Daniele l’eremita, sono state di nuovo posizionate nella sua tomba, dove si conservano fino ad oggi. Nell’anno 1992, il 21-2 giugno, il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena ha canonizzato, in modo solenne, più santi della Romania, tra i quali anche il Santo Padre nostro Daniele l’eremita, nominandogli giornata di memoria il 18 dicembre.
Con le sue sante preghiere, Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà e salvaci, come un solo buono e amorevole degli uomini. Amen.


