Su Sant’Elia (San Cromazio d’Aquilea, Sermone 25)

Su Sant’Elia (San Cromazio d’Aquilea, Sermone 25)

1.Abbiamo appena ascoltato la lettura su sant’Elia (Re 17, 1s), lettura invero assai confacente alla circostanza del digiuno in corso. Infatti, anche Elia digiunò quaranta giorni e quaranta notti, senza cercare il pane di questo mondo, poiché possedeva in se stesso il pane della vita, cioè la parola di Dio, la cui efficacia fu per lui un alimento che lo rafforzò durante quei giorni al punto da sembrare più robusto del solito. Di Elia sì raccontano dunque molti prodigi, come avete almeno in parte udito, o miei cari, nella presente lettura; ma sarebbe troppo lungo commentarli singolarmente, poiché non un’ora di tempo ma nemmeno intere giornate sarebbero sufficienti a volerli narrare, perciò limitiamoci a pochi cenni su un argomento così ampio cosicché in poche parole condensiamo molte cose.

  1. Mentre il santo Elia era costretto a subire l’estremo rigore della persecuzione del re Achab e di sua moglie Iezabel, il Signore gli disse: Vai verso il torrente e io ordinerò che li ti portino il nutrimento € berrai l’acqua del torrente. E i corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera (I Re 17, 3, 6). Da ciò possiamo dunque capire quanta cura il Signore ha sempre avuto dei suoi santi, se sì degna di nutrirli persino con l’impiego dei corvi. Del resto, già prima Davide lo aveva detto opportunamente nel salmo: Dio non lascia morire di fame l’anima giusta (Prov 10, 3). Certo l’anima del santo profeta Elia era giusta, se il Signore non volle che soffrisse la fame fino al punto di nutrirlo per mezzo di volatili. E sebbene il nutrimento dell’anima giusta sia tutto interiore, cioè la parola del Signore di cui continuamente sì ristora, tuttavia, per bontà di Dio, essa non è privata neppure del pane . A questo santo Elia il pane viene portato nel deserto con l’aiuto dei corvi; a Daniele, gettato nella fossa dei leoni, il Signore comanda che il pasto sia portato da un angelo (Dan. 14, 33). Anche Daniele, infatti, ebbe a soffrire persecuzioni per la giustizia dai potenti di Babilonia. Ma l’iniquità dei persecutori non è di alcun danno alle anime dei giusti. I corvi nutrono Elia, le fiere non toccano Daniele (Dan. 6, 16; 14, 31), sono gli uomini invece a insidiarli e a perseguitarli.
  2. Ma torniamo al tema in parola. Dio nutre dunque il suo servo Elia nel deserto servendosi dei corvi, che di mattina gli portavano pane e di sera carne. Che dicono i Giudei, i quali sì ritengono puri per il fatto di astenersi da determinati cibi che la Legge dichiara – immondi, per significanza simbolica? Certamente, stando alla Legge, il corvo è un animale immondo, e ciò che tocca una cosa immonda diventa, secondo la loro interpretazione, necessariamente immondo. Come il santo Elia, per nutrirsi, ha potuto utilizzare la carne portatagli dai corvi, se ciò che un corvo tocca è immondo? Ma neppure il cibo recatogli dai corvi poteva essere immondo per Elia, perché la sua coscienza era incontaminata. Da ciò appare evidente che non è il cibo a contaminare l’uomo ma la sua coscienza. Ecco perché dice bene l’Apostolo: Tutto è puro per i puri; per i corrotti invece nulla è puro? (Tito 1,15), anche se sì nutrono di cibi mondi: i cibi mondi sono infatti contaminati da una coscienza impura. Così i Giudei credono sia bene astenersi da cibi immondi, ma non sono affatto puri perché sono interamente contaminati dall’impurità dei peccati. Potessero astenersi dall’impurità dei peccati, così come credono di doversi astenere dai cibi immondi, per diventare realmente puri! Invero mangiare cibi mondi ma non avere pura la coscienza non giova alla nostra salvezza. Pertanto, dobbiamo avere sempre la coscienza incontaminata per poter considerare mondo il cibo che prendiamo, in quanto non è il cibo a rendere l’uomo impuro, ma la cattiva coscienza.
  3. Quanto detto riguarda i Giudei, i quali riducono tutta la purezza morale all’astinenza di alcuni cibi, mentre — com’è noto — il santo Elia che fu integralmente puro non disdegno la carne recatagli da corvi immondi. Ed egli ne fu così poco contaminato che, non solo non commise fallo, ma fu trasportato in paradiso. Se tuttavia consideriamo le azioni di Elia secondo il senso spirituale e con gli occhi della fede, vi scopriamo significati simbolici di grande importanza. Infatti, Elia, perseguitato da Iezabel, donna perversa (I Re.19,10), rappresentava tipicamente il Signore, che subì la persecuzione della sinagoga, donna sacrilega. I corvi che portavano il nutrimento a Elia erano figura della nostra vocazione, perché noi siamo approdati alla fede uscendo da nazioni immonde, portando a Cristo Signore il cibo della nostra dedizione e della nostra fede. Infatti, la dedizione e la fede dei credenti sono il nutrimento di Cristo . Ma consideriamo più a fondo il significato nascosto degli stessi corvi. I corvi portavano infatti a Elia pane al mattino e carne alla sera (I Re. 17, 6). Di mattina portarono pane al Signore quanti credevano a Cristo di tutto cuore e recavano in bocca il vero cibo della fede. Di sera portarono carne i martiri, perché Sulla sera della loro vita consegnarono la propria carne, cioè il proprio corpo, per il nome di Cristo; e questa carne, tuttavia, la portarono in bocca, perché subirono il martirio per Cristo confessandolo con la propria bocca.
  4. Passiamo ora a meditare, del medesimo Elia, il fatto di essere stato inviato a una certa vedova abitante in Sarefta dei Sidoni per esser nutrito e non morir di fame (I Re 17, 8). Questa donna, come la lettura ha riferito, aveva ancora un po’ di farina e d’olio. Elia l’avvicinò e le chiese di impastargli un pane da mangiare. Ma essa gli rispose dicendo che aveva solo un po’ di farina e un po’ d’olio bastanti appena per preparare un pane per sé e per i suoi figli e poi morir di fame. Elia le disse: Fanne prima uno per me affinché possa mangiare, perché così dice il Signore: Non rimarrà vuota la giara della farina e non scemerà l’olio, né mancherà nel suo orcio, fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla terra (I Re.17, 13-14). Grande era la grazia del profeta che fece a questa donna tale promessa, ma la fede della donna venne in aiuto alla grazia del profeta. Essa credette con tutta la sua fede, così da acconsentire alla richiesta di Elia. Il fatto stesso che dalla poca farina rimastale abbia offerto un pane al profeta prima di darne ai suoi figli mette in luce la profonda fede di questa donna; la considerazione per il profeta poté infatti più che l’amore per i figli. Perciò a buon diritto questa donna prefigurava in tutto la Chiesa, poiché venerava già în Elia la figura di Cristo che amava più dei suoi figli e della sua stessa vita. Questa donna non aveva ancora udito dire dal Signore nel Vangelo: Chi non odia i genitori o i figli a causa mia non è degno di me (Mt 10, 37), e tuttavia adempi il comandamento evangelico prima di averlo conosciuto, perché intravedeva che in Elia sì andava allora attuando il mistero di Cristo. Questa donna era vedova; essa non aveva ancora creduto a Cristo-Sposo, di cui Giovanni Battista dice: Dopo di me verrà un uomo che è da più di me, perché era prima di me (Gv 1,30). Codesto uomo venne – in effetti dopo Giovanni, poiché, secondo la carne, sì è degnato di nascere dalla Vergine dopo la nascita di Giovanni, ma egli era prima di Giovanni, perché è stato generato da Dio Padre prima di tutte le cose.
  5. Ma vediamo l’immagine della Chiesa che questa donna prefigurava in tutto. Prima che Elia fosse venuto da lei, essa soffriva la fame con i suoi figli; soffriva nel vero senso della parola anche una fame assai più grave, perché Cristo, pane di vita, non era ancora sceso dal cielo; il Verbo di Dio non aveva ancora preso carne da una vergine. Ascolta la parola del Profeta: Manderò sulla terra la fame, non fame di pane o sete di acqua, ma fame di udire la parola di Dio . Muore di fame, infatti, chi soffre la fame della parola di Dio. Altra è la fame del pane di questa terra, altra la fame della parola di Dio. La fame del pane terreno Può uccidere solo il corpo, non l’anima, ma la fame della parola di Dio uccide il corpo e fa perire l’anima. La fame del pane terreno fa uscire l’uomo dalla vita presente, ma la fame della parola di Dio esclude l’uomo dalla vita eterna e senza fine. Prima di aver accolto Cristo, la Chiesa correva tale pericolo, ma dopo averlo accolto ha evitato il rischio della morte eterna. Prima della venuta di Cristo questa donna aveva un po’ di farina e un po’ d’olio, cioè la predica zione della Legge e dei Profeti, ma ciò non era sufficiente per assicurarle la vita, se la grazia di Cristo non avesse portato a compimento la Legge e i Profeti. Da ciò queste parole del Signore nel Vangelo: Non sono venuto ad abrogare la Legge e i Profeti ma a portarli a compimento (Mt. 5, 17). Infatti, la salvezza della vita umana non poteva essere nella Legge e nei Profeti ma solo realizzarsi nella passione di Cristo. Perciò quando la Chiesa accolse Cristo, la farina, l’olio e il legno cominciarono ad abbondare. La farina simboleggiava il nutrimento della Parola; l’olio il dono della misericordia divina; il legno il mistero della croce adorabile, per mezzo della quale ci è donata la pioggia del cielo. Elia dice alla donna: La farina e l’olio non ti mancheranno fino a che il Signore mandi la pioggia sulla terra.

            Il Signore e Salvatore nostro ci ha mandato la pioggia dal cielo, cioè la predicazione evangelica, con la quale ha ricreato con acque vive i cuori degli uomini rinsecchiti come una terra sitibonda. Poiché dunque siamo nutriti da simili alimenti celesti, non dobbiamo lamentarci del peso del digiuno (si tratta di un sermone pronunciato durante il rigoroso digiuno quaresimale); anzi dobbiamo piuttosto dire al Signore quanto esclamò il Profeta nel salmo: Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, Signore, più di un favo di miele alla mia bocca  (Sal 118, 103), affinché il Signore, vedendo lo slancio della nostra fede in lui, ci ricompensi con la grazia celeste e con tutti i beni spirituali.

(San Cromazio d’Aquilea, Sermone 25- Su Sant’Elia,

in formato elettronico su scribdt.com, p.149-156)

 

 Stichirá al ”Signore, ho gridato…”, prosémia. Esultanza delle schiere celesti

            Tu che, su di un carro di fuoco, hai tolto dalla terra Elia il tisbita, o Verbo compassionevole,  salva per le sue suppliche   noi che con fede ti glorifichiamo e gioiosamente celebriamo la sua divina e venerabile memoria. 

            Non nel terremoto, ma in un’aura leggera hai contemplato, o Elia in Dio beato, la divina presenza che ti ha un giorno illuminato; trasportato poi da un carro, a quattro cavalli hai straordinariamente attraversato il cielo, guardato con stupore, o divino ispirato. 

            Col ferro hai sgozzato  i sacerdoti della vergogna; con la lingua hai trattenuto il cielo dal mandar pioggia sulla : terra”, acceso di zelo divino; col dono del tuo mantello,  hai colmato Eliseo, o sapiente Elia, di duplice  grazia divina.

Altri 3, idioma. Tono 2.

            Due astri luminosi sono sorti sulla terra, Elia ed Eliseo. L’uno, con la sua parola, ha trattenuto è gocce di pioggia dal cielo,  ha rimproverato dei re e, Su di un carro di fuoco, è asceso ai cieli. L’altro ha sanato le acque che rendevano sterili, e avendo ricevuto duplice grazia, ha imbrigliato i flutti del Giordano. E ora, in coro con gli angeli, essi intercedono a nostro favore, per la salvezza delle anime nostre.

             Rifulge oggi la divina visita dei profeti, misticamente convocando le anime che amano la loro festa. O tu che sei salito Sul carro che correva il cielo, stella d’oriente senza tramonto, distendi, insieme al mirabile Eliseo, i flutti del nuovo Giordano  e rendi chiaro l’annuncio della pietà, poiché visibilmente voi rinnovate con questa duplice immagine la gloria concorde dell’antica e della nuova alleanza,  raddoppiando la benedizione  per quanti ne celebrano con fede   la solennissima memoria.

             Astro senza sera delle Chiese, acceso di zelo divino, o profeta Elia, tu hai trattenuto le gocce di pioggia dal cielo e da un corvo hai avuto il nutrimento; hai accusato re e messo a morte sacerdoti; hai fatto scendere il fuoco dal cielo e hai messo a morte due capi di cinquantine; hai nutrito una vedova con olio e farina tratti da piccoli resti, e con  la preghiera ne hai risuscitato il figlio; hai acceso un fuoco con acqua; hai imbrigliato i flutti del Giordano, sei stato portato verso i cieli su carro di fuoco, hai accordato a Eliseo la duplice grazia,  e incessantemente intercedi presso Dio per la salvezza delle anime nostre.