DAGLI APPUNTI DEL SANTO NICON DI OPTINA

DAGLI APPUNTI DEL SANTO NICON DI OPTINA

Ecco come descriveva Nikolai (San Nicon) il suo stato d’animo all’inizio della sua nuova vita all’Eremo Optina:

“…Qui mi piace sempre di più. Ho amato la veglia liturgica di ieri, soprattutto la prima parte, i Vespri.

Com’erano belli i versi del salmo “Signore, a te grido!”. E’ stato incantevole ascoltare I Sei Salmi in questa semioscurità colma di pace! Dopo aver pregato, l’anima si riempie di tranquillità e beatitudine, come tutto ciò che ci circonda qui. E questa notte è meravigliosa, la luna, il cielo limpido e le stelle splendenti! Quiete. Attorno ci sono i vecchi pini secolari…e la neve brilla di luce. Si sta bene!…

Ringrazio Dio che, con la sua infinita compassione, ha permesso a me, un peccatore, di stare qui, sotto la divina protezione della Madre del Signore Gesù e del profeta Giovanni Battista. Qui sto bene ovunque; nella mia cella, però, quando sono da solo, mi sento al meglio. Dalla mia cella non esco mai senza un motivo. Esco solo per recarmi in chiesa, per l’obbedienza, al refettorio, e da nessun’altra parte. Il Signore mi blandisce, e la mia vita da frate dell’Eremo non mi pesa. Non desidero null’altro.

Primo giorno di Quaresima. Qui si accoglie e si celebra a dovere questo sacro periodo. La Santa Messa durante la Quaresima è di grande consolazione e conforto! Non si canta in modo virtuosistico, però si canta bene… Adesso sto cominciando a capire il significato del digiuno; sia lo spirito che il corpo si alleggeriscono e trovano armonia…. Il Signore mi fortifica, anche se non ne sono degno! Il digiuno non mi grava affatto e non desidero del cibo più buono. Ogni tanto penso al passato, ma sono pensieri passeggeri, non mi affliggono. Diversi sono invece i ricordi e le immagini che riguardano la vita di prima (la vita laica), questi portano inquietudine, soprattutto durante la messa.

Una volta biasimavo i monaci, ma ora mi rendo conto di quanto sia difficile essere un vero monaco. Pur vivendo in un Eremo, non sono diventato improvvisamente un angelo, così come mi immaginavo che dovesse accadere a tutti i monaci.

Pasqua! Come si sta bene qui…

Non ho più quello slancio impulsivo e l’attaccamento ai sensi, come in passato; ora il mio animo è quieto ed equilibrato. A tratti, sembra che mi sia dimenticato che esista un mondo là fuori con le sue effimere gioie e i suoi piaceri illusori. Mi sono dimenticato persino dei miei parenti, nonostante io preghi quotidianamente per loro. Mi sento pienamente soddisfatto di questo stile di vita, contraddistinto da una certa organizzazione e disciplina .

Arriva la primavera. Fa caldo di giorno. Tutto prende vita. Ho notato che lo scorso anno ho cominciato ad amare di più la natura ed ho imparato a cogliere la sua bellezza. Sto tutto il tempo nella mia stanza…e niente, non mi serve niente! Scrivo, leggo, e mi sento appagato. All’Eremo si sta molto bene. Tutti gli alberi fioriscono…che profumi!

Ciò che ora mi colpisce sulla natura, prima mi era del tutto sconosciuto. Questi piaceri possono essere provati solo da coloro che vivono in mezzo alla natura. Da noi, all’Eremo, c’è un Paradiso terrestre che mi è ancora più caro quando penso che è da qui che mi auguro di raggiungere il Paradiso Celeste.

Il Signore ci vezzeggia a noi che viviamo in mezzo al verde, fuggendo dai confort della via cittadina…. Sul cancello del nostro Eremo c’è scritto “Quanto sono amabili e tue dimore, Signore degli eserciti.” /Salmo 83:1/ Ed è così per davvero…Attorno c’è silenzio e pace… Le candele scintillano davanti alle icone.

La veglia ancora non è cominciata. I fratelli entrano in silenzio in chiesa, fanno un inchino e si siedono ai loro posti, nell’attesa che la messa abbia inizio. Che quadro sereno! Come si sta bene qui! Invece là, dietro il muro…c’è vanità e vuoto.

Tutti hanno fretta di andare da qualche parte, tutti si preoccupano per qualcosa. Quanto oblio di Dio, dell’esistenza dell’anima e dell’aldilà! Prima anch’io mi trovavo in questo vortice, è lì che vivevo. Ho vissuto una vita simile. Ma adesso sono qui, nell’Eremo quieto. E’ un vero miracolo che il Signore mi abbia allontanato da quella bestia terribile, cioè il mondo/la società!…

Non amo soltanto la vita spirituale. Poserei il mio sguardo ovunque, tutto mi piace e mi è caro.

….

Una volta, mentre aiutavo Padre Ivan, il sagrestano, Padre Cucsa mi ha detto: “Quando ti ricordi il passato, ti viene proprio da piangere…” Ciò denota lo stato di innegabile benessere e beatitudine che si provava stando qui. Il mio passato è rappresentato dal mondo laico, mentre il presente è l’Eremo. Ringrazio Dio per tutto questo….

Qui sto davvero bene; c’è tranquillità, non ho nessun tipo di problema. Se a volte ho delle tentazioni da parte dei fratelli, passano in fretta e non turbano la mia quiete. Mi capita di chiedermi se per caso io non sia troppo impassibile su tutto… Credo che il Signore mi benedica, con la sua volontà di mostrarmi la dolcezza della vita monastica.

Nulla mi tormenta, e non desidero niente di meglio.

Il giorno della Discesa dello Spirito Santo. Durante la Liturgia si sentiva il canto dell’usignolo proveniente dai rami di un melo. Canta la semplicità e la bellezza, la più pulita poesia…!

Si sta bene da noi all’Eremo! Incomincio a comprendere le parole del Padre: “Come ringraziarti, oh Signore, che ci hai tolti dal mondo e ci hai portati qui? Ora chiedo una sola cosa, Signore: vivere tutti i giorni della mia vita nella Tua dimora!”

(Tratto da “La vita del Santo Nicon. Ultimo  abate di Optina” – Monahia Maria)