Lettera Pastorale nella Gloriosa e Luminosa Solennità della Resurrezione del Signore dell’Anno della Redenzione 2021

Lettera Pastorale nella Gloriosa e Luminosa Solennità della Resurrezione del Signore dell’Anno della Redenzione 2021

 

Pasqua del Signore- ritorno alla vita secondo Dio

† SILUAN

Per grazia di Dio, Vescovo della Eletta da Dio Diocesi Ortodossa Romena d’Italia,

Piissimo Ordine Monastico,

Reverendissimo Clero, e tutti coloro che ascoltano o leggono questa Lettera Pastorale,

Grazia a voi, pace e gioia da Cristo il Risorto dai morti,

E da noi, paterna benedizione, assieme all’antichissimo saluto:

CRISTO È RISORTO!

 

Nel brusio di un mondo molestato, da più di un anno, da un nemico che per quanto piccolo, per quanto spaventoso, nell’ansiosa attesa di un nuovo inizio, nel rumore assordante delle macchine e degli strumenti industriali che riprendono l’attività, risuona, anche quest’anno, il lieto annuncio dei cristiani ortodossi: „Cristo è risorto! È veramente risorto!”.

Anche se non possiamo celebrare nelle dovute condizioni, tuttavia, è doveroso dare gloria e ringraziare Dio che ci ha concesso di radunarci in chiesa e compiere quanto è doveroso nella Solennità della Resurrezione del nostro Redentore Cristo Gesù.

Anche se in questi giorni il pensiero del mondo è fisso più sul recuperare le abitudini di vita prima della pandemia, il pensiero del cristiano si torna verso il mistero della passione, la morte e la resurrezione del Figlio di Dio, il quale, per amore degli uomini, è divenuto (anche) Figlio dell’Uomo, per noi e per la nostra salvezza, ed è venuto perché avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza (cf. Gv. 10, 10). Ma questo mondo sembra rallegrarsi del suo specifico modo di vivere e non cerca e non riesce ad immaginare un altro modo di vita oltre quella che conosce: correre, lavoro per nutrirsi e il pallido salario per qualche giorno di ferie all’anno… e poi, riprende da capo… Il mondo sembra voglia ignorare la sofferenza e soprattutto la morte che cerca di camuffare e dissimulare il più possibile.

Il cristiano è però cosciente del fatto che, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato (Rom. 5, 12). Lui sa pure che, come per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di Uno solo – Gesù Cristo- si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti (Rom. 5, 15; 17-19).

La strada attraverso la quale l’uomo si distacca dalle illusioni di questo mondo e del suo ciarlatano ed abbraccia la vera vita è il sacramento del Battesimo. Perciò, ci dice l’Apostolo san Paolo: O non sapete che quanti in Cristo ci siamo battezzati, nella Sua morte ci siamo battezzati? Dunque, siamo stati sepolti con Lui, nella morte, per mezzo del battesimo, affinché, come Cristo è risorto dai morti, per la gloria del Padre, così camminiamo anche noi in novità di vita (Rom. 6, 3-4). Per questo cantiamo al Mattutino di Pasqua:

Ieri sono stato sepolto insieme a Te, o Cristo; oggi risorgo con Te, il Risorto. Crocifisso con Te ieri; Tu stesso glorificami assieme a Te, o Redentore nel Tuo regno (Canone della Resurrezione, Canto III).

Se c’è qualcuno in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco tutte sono diventate nuove (2 Cor. 5, 17), ci ricorda l’Apostolo. E così che la vita interiore del cristiano si orienta, in modo mistico, verso altri orizzonti – e l’orizzontale – di questo mondo, seguendo quanto ci suggerisce lo stesso Apostolo: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi, infatti, siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! (Col. 3, 1-3).

L’opera rinnovatrice della grazia di Dio in noi non si realizza in modo automatico ma presuppone la partecipazione della nostra volontà, sacrificio e lotta paziente, per liberarci dalle abitudini e dalle cattive inclinazioni ereditate dai nostri avi e da noi coltivate, con o senza la nostra volontà. Da noi dipende cosa cerchiamo in questa vita: cerchiamo le cose che soddisfano il corpo – “le cose infime” – o quelle dell’anima – cioè “quelle di lassù”? Per questo, ci dice san Paolo, mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono (…) Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca (Col. 3, 5-6; 8). Questa è quello che dobbiamo fare noi. Il Signore, però, è Colui che porta a buon fine il nostro cercare.

Molte persone, specie i giovani, cercano la libertà, la desiderano, si battono per essa, ma dimenticano che chiunque commette il peccato è schiavo del peccato (Gv. 8, 34). Per questo, la ricerca delle libertà spesso può portare l’uomo dei nostri giorni, paradossalmente, alla schiavitù e, in fine, alla disperazione e persino alla morte. Or, dunque, è conveniente prendere lezione dalla caduta di Adamo, colui che ha scambiato l’obbedienza al suo Creatore con l’obbedienza all’impostore. Facciamo attenzione a cosa ci dice ancora l’Apostolo: Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? (Rom. 6, 16). Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio (Rom. 6, 12-13).

Per mezzo della Sua morte e resurrezione, Cristo Redentore ci pone dinnanzi a delle scelte: iniziare una nuova vita, fondata sulla Sua Parola e che succhia linfa vitale dai Santi Misteri (sacramenti), oppure continuare in uno stile di vita mondano, fondato sui “calcoli” e le “promesse” umane e nella ricerca e la cura delle passioni e dei piaceri. In colui che sceglie la vita nuova, Cristo stesso agisce con la Sua grazia, patisce con lui e, secondo l’intensità del suo ardore interiore e la fiducia che costui gli dà, lo rende partecipe dei frutti spirituali della Sua morte e resurrezione. In Cristo nessuno è più solo! Cristo condivide con lui ogni aspetto della sua esistenza, ogni dolore e gioia che vive, eccetto il peccato. E così come, con la Sua morte, ha vinto nel Suo corpo il peccato e la morte, Cristo vince, per mezzo della grazia, il peccato e la morte in ognuno di coloro che lo accolgono e credono nel Suo Nome (cf. Gv. 1, 12), rendendoli partecipi della Sua vita senza fine.

Il cuore di colui che si abbevera alla vita nuova in Cristo con-patisce con chi accoglie la Solennità della Resurrezione nel letto della sofferenza e con coloro che lo accudiscono e lo curano; si sente vicino a quanti poveri o affranti dalla vita e che non riescono ad uscire dal punto di morte nel quale sono giunti… Egli, il cuore, porta in preghiera e con affetto tutti quelli che sono lontani ed anche quanti hanno già lasciato questo mondo, rallegrandosi con essi della Resurrezione del Sovrano, speranza degli estremi confini della terra e di quanti sono sul mare, lontani, dei vivi e degli addormentati.

O, Pasqua Grande e santissima, o Cristo; o Sapienza e Parola di Dio e Potenza, donaci di essere uniti a Te, più chiaramente, nel giorno senza tramonto del Tuo Regno! (Canone di Pasqua, Ode IX).

Con ferma speranza nell’amorevolezza di Dio per ciascuno di noi e con un paterno abbraccio – senza obbligo di distanziamento – in Cristo Risorto,

†Vescovo Siluan

 Della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.

Dalla nostra Residenza episcopio della benedetta città di Roma, nella luminosa Solennità della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, il 2 maggio, anno della redenzione 2021, e dalla fondazione del mondo, 7529.