Piccoli tentativi di riflessione sulla riconciliazione!

Piccoli tentativi di riflessione sulla riconciliazione!

Non sono bravo a cantare o suonare, dunque non potrò affacciarmi ad una finestra per esprimere in note il sentimento profondo di gratitudine verso coloro che in queste settimane di guerra – perché solamente in questo modo è possibile chiamarla – si stanno eroicamente sacrificando per il bene di tutti: medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine e forze armate, sacerdoti e molti altri il cui compito è resistere in prima linea.

Il contagio da virus, il cui nome “ Corona “ evoca tempi passati, sta velocemente cambiando non solo le nostre vite, ma anche il nostro modo di concepire la stessa esistenza. Lo sta facendo nel modo più subdolo, svuotando le città e spostando indietro nel tempo le lancette della Storia in un momento in cui nelle nostre contrade risuonava l’allarme dei bombardamenti e la fuga disperata verso un luogo sicuro. Un fotogramma in bianco e nero sconosciuto a molte generazioni, compresa la mia, che ora possiamo davvero comprendere poiché ne siamo parte, a colori e con tutto il nostro corpo.

Allora l’Italia si scoprì forte e capace di resistere ad un nemico insidioso facendo appello alle migliori risorse possibili: la grande umanità, lo spirito di sacrificio e l’eroismo della sua gente. Ora, invece, Il nemico è invisibile e dunque più insidioso. Non veste uniformi e non ci minaccia a bordo di mezzi militari ma si insinua nella nostra vita attraverso i nostri affetti, le nostre attività sociali e sportive, le attività culturali e lavorative. Per questo motivo, ne usciremo non solo più forti ma profondamente cambiati.

Qui in Emilia persino il cielo, libero dalla “leggendaria” cappa di smog che nell’immaginario comune per decenni ha evocato produttività e benessere, ora sembra quasi limpido e ci permette di osservare luci e colori più intensi e vivi nelle lunghe e silenziose giornate di combattimento. Lo stesso cielo verso il quale possiamo alzare lo sguardo per interrogare la presenza di un Dio misericordioso, che permette – nel suo Disegno imperscrutabile – questa prova durissima. Un Dio “silenzioso”, come molti – a torto – credono …

“L’uomo nella prosperità non comprende…“ recita il salmo 48,21 ed in queste ore drammatiche davvero solo ai cuori illuminati dalla Fede sembra sia dato scorgere, oltre il dolore e la morte, una speranza che possa dare un senso ad eventi di portata storica come quelli che stiamo vivendo.

Ci siamo per anni abbeverati alla fonte dell’Egoismo, inchinandoci al piacere della mondanità: aperitivi, nottate sguaiate per i Centri storici (l’abbiamo chiamata “movida“, per sentirci più eleganti), vacanze esotiche ed auto di grossa cilindrata, quasi a voler “dominare” il prossimo anche ai semafori. Un’umanità rapace e predatoria, che ora scopre la fragilità ed il bisogno, magari anche l’aiuto di chi possiede meno ma il cui servizio è essenziale alla sopravvivenza. Nulla di male, per carità, in un aperitivo con gli amici, ma se il divertimento diventa la ragione di un’esistenza – se tutto il mondo sembra girare come se nella vita non si dovesse mai rendere conto ad alcuno – allora è bene fermarsi a riflettere, tutti insieme.

Non sappiamo ancora chi si ammalerà e se potremo rivedere o meno i nostri cari. Mi accompagna la serena consapevolezza – nonostante i miei limiti – di una vita orientata alla ricerca di Dio, con molte cadute e tanta sofferenza. Fossero anche le ultime righe che scrivo, che almeno siano dedicate alla riconciliazione, confidando nella misericordia delle persone alle quali ho potuto recare offesa nella mia vita. Vi chiedo perdono.

Eppure, quando questo incubo sarà finito, sapremo essere migliori di come siamo stati? Passata l’emergenza, ci ricorderemo di ringraziare chi in queste ore ha osservato con eroismo l’esemplare disciplina di restare alle linee di produzione, negli uffici, nelle banche, nei supermercati e nelle farmacie, negli ospedali e nelle caserme per fare in modo che l’Italia potesse lasciarsi alle spalle il periodo più buio dall’ultimo dopoguerra? Oppure, torneremo ai nostri SUV ed ai nostri aperitivi con la stessa insensatezza di prima?

Il dramma collettivo che ci avvolge può essere un’opportunità per cambiare, per migliorare e per costruire una società più giusta ed equa. Una società dal volto umano, capace di scorgere la presenza di Cristo negli ultimi, nei sofferenti, nei medici e negli infermieri che ci assistono. Se saremo capaci di scoprire l’essenziale, guardando non più all’apparenza ma al cuore delle persone, avremo l’opportunità di ricostruire una Nazione a misura del Creatore ed un’Europa finalmente libera dalla dittatura dei numeri, dei bilanci e dei profitti.

Forse, Dio vuole darci un’opportunità e sarebbe imperdonabile tornare alla vita di prima. Solo in questo modo, ascoltando la Sua voce negli eventi e nel prossimo, la sofferenza potrà avere un senso e ne usciremo più forti di prima.

Pietro De Montis Modena