Intervista con p. Mihai Driga, parroco della parrocchia ortodossa rumena Santa Trinità, Bari (II)

La missione sacerdotale è un sacrificio continuo

 

–          Intervista con p. Mihai Driga, parroco della parrocchia ortodossa rumena Santa Trinità, Bari

Padre, come ha pensato di studiare all’estero?

Quando studiavo al Seminario, i nostri insegnanti che avevano studiato nell’Occidente ci consigliavano di studiare bene per ottenere una borsa di studio all’estero. Così ho iniziato a studiare di più; nella Facoltà, il sogno è diventato più vicino. Mi ricordo che, vicino al Università, a Bucarest, c’era un’edicola dove potevi trovare giornali dal tutto il mondo. Ero molto interessato nel leggere dei giornali stranieri, per discutere su diversi temi con i miei compagni. Poi il sogno di essere prete in America… L’immagine del dollaro, con cui potevamo comprare un paio di blue-jeans, era una vera attrazione per molti studenti. Non ero matto per andare via, ma… se vuoi la bicicletta, devi pedalare!…

 

 

Cosa vuol dire essere missionario?

Per tanti sacerdoti del nostro paese, questa e forse un opportunità. Però emergono tante difficoltà. Ci sono tante differenze da una regione all’altra. Al Sud, per esempio, di Domenica, ci sono mezzi di trasporto solo alla mattina e alla sera. Il fedele che abita in una località vicina con la parrocchia, se viene alla Liturgia, deve fermarsi fino alla sera. Per questo, i preti devono andare in questi paesi vicini di sera, per officiare un vespero, per incontrare i fedeli, per confessare etc. Altri fedeli lavorano anche di domenica o nei giorni di festa – quindi gli poi incontrare solo di sera. Poi il prete deve anche lavorare duro per mantenersi, le parrocchie sono povere…per questo posso dire: La missione sacerdotale è un sacrificio continuo!

Cosa vuol dire questo?

Per esempio, battesimi in Calabria, Sicilia… potevo amministrarli solo di sabato, quando la gente non lavorava. Caricavo nella mia macchina tutto il necessario, vasca battesimale, i paramenti, i libri, le candele, l’Eucaristia, e andavo via… La macchina era strapiena, dovevo arrivare nei angoli più lontani del Sud. Il tempo era stretto, dovevo arrivare alla nave che partiva per Sicilia, Pantelleria, l’isola a due passi di Tunisia. Arrivavo di sabato mattina, battezzavo i bambini, parlavo con i genitori, pranzavamo e poi dovevo tornare in fretta nel porto… Il giorno dopo c’era la Liturgia a Bari. Tante volte arrivavo alla mattina, qualche ora prima della liturgia, sonnecchiando…

 

 

Come si viveva la Pasqua 20 anni prima?

Per esempio, andavo da Bari a Roma, all’Accademia della Romania dove abbiamo messo le basi di una cappella, insieme con la signora Busulenga. Finita la liturgia della Ressurezione alle 3 di mattina, alle 7 ero in aereo e andavo a Roma. Alle 17, tornavo in aereo a Bari per il Vespero. Lunedì la gente tornava a lavorare, quindi non erano più in festa.

Problemi con autorità nei momenti quando aiutava qualcuno?

Mi ricordo nel ’90, ho portato in macchina 3 monaci a Brindisi, per poter arrivare con la nave in Grecia. La macchina era di un mio consigliere parrocchiale; la mia Dacia era troppo stretta… una volta arrivati al porto, non sapevo come aprire il portabagagli. Abbiamo chiesto aiuto a una pattuglia di carabinieri. Questi, vedendo le nostre tonache, hanno cominciato a sorridere e hanno capito che la macchina non era rubata. Ci hanno dato volentieri una mano. Tante volte, una volta arrivato in un paese per la missione, il custode con le chiavi della chiesa era al bar e la gente mi aspettava sotto la pioggia… Ricordi come le favole…

 

 

LA PREGHIERA DEVE ESSERE SEMPLICE, FATTA CON TANTA FEDE

Quale difficolta più grande ha avuto al inizio?

Portare la famiglia in Italia. Sempre Dio che mi ha aiutato. I sacerdoti cattolici sono nubili secondo la tradizione romano-cattolica, senza moglie e figli. Quando ho seguito i corsi per lavorare con i narcomani, ho conosciuto un sacerdote cattolico amico con Giulio Andreotti, il ministro d’estero di quei tempi. Questo mi ha dato un grande aiuto! Ho ottenuto un appuntamento a Andreotti, gli ho spiegato la mia situazione e ho ottenuto la vista per la moglie e per i figli in una settimana.

Per quanto tempo ha vissuto senza la famiglia?

Quasi 5 anni. Una volta arrivati loro, ho potuto investire di più nella crescita della parrocchia. Prima ci incontravamo una volta al anno, in ferragosto.

Com’è resistito?

San Nicola mi ha dato la forza! Io non abito a Bari, ma ogni volta quando arrivo qui, vado a salutare il Santo, a parlare due minuti con lui. Ogni volta gli ringrazio per quello che ho ricevuto e prego a lui per il giorno di domani. Molto semplice!…

Che miracoli avete vissuto in tanti anni con San Nicola?

Tantissimi… anche oggi mi ricordo in preghiera di un bambino piccolo di Milano. I genitori sono arrivati da me, disperati; il bambino era in coma. Dopo la Liturgia siamo andati alla tomba del Santo e abbiamo pregato. Dopo qualche settimana ho saputo che il bimbo stava molto meglio. Un’altra volta, due gemelli di Bologna che non potevano parlare. È arrivata la nonna da me, con loro vestiti. Dopo due settimane, mi ha chiamato dicendomi che i piccoli hanno iniziato a parlare. E poi, tante donne che non potevano rimanere incinte, però con l’aiuto di San Nicolo sono diventate mamme…

Due anni fa ho ricevuto un’email di una signora di New York sposata con un protestante. Mi scriveva che hanno pregato San Nicola per nascere un figlio e hanno promesso che verranno a Bari se questo succederà, per battezzarlo. Sono venuti qui, si sono sposati, ho battezzato il figlio Nicolas. Lo stesso per un sacerdote di Tulcea. Ma i miracoli sono innumerevoli! Purtroppo non ho conservato tutte le lettere ricevute.

Come si deve pregare davanti a San Nicola in modo che lui ascolti la nostra supplica?

La preghiera deve essere semplice, umile fatta con tanta fede. Come dice anche San Paolo: ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue. (1 Cor 14, 19) C’è gente che compra olio benedetto, mirro, icone… molto bene! Però io gli dico: potete portare a casa anche il santo, però il fuoco devi sentirlo nel tuo cuore, è il fuoco della fede. Quindi devi mettere l’olio nella candela della tua fede, e poi San Nicola ti risponde. San Nicola è una persona molto semplice! Lui è venerato di tutti: ortodossi, cattolici, protestanti perche è, come dicono gli italiani, alla mano di tutti.

 

Pr.Ioan Haba